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Yonel Hidalgo Perez. Stilleven. Lo Prometido es Deuda

Studio Gennai arte contemporanea-associazione culturale Via San Bernardo 6, Pisa PI, Italia
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YONEL HIDALGO PEREZ
STILLEVEN. LO PROMETIDO ES DEUDA

A cura di
Maurizio Coccia

Inaugurazione
Sabato 5 aprile, ore 18:00

Dal 5 aprile al 4 maggio 2014



YONEL HIDALGO PEREZ
STILLEVEN. LO PROMETIDO ES DEUDA

L’artista d’origine cubana presenta a Pisa, in un’articolata installazione ambientale, una riflessione sul linguaggio,
che coinvolge attivamente anche lo spazio fisico della galleria.


Sabato 5 aprile, alle 18:00 presso lo Studio Gennai di Pisa, Yonel Hidalgo Perez presenta la sua ultima fatica, a cura di Maurizio Coccia, Stilleven. Lo Prometido es Deuda. L’artista cubano, calandosi nello spazio espositivo, e interpretandone la personalità oltre che i limiti fisici, mette in scena una coinvolgente installazione multimediale in cui focalizza i risultati della sua ricerca più recente.


PROFILO DELL’ARTISTA
Yonel Hidalgo Peréz nasce a Las Tunas, Cuba, nel 1970. Si diploma come maestro di pittura e disegno nel 1989 presso l’Academia de Arte “Vicentina de la Torre” della stessa città. Fra il 1992 e il 1994 Hidalgo viene scelto dalla Galéria Municipal de Arte di Guaimaro come curatore della programmazione culturale. Nel 1997 riceve una cattedra d’insegnamento di pittura presso l’accademia dove si era diplomato, coprendo in contemporanea il ruolo di disegnatore grafico per il Dipartimento di Stampa della Direzione Provinciale di Cultura di Camagüey e quello di scenografo per la Compañia de Ballet di Camagüey.
Dal 2003 vive in Italia dove ha privilegiato progetti espositivi non convenzionali (come ad esempio Non sono quello Che sono all’Istituto Superiore Antincendi di Roma, a cura di G. Marziani; Stazione Livorno, guida artistica della città a cura di A. Poggianti, K. Anguelova e S. Boccalini) o all’interno di musei e fondazioni.
Nella personale El deseo no tiene limites curata da E. De Leonibus per il Museo Laboratorio-ex Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo, s’inaugura la sua opera permanente A mitad camino realizzata con il contributo dell’Istituto d’Arte di Castelli (TE), dopo una residenza artistica e d’insegnamento.
Dal 2004 collabora con l’Ass. Artwo di Roma nell’ideazione di oggetti di design prodotti all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia. Dal 2011 è Docente del corso serale di Disegno e Pittura alla Fondazione d'Arte Trossi-Uberti di Livorno.
È del 2012 la doppia personale Camouflage. Mario Consiglio | Yonel Hidalgo Peréz, presso il Centro per l’Arte Contemporanea di Palazzo Lucarini a Trevi (PG), a cura di Maurizio Coccia.
L’intera produzione dell’artista ha come fulcro centrale di riflessione il rapporto tra uomini e oggetti del quotidiano, esplorando una gamma molto ampia di materiali e tecniche.


STUDIO GENNAI ARTE CONTEMPORANEA
56125 - Pisa (PI) - Via San Bernardo 6
Telefono: 348 8243760
studiogennai@yahoo.it www.studiogennai.it
orario di apertura: da martedì a sabato ore 17.00 - 19.30
Inaugurazione
Sabato 5 aprile, ore 18:00
Date
Dal 5 aprile al 4 maggio 2014

A fine della mostra sarà presentato un ampio ed esauriente catalogo.

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Comunicato Stampa


YONEL HIDALGO PEREZ
STILLEVEN. LO PROMETIDO ES DEUDA

L’artista d’origine cubana presenta a Pisa, in un’articolata installazione ambientale, una riflessione sul linguaggio,
che coinvolge attivamente anche lo spazio fisico della galleria.


Sabato 5 aprile, alle 18:00 presso lo Studio Gennai di Pisa, Yonel Hidalgo Perez presenta la sua ultima fatica, a cura di Maurizio Coccia, Stilleven. Lo Prometido es Deuda. L’artista cubano, calandosi nello spazio espositivo, e interpretandone la personalità oltre che i limiti fisici, mette in scena una coinvolgente installazione multimediale in cui focalizza i risultati della sua ricerca più recente. All’ingresso si è accolti dall’installazione sonora Brother cuentame, un dialogo in lingua castigliana fra l’artista e il fratello, che accompagna tutta la mostra. I due, nonostante la parentela e la prossimità anagrafica, anche solo dal differente accento denunciano una sofferta distanza culturale. Il primo, ormai naturalizzato italiano, infatti, ha punti di vista divergenti dal fratello sugli aspetti generali del vivere, sia a livello quotidiano sia trascendente. Altri spunti di riflessione riguardano lo statuto dell’arte, il ruolo del pubblico e lo slittamento di significato in oggetti di uso comune. Campionario è composto di cinque contenitori lignei nei quali l’artista ha conservato alcune vecchie tele da lui dipinte, tagliate in piccole dimensioni e ridotte a pezze di tessuto colorato in cui il realismo d’origine è ormai illeggibile. L’idea si bilancia tra bidimensionalità della pittura e tridimensionalità (quasi una scultura minimalista) del manufatto finale. Una sorta di campionario tessile che chiama il pubblico fuori dalla sua passività invitandolo a sfogliare i “cataloghi”. Sempre sul tema dell’archivio agisce l’opera Ogni cosa. Qui sono cartelline uso-cancelleria che ritraggono oggetti privi di particolare seduzione visiva. Sono spesso elementi di utensileria spicciola, la cui perfezione realizzativa nobilita il design anonimo – ma estremamente duraturo – degli strumenti vincolati al legame forma/funzione. L’artista, in questo modo, non solo li redime dal loro funzionalismo di fondo, ma li innalza al livello di altri – ben più effimeri – oggetti di desiderio, come quelli tecnologici. I piccoli disegni di Realtà corretta mettono in crisi l’apatia sensoriale del pubblico delle mostre. Dietro l’apparente oggettività figurativa, infatti, si nascondono insidiose aberrazioni visive. Anomalie minime, certo, ma in grado di scardinare la rassicurante ovvietà di una visione puramente retinica. Una discussione sulle convenzioni percettive è alla base anche dell’ultima opera in mostra, Far tornare le cose. Vi sono rappresentati oggetti “desiderabili”, ma fugaci perché costantemente aggiornati dall’impulso industriale al consumismo. Il loro appiattimento, la riduzione a silhouette di legno, con un procedimento consapevolmente mutuato dalla Pop Art, nell’azzerarne la funzione li consegna al regno dell’iconografico, alla (presunta) eternità dell’immagine.
Sono due, fra loro intimamente collegati, i filoni che s’intrecciano in mostra. Il linguaggio, innanzitutto, inteso come relazione verso l’esterno e non semplice comunicazione verbale. E poi l’ossessione alla catalogazione, cioè il tentativo d’imporre alle cose un ordine in grado di domare le inquietudini, proprie e dell’habitat che ci circonda. Ovviamente, sono due aspetti ben noti a tutti quelli che stanno cercando una qualche forma d’integrazione. Una sensazione molto diffusa. Un sentimento di precarietà trasversale, non circoscritto solo agli stranieri. È una tensione costante, intima, sociale, politica, che ci accomuna, in attesa che – come ci ricorda il titolo della mostra – si realizzi ogni promessa (di miglioramento) di cui siamo ancora creditori.

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dal 5 aprile al 4 maggio 2014

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