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RISEN FROM THE DEAD > MUSTAFA SABBAGH solo show

Traffic Gallery via San Tomaso 92, Bergamo BG, Italia
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- TRAFFIC GALLERY -
in collaborazione con / featuring
ARTDATE 2014 DIALOGO NEL TEMPO
presenta / presents
RISEN FROM THE DEAD
[Solo Show]
di / by
MUSTAFA SABBAGH
a cura di / curated by
Roberto Ratti
post scriptum di
Antonio Mancinelli, Stefania Seoni, Fabiola Triolo
[Special Guest: KARIN ANDERSEN]

| 15 May - 15 July 2014 |
Opening Thursday 15 MAY 2014 time 19:00 – 23:00

Risen from the dead, ovvero risorgere dalla morte, potrebbe apparire come un titolo gridato ed immotivatamente ad effetto, se non si trattasse della prima mostra personale targata Traffic Gallery dell’artista italo-giordano Mustafa Sabbagh. Risen from the dead parla di morte tra passato e presente, parla di frammenti di vita bloccati in istanti dati - e come in toto la produzione dell’artista - parla e instaura automaticamente dialoghi nel tempo. Dialoghi espliciti e dialoghi accennati con i grandi pittori e scultori del Quattrocento, del Cinquecento, del Seicento, del Settecento, e dell’Ottocento. Sabbagh che viaggia e lavora in tutte le grandi capitali del mondo, geograficamente parlando, viaggia senza sosta anche nel tempo facendo risorgere in noi l’intera educazione visiva e visuale presente nei molteplici immaginari collettivi delle varie culture del globo. Dario da Pordenone, Michelangelo Buonarroti, Lorenzo Lotto, Giovanni Battista Moroni, Giuseppe Sanmartino ed infiniti ancora appaiono talvolta evidenti e al più accennati nelle elaborazioni fotografiche di Sabbagh dove l’uomo, soggetto e oggetto, viene protetto e coperto dalla testa ai piedi con neri oggetti feticcio della quotidianità, oppure lasciato quasi del tutto nudo ed inerme al suo destino di sofferenza interiore e fisica. La produzione fotografica di Risen from the dead in particolare punta al nero come metafora classicamente sensuale, e poi al bianco come momento chiarificatore e catartico; un nero contrastato, lucente, ammiccante, un nero che nasconde i corpi degli uomini ritratti creando una composizione sovrapposta e stratificata che modifica senza alterazioni di sostanza le figure e i profili umani; un bianco che avvolge e rimarca i confini tra ciò che misero perirà sotto la forza caduca del tempo e ciò che bloccato dall’istante atemporale dello scatto fotografico risorgerà per sempre negli occhi dello spettatore. Perchè risorgere è un pò come vivere in uno stato infinito di innamoramento alla vita, di innamoramento verso il prossimo, e di innamoramento verso la bellezza inanimata delle cose. Così come non possono esistere vere motivazioni razionali all’atto dell’innamoramento, altrettanto vano sarebbe l’intento di afferrare pienamente le molteplici variabili che compongono le capacità tecniche e artistiche di un artista la cui indole creativa riesce chiaramente ad esprimersi attraverso le sue opere. Undici fotografie, sei lavori inediti, un video su schermo, ed una installazione di video-mapping. Inutile addentrarci nei singoli confronti tra rappresentazione contemporanea e riferimento storico, il fiume di parole ed immagini da essi scaturenti nulla possono di fronte alla bellezza di opere che ci abbagliano, ci provocano, ci scandalizzano, ci arrapano, ci feriscono. Perchè come dichiara lo stesso Sabbagh “La bellezza è un qualcosa che innanzitutto ferisce”. Roberto Ratti

[ english text below ]

Risen from the dead, could sound like a shouted and unreasonably effective title, if it wasn’t the first personal exhibition by the Italian-Jordanian artist Mustafa Sabbagh, branded Traffic Gallery. Risen from the dead is about death between past and present, about life fragments trapped in specific moments and - like the entire artist’s production - it automatically establishes dialogues in time. Explicit dialogues and allusions to dialogues with the famous painters and sculptors of the 5th, 6th, 7th, 8th and 9th century. Sabbagh travels and works in all the world biggest capital cities; geographically speaking, he travels without breaks also in time, evoking in us the entire visual education present in the multiple collective imaginations of the different cultures across the world. Dario da Pordenone, Michelangelo Buonarroti, Lorenzo Lotto, Giovanni Battista Moroni, Giuseppe Sanmartino and many more, sometimes appear very clearly, other times more vaguely, in Sabbagh’s photographic creations where man, subject and object, is covered and protected from head to feet by everyday black fetish items, or left almost completely naked and defenceless at the mercy of his fate of physical and interior suffering. The photographic work of Risen from the dead aims at black in particular, as a classically sensual metaphor and at white as a clarifying and cathartic insight. A controversial, shining, alluring black, hiding the bodies of the depicted man; creating an overlying and stratified composition that modifies human figures and profiles without substance alterations. An embracing white, able to remark the border between what miserably perishes under the fleeting force of time and what revives forever in the eyes of the viewer after being blocked by the timeless snapshot. Resurrecting is like living in an infinite condition of love for life, love for neighbour and love for the inanimate beauty of things. Just like real rational reasons for the act of loving do not exist, it would be useless to try and fully understand the multiple variables involving the technical and artistic competencies of an artist and his creations. Eleven photographs, six unpublished works, a video on screen and an installation of video-mapping. It is useless to penetrate the
comparisons between contemporary representation and historical reference; the river of words and images arising from them are powerless in front of the beauty of art that dazzles us, provokes us, shocks us, seduces us, hurts us. As Sabbagh himself declares “First of all beauty hurts”. Roberto Ratti


Di seguito riportiamo alcuni commenti scritti da autorevoli firme riguardanti in particolare le due inedite opere video che Sabbagh ha creato riflettendo sul rapporto tra la figura di Cristo e quella di Giuda e in generale sulle opere presenti in mostra.


A ONOR DEL NERO di Antonio Mancinelli

Conserva l'illusione che il futuro che ti aspetta sarà migliore di quelli che l'hanno preceduto. Credici. Continua pure a pensare che i limiti dell'esistenza possano essere distrutti e ricostruiti perché pensi che la vita umana oltrepassa il corpo e diventa pensiero. Mentre sai benissimo che l'esistenza usurpa la realtà svuotandola di significato. Ma fai pure. Piangi, se ti va. Ti auguro che strati e strati di vernice nera possano adornare la visione di un mondo che ti sembra chiaro, leggibile, trasparente. Ma è nell'oscurità – e lo sai bene – che si annida quel gomitolo ardente di passione, desiderio, disperazione, istinto e tensione. La verità, se ne esiste una, è che nel buio si racchiudono le mille dimensioni di quello che con una certa arroganza chiami te stesso. Ed è solo nell'assenza della luce che puoi saziare la tua fame d'immaginazione, quella smania di autopossesso rintracciabile nello specchio ombroso delle religioni. Che tu sia Giuda o Gesù o Nessuno, sei sempre lì. Ad aspettare che si apra uno spiraglio nella nuvolaglia della materialità. Prendi nota di escogitare qualche stratagemma, la settimana prossima. Pensi che sarà diverso? Ok. Diciamo che vuoi pensare che sarà diverso. A causa di una certa confusione su chi ha diritto a scegliere la data, la notte in cui deciderai di uscire non coincide con la notte in cui esce Dio. E, vuoi ridere?, è così dalla notte dei tempi.


Il MULTIPLO DEL NERO di Stefania Seoni

Le opere di Mustafa Sabbagh possiedono l’enigma, l’incomparabile forza della seduzione. La moltiplicazione del nero, suo codice istintivo suo linguaggio onirico stratificato, deborda e si infrange ai nostri occhi in un altrove che contemporaneamente è qui presente e ci rapisce, nelle sue immagini si annoda un’anarchia potente, che non segue un rituale estetico, ma lo crea, strappandolo alla gestualità statica del corpo che in fondo è pulsione viscerale. Il corpo è la pelle, il soggetto è l’oggetto sensibile dell’illusione scenica, soggetto di pathos d’intensità di forza visionaria; il mistero è mistero vero, nel suo svolgimento nel ri-sorgere attraverso il segno ineluttabile del cambiamento, nel suo svelarsi. Il ciclo, il destino, il disegno della vita è dato dalla certezza energica del ritorno perenne. Apparirà ai nostri occhi il trionfo della sincerità sotto tutte le sue forme; il travaglio, la sofferenza, il patimento, la vita.


DALLA LETTERA DI CRISTO A GIUDA, a.D. MMXIV di Fabiola Triolo

Baciami, Giuda. Perché farsi carico di un peso così grande si è reso insopportabile anche a Dio. Inspiro ed espiro. Inspiro. Ed espiro. Inalo sofferenza, esalo apocalissi. È una tautologia del dolore, circolare e fuori sincro a se stessa, che avvolge e sconvolge ogni mio piano,
cingendolo di un nero asfittico. La Pietà è nera. La Bellezza è nera. La Luce è nera. Liberati di quel bavaglio carico di violenza che ti è stato imposto, da tutti ma non da Me, e baciami, Giuda, perfetto nelle tue imperfezioni. Perché il tradimento, come la crisi, sottende sempre una possibilità di scelta, vivifica e vivificante, che un dio pagano quale il moralismo si affanna a nascondere. Tradimento. Libertinitas. Libertà. La naturale attitudine umana soccombe all’ipocrisia aberrante del trasformare un alto slancio di immagini, sogni, visioni, in una bassa riduzione di amplessi, sudore, lenzuola. “Tu sarai maggiore tra loro, poiché sacrificherai l’uomo che mi riveste”. Quello stesso uomo che concepii assoluto, che continua a crocifiggermi negandosi all’arte, a lapidarmi nel suo delirio di onnipotenza del poter scagliare la prima pietra. Ma chi è senza peccato non ha nulla da raccontare. Da tramandare. In definitiva, da tradire. Mi dibatto, mi tormento. Inspiro, ed espiro. Baciami per tradirmi. Tradiscimi per liberarmi. Abbraccia la mia volontà suprema: in fondo, è un povero Cristo che te lo chiede.

Veniteci a trovare
dal 15 maggio al 15 luglio 2014

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