Aiello Calabro (Cosenza), Calabria - Località
L’ampio territorio del Comune di Aiello Calabro si estende per 38,57 km. E’ distribuito nella vallata del fiume Olivo e del Fiume Savuto, tra un’altitudine di 70 e 1150 m s.l.m. circa.
Vanta, come peraltro molti paesi della Calabria, un’ottimale posizione geografica: compreso com’è, tra il mar Tirreno e la Catena Costiera. Aiello Calabro è composto da innumerevoli frazioni e dal centro abitato principale. Il borgo, nucleo più antico, è pittorescamente arroccato sulle pendici del promontorio Tilesio, su cui è posto il diruto, ma imponente castello quasi millenario. Da qui, si godono piacevoli panorami: il monte Faeto (1103), monte Cocuzzo (1541) e il mar Tirreno con l’arcipelago delle Eolie, oltre che le ubertose vallate che scendono dai monti verso il mare. Aiello, sappiamo con certezza essere abitato sin dall’età paleolitica. Tale certezza ci deriva da alcuni reperti ritrovati nelle grotte del rione Valle. Secondo alcuni autori, pare che fosse la mitica Tilesio, abitata dai Greci e distrutta dai Saraceni nel 981, dopo di che la popolazione si disperse nel territorio circostante, costruendo i tredici casali, intitolati ad altrettanti Santi, dove trovare riparo. Fu abitata dai Romani, da cui il nome Agellus (piccolo campo), ai quali si sostituirono i Bizantini. Sino al 1065 - dopo la distruzione saracena - Ajello visse - sotto l’egida di Bisanzio - in relativa pace e prosperità. Nello stesso anno però, dopo quattro mesi di assedio da parte di Roberto il Guiscardo e i suoi Normanni (1059 – 1193), dovette cedere agli uomini venuti dal nord. La conquista normanna per la Calabria e Ajello significò l’avvio di un proficuo periodo di pace e di ripresa economico-sociale. Questo periodo positivo continuò con gli Svevi (1194 – 1266), la famiglia tedesca degli Hohenstaufen. Con le Costituzioni federiciane, infatti, anche i comuni acquistano importanza e le classi deboli un certo benessere. Agli Svevi, Ajello, rimase fedele durante la seguente occupazione Angioina (1266 – 1442). Infatti, nel 1268, allorquando Manfredi e Corradino cercano di riconquistare il loro regno, Ajello e altri centri resisteranno, anche se per poco, sino a quando Giovanni di Brayda non ne vinse la resistenza. In seguito il feudo fu assegnato al barone francese Ludovico de Royre nel 1269. Poi Ajello è amministrato da castellani, o capitani direttamente nominati dal re, sino a quando i Sersale ne divennero signori fino all 1463. Nello stesso anno gli Aragonesi (1442 – 1503), i quali nel frattempo erano subentrati come dominatori, deposero Sansonetto Sersale dalla proprietà del feudo aiellese. Poiché, quest’ultimo aveva favorito gli Angioini con la congiura dei Baroni per la riconquista del regno. Il feudo pertanto, fu assegnato al viceré e conte di Ajello Francesco Siscar. Con gli Aragonesi e i Siscar, Ajello ha una notevole espansione demografica, sociale ed economica. Il viceregno spagnolo (1503 – 1707) favorì tale tendenza positiva: cresce così l’agricoltura e la produzione della seta. Dopo un periodo in cui il feudo passa di mano in mano (De Fonseca, Pignatelli, De Sotto ecc.), viene acquistato (1556?, 1574?) dalla famiglia ligure-toscana dei Cybo-Malaspina. Questi ultimi mantennero la proprietà del feudo, passato da contea a marchesato e poi a ducato (1605), sino alla legge sull’eversione della feudalità.. Dal 1787 il feudo è ceduto a Di Tocco, principe di Montemiletto e duca di Popoli, cognato di Maria Teresa Cybo, settima duchessa di Ajello, e zio di Beatrice, ottava e ultima duchessa di Ajello. Ajello poi passa sotto le dominazioni: austriaca (1707 – 1734), borbonica (1734 – 1806), francese (1806 – 1815). Nel 1799, il cardinale Ruffo, a causa dello schieramento di Ajello in favore della repubblica partenopea, sequestra il feudo ai Cybo –Di Tocco, nominando amministratore il barone Lelio de Dominicis sino al 1801. Quindi il feudo fu perso definitivamente a causa delle leggi sull’eversione della feudalità (1806 – 1808). Nel decennio francese la cittadina passa nella giurisdizione del cantone di Belmonte, quindi nel governo di Rogliano, sino al 1811, anno in cui diventa capoluogo di Circondario (comprendente Terrati, Serra, Lago, Laghitello, Pietramala e Savuto). Dopo vi fu: la Restaurazione borbonica, poi Garibaldi che unì l’Italia, il Brigantaggio, e il terremoto del 1905 che distrusse buona parte dell’abitato. Il seguito è comune a tutti: le guerre, il fascismo, l’emigrazione, la speranza. Nel 1864 prese il nome di Aiello di Calabria che mutò poi nel 1928 in Aiello Calabro, incorporando Cleto e Serra, i quali divennero comuni autonomi il primo nel 1934, il secondo nel 1937.
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