Gualdo Tadino (Perugia), Umbria - Località
Dalle pendici del monte Serrasanta la città domina un’ampia e fertile conca intramontana. Il nome attuale rievoca complesse vicende storiche Numerose testimonianze archeologiche dimostrano che la zona fu frequentata fin dall’età preistorica: nella valle di Santo Marzio è stato rinvenuto un ripostiglio con oggetti in bronzo e due dischi aurei del XII secolo a.C., ora al Museo Archeologico Nazionale di Perugia, e anche la località di Colle I Mori, poco più a nord, reca tracce di occupazione sin dal II millennio a.C. Fra l’VIII-VII secolo e il III secolo a.C. si sviluppò un importante centro umbro abitato dalla comunità degli umbri Tadinates menzionati anche nelle celebri Tavole bronzee di Gubbio. Con la conquista romana dell’Umbria nel III secolo a.C. sorge lungo quella via Flaminia che dal 220 a.C. collega Roma e Fano e che avrebbe determinato le vicende del luogo nei secoli successivi, il municipio romano di Tadinum. Nel VI secolo d.C. la guerra greco-gotica ebbe come scenario principale proprio la Flaminia, che collegava Roma ai possedimenti bizantini e a Ravenna. Totila, re dei Goti, distrusse Tadinum, ma nella stessa località nel 552 d.C., durante la decisiva battaglia di Tagina, fu sbaragliato e ucciso dai Bizantini guidati da Narsete. In seguito la città venne saccheggiata dai Longobardi di Alboino e di Liutprando e poi dai Saraceni e fu rasa al suolo da Ottone III nel 996. Distrutta ancora da un violentissimo incendio, poiché le sue abitazioni erano quasi tutte in legno, venne ricostruita nel 1237 intorno all'abbazia di S. Benedetto con la bella pietra bianca della sua montagna, sull'attuale Colle Sant'Angelo (il santo dei Longobardi), dominato dalla Rocca Flea, dandosi libere istituzioni comunali sotto la protezione di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, presente alla cerimonia di fondazione, e seguendo la sua politica ghibellina. Contesa tra Gubbio e Perugia, successivamente si sottomise malvolentieri a Perugia prima di essere consegnata allo Stato della Chiesa da Iacopo P. Canino (1458). La città venne seriamente danneggiata da una forte scossa tellurica il 27 luglio 1751. Il sisma cancellò gran parte delle sue caratteristiche tardo-medioevali, pur restando in piedi alcuni bei palazzetti e belle chiese romaniche e gotiche, come Santa Maria di Tadino (ora detta Santa Chiara), San Benedetto (secolo XIII), San Francesco (secolo XIV). La città antica è stata da sempre saccheggiata dei suoi marmi, colonne, mosaici, portati soprattutto a Perugia. La Rocca Flea custodisce attualmente un bel museo ricco di dipinti e arredi, tra cui un famoso polittico del secolo XV di Nicolò detto l'Alunno e le principali tavole di Matteo da Gualdo, fine pittore locale della fine del 1400. Nel 1833 il papa Gregorio XVI conferì all'abitato il titolo di città con il nome di Gualdo (Waldum) Tadino (Tadinum) e nel 1860 venne annessa al Regno d'Italia.
Manifestazioni principali a Gualdo Tadino
1) Giochi de le Porte
I Giochi De Le Porte sono una rievocazione storica che si svolge a Gualdo Tadino l'ultimo fine settimana di settembre di ogni anno. Nei tre giorni del palio, la cittadina, situata nel cuore dell'Umbria, s'immerge interamente in un'atmosfera medievale, facendo rivivere l'antico palio di San Michele Arcangelo patrono della città. Per l'occasione, le vie si tingono dei colori delle quattro porte: San Benedetto (torre gialla in campo blu), San Donato (torre gialla in campo bianco), San Facondino (torre gialla in campo verde) e San Martino (torre gialla in campo rosso), le quali si contendono il Palio ed il privilegio di bruciare l'effige della Bastula, la "strega", antica nemica di Gualdo, a cui è stato attribuito il terribile incendio che distrusse la città. L'organizzazione in quartieri era già evidenziata nel 1200, anche se non poteva ancora essere considerata una realtà giuridica. In seguito, intorno alla metà del XIII secolo la presenza dell'imperatore Federico II di Svevia, e di tutta la sua corte, fu determinante per la città in quanto nel 1242 fece erigere una robusta cinta muraria, che racchiudeva tutta Gualdo per ricongiungersi alla Rocca Flea. Vi erano ben 17 torri di difesa e 4 porte di accesso: Porta San Facondino, Porta San Martino, Porta San Donato e Porta San Benedetto, la cui denominazione deriva dalla presenza di altrettante chiese extraurbane corrispondenti alle porte di accesso alla città antica. Ben presto anche la città si organizzò in quartieri corrispondenti ognuno a ciascuna porta. Il Palio sicuramente si richiama alle antiche giostre equestri che caratterizzavano le ricorrenze patronali che la città di Gualdo celebrava l'8 maggio e il 29 settembre di ogni anno. Di questo antico Palio si ha notizia per la prima volta nel 1428, infatti il 25 marzo di tale anno il massimo Consiglio cittadino stabilisce con Decreto lo svolgimento della grande fiera dell'8 maggio della durata di otto giorni e che per tale periodo dovevano essere esonerate le tasse dai comuni con lo scopo di favorire il commercio locale.
In un documento del 1465, redatto da Bartolo da Sassoferrato, si testimonia ancora l'esistenza di un Palio della città di Gualdo Tadino, ma la prima descrizione del suo svolgimento è contenuta in un Decreto del Cardinal Legato in Gualdo, Antonio Chiocci del Monte che porta la data del 29 agosto 1519. Del Palio, che scomparve agli inizi del XVII secolo, non se ne ebbe più memoria fino agli anni settanta, quando una più attenta rilettura delle fonti storiche facilitò la sua rievocazione in chiave moderna come sfida tra i quattro rioni cittadini la cui denominazione, Porta de S. Benedetto, Porta de S. Donato, Porta de S. Facondino e Porta de S. Martino deriva dalla presenza di altrettante chiese corrispondenti alle Porte di accesso alla città antica.L'attuale manifestazione "rinasce" nel 1970, quando l’associazione Pro Tadino, affiancata da alcuni storici Gualdesi, decise di creare un evento che potesse dare lustro alla città. Dopo la prima edizione ci sono voluti sette anni di studi e di idee per rielaborare l'intera manifestazione: così, nel 1978, nascono gli "attuali" Giochi de le Porte. I tre giorni di festa sono così organizzati:
- Venerdì:
È la giornata inaugurale della manifestazione, sancita dalla lettura del proclama (Bando del Gonfaloniere) di apertura dei Giochi de le Porte e dedicata all'apertura delle quattro Taverne (locali caratteristici che nei tre giorni della festa offrono agli avventori gustose specialità tipiche); un colorito corteo di vivandieri anima la piazza e accompagna le taverniere che, di li a poco, saranno protagoniste dello scambio dei doni, un gesto simbolico di fratellanza tra le quattro Porte. La serata si conclude con l'esibizione dei Tamburini delle quattro Porte ed infine con quella del Gruppo sbandieratori Gualdo Tadino.
- Sabato
Inizia alle ore 14.00 con le prove in Piazza dei frombolieri e degli arcieri, al termine il Gruppo Balestrieri Waldum si esibisce in una gara di tiro che stabilirà quale balestriere avrà l'onore di custodire e portare in corteo il Palio( drappo dipinto per l'occasione da quotati artisti). È questo il giorno dedicato al lancio della sfida tra le quattro Porte, nonché il giorno del "grande corteo": 1200 personaggi delle quattro Porte, sfilano per le vie della città in rigorosi abiti quattrocenteschi, ognuna delle quali rievoca scene di vita ed allegorie medioevali. I quattro cortei confluiscono in Piazza Grande, dove ogni Priore legge il "Bando" con il quale lancia la sfida ai Priori delle Porte avversarie. Terminata la lettura, i cortei lasciano l'arengo maggiore, lasciando il posto a balli e canti.
- Domenica
La domenica è la giornata del Palio, il giorno dedicato ai veri "Giochi": inizia la mattina con la pesa dai carretti e con i sorteggi dell'ordine di gara. Alle 14.00, dopo l'esibizione degli sbandieratori, i cortei fanno il loro ingresso nell'arengo maggiore, dove i figuranti e gli spettatori attendono con trepidazione l'inizio delle gare che porteranno alla vittoria una delle quattro Porte, alla quale spetterà l'onore di accendere il fuoco che brucerà la Bastula, nemica giurata della città. A conclusione della giornata, avverrà lo scambio dei fazzolettoni tra i quattro Priori e lo stendardo della porta vincitrice verrà appeso, per tutto il mese di ottobre, al terrazzo del palazzo comunale. Sono quattro le gare che dovranno essere disputate tra le Porte: corsa con il carretto trainato dal somaro e guidata da auriga e frenatore, tiro con la fionda, tiro con l'arco e la spettacolare corsa del somaro a pelo (senza sella);in caso di spareggio sarà quest'ultima gara a decretare il vincitore. Nello specifico:
• Corsa del somaro con il carretto
È una corsa a cronometro lungo un percorso di 800 metri che si snoda in senso antiorario per le vie del centro storico, l'imprevedibilità dell'animale, rende affascinante ed incerta una gara che negli ultimi anni si è giocata sul filo dei secondi. Il carretto deve avere un peso minimo di 160 kg, ed un diametro delle ruote compreso tra cm 85 e cm 96, non sono ammesse ruote con cuscinetti di nessun genere.
• Tiro con la fionda
La fionda non deve avere appoggi, segni e bilancieri. Dovranno essere colpiti e/o rotti n° 5 piatti di ceramica del diametro di cm 20, posti a 20 metri di distanza, sul quale è raffigurato al centro un cuore rosso, il cuore della Bastola, antica strega nemica di Gualdo. Devono essere utilizzate come "proiettili" delle biglie sferiche di vetro o metallo. Il tempo massimo per effettuare la gara è di minuti 5. Alla fine della gara nel caso in cui due o più giocolieri abbiano ottenuto lo stesso punteggio saranno effettuati tiri di spareggio. ( dallo scorso anno è nata a Gualdo Tadino, la federazione italiana Tiro con la Fionda)
• Tiro con l'arco
Deve essere utilizzato un arco monolitico, non deve avere appoggi, segni e stabilizzatori che possono essere utilizzati per facilitare il tiro. Dovranno essere scagliate n° 5 frecce su bersagli di cm 60 di diametro, costituiti da cerchi concentrici di diversi colori e di diverso punteggio: Giallo interno = 10 punti - Giallo esterno = 9 punti - Rosso = 7 punti - Blu = 5 punti - Nero = 3 punti - Bianco = 1 punto. I tiri verranno effettuati dalla distanza di m 25, tempo massimo per effettuare la gara 5 minuti. Alla fine della gara nel caso in cui due o più giocolieri abbiano ottenuto lo stesso punteggio saranno effettuati tiri ad oltranza con una sola freccia, finché un arciere non riporterà un punteggio superiore.
• Corsa con il somaro a pelo
La gara dovrà essere disputata contemporaneamente dalle quattro porte. I fantini devono cavalcare il somaro senza l'utilizzo di nessun tipo di sella, lungo il percorso inverso della gara a carretto. Ogni fantino chiamato dal giudice di campo deve schierarsi sulla linea di partenza tenendo a capezza il somaro. Al via della gara i fantini dovranno salire in groppa al somaro ed iniziare la corsa. L'ordine di arrivo sarà valutato sul somaro primo arrivato anche se privo di conducente. Tempo massimo per effettuare la gara minuti 10.
(www.giochideleporte.it)
2) Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo: Imponente che rievoca la Passione di Gesù secondo la tradizione medioevale tramandata dalla Confraternita di Santa Maria dei Raccomandati, i cui associati indossavano caratteristici sacchi bianchi con cappuccio.
Questa antichissima rappresentazione dei Misteri, che è da annoverare tra le più significative della regione e d'Italia per testimonianza culturale e per valore spirituale, era composta in massima parte dai membri delle confraternite gualdesi, vestiti di sacchi di colore e distintivi diversi, che procedevano due a due, cantando e salmodiando le antiche laudi, di cui la città conserva una preziosa raccolta. Sull'impronta lasciata da queste compagnie laicali, prese corpo la grandiosa e spettacolare processione figurativa e drammatica del Venerdì Santo che ogni anno muove dalla Chiesa di San Francesco, dove è custodito il simulacro del Cristo Morto, e nel suo lento procedere per le vie della città rappresenta, con oltre duecento personaggi, la tradizionale sequenza del dramma storico della Passione con quattordici gruppi che ripropongono gli episodi più significativi della Via Crucis. Al suono della "battistrangola", antico strumento musicale quasi del tutto scomparso, un gruppo di incappucciati annuncia la processione che sfila alla luce delle fiaccole, rappresentando le fasi più belle e cruente della cattura, del processo, dell'ascesa al Calvario e della Crocifissione di Gesù. Chiudono, significativamente, il simulacro del Cristo Morto, trasportato per antica tradizione dalla Confraternita della Santissima Trinità, la statua della Madonna Addolorata, portata dal Gruppo Scout, e i fedeli. Lo spessore drammatico di questa rievocazione, pur nella semplicità del cerimoniale, raggiunge toni elevatissimi grazie all’intensa partecipazione collettiva e al suggestivo scenario offerto dalle vie e piazze del centro storico.
3) Tra le fonti di Gualdo: mostra mercato dei prodotti tipici locali e dell’artigianato (prima domenica di maggio e prima domenica di ottobre).
4) Festa del Pioppo, San Pellegrino. Da ormai mille anni, ogni 30 aprile, gli abitanti di San Pellegrino, in ricordo del pellegrino morto e del suo bastone miracolosamente fiorito, dopo aver abbattuto e trasportato fino al paese il pioppo più grande della zona, lo issano mediante funi e scale. Sul far della sera, al termine di una cerimonia religiosa, i maggiaioli si recano di corsa verso il posto dove verrà abbattuto il pioppo o maggio, posto che fino a quel momento è noto solo al capomaggio, la guida dei maggiaioli. Giunti sul luogo prescelto, con l’esclusivo utilizzo di una fune, di asce e della forza delle braccia il pioppo viene abbattuto e caricato su di un carro agricolo detto sterzetto. Insieme ad esso viene caricato anche un altro pioppo più piccolo che fungerà da punta fiorita del bastone del pellegrino. Fatto ciò i maggiaioli trasportano lo sterzetto sino alle porte del paese da dove, al suono delle campane e allo scoppio dei fuochi di artificio, partono per una emozionante corsa sino alla piazza in cui sarà piantato il maggio. Una volta conclusa la “volata” dello sterzetto i pioppi vengono adagiati a terra e, con l’ausilio di asce, privati delle foglie, dei rami e della corteccia. Mentre alcuni maggiaioli si impegnano nella fondamentale fase della giuntura del pioppo grande con quello più piccolo, altri scavano con badili e picconi la buca nella quale verrà inserita la base del maggio. Inizia a questo punto la parte più delicata ed emozionante di tutta la festa, quella dell’alzata. Nel silenzio più assoluto, in modo che si possano sentire gli ordini del capomaggio, i mggiaioli iniziano a sollevare l’albero attraverso un preciso gioco di scale e corde. Il maggio inizia la sua lenta scalata al cielo, si possono sentire le corde tendersi e le scale scricchiolare sotto la sforzo, ma alla fine la punta fiorita del maggio svetta nuovamente maestosa tra le stelle di San Pellegrino. Nei primi giorni di aprile di ogni anno i maggiaioli piantano nuovi giovani pioppi, nel rispetto di quella natura che da mille anni dona loro la gioia di un rito così intenso (www.sterzetto.it)
Altre manifestazioni:
- Festa del co-patrono della Città, Beato Angelo da Casale, fioritura miracolosa del biancospino (15 gennaio)
- Processione al santuario della Madonna di Montecamera (martedì dopo Pasqua)
- Festa del Fuoco o Guazza di San Giovanni, fraz. di Grello (24 Giugno)
- Corsa della Botte, fraz. Rigali (prima domenica di Agosto)
- Presepe Vivente nella tradizione contadina, fraz. Roveto
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