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IDENTITA' DISEGNO

Agenzia NFC Via XX Settembre, 32, Rimini RN, Italia
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ALESSANDRO LA MOTTA
Identità Disegno
La mostra di Alessandro La Motta Identità Disegno
percorre il lavoro su carta dell’artista, focalizzando tre cicli di opere che da oltre un ventennio, contraddistinguono la sua ricerca: gli angeli, le armature, i volti.
Dalle suggestioni delle Elegie Duinesi di Rilke si dipanano gli angeli, figure aggrovigliate al loro volo, spesso più prossimi alla caduta, simili a umane figure, che a traslazioni celesti.
Ci sono poi le maschere o celate d’armatura, colte nella loro forma ancestrale, nascondono qualcosa e allo stesso tempo lo rivelano al cuore, più che agli occhi: una nuova identità. Volti sorpresi nello sguardo scarnificato e poetico di Dylan Thomas.
In fine, gli ultimi lavori di Viaggio Alessandrino, che tracciano mappe di impossibile bellezza. Come teste di statue della Grecia classica sacrali nella loro alterità, così sacre da non poter quasi essere guardate e mentre ci guardano, quasi tremano, nel terrore di un’imminente cancellazione. Figure di eroi dee e atleti, inciampano in uno sguardo. Un viaggio questo, che attraverso la civiltà classica, è monito e ricerca per la nostra era. Le riflessioni sul mito, tracciate dai Dialoghi di Cesare Pavese.

La mostra Identità, Disegno.
è parte del circuito open della Biennale del Disegno - Rimini 2014,
presso GALEERIA GORZA
in collaborazione con agenzia NFC
via XX settembre, 32

presentazione mostra 18 aprile ore 18,30

tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30
venerdì – sabato – domenica ore 17,00 / 20,00

durante disegno forma festival dal 16 al 25 maggio:
tutti i giorni ore 17,00/ 20,00
16 maggio ore 17,00/ 22,00
23 maggio ore 17,00/ 22,00




Alessandro La Motta è indubbiamente il più instancabile pittore riminese, promotore indefesso di mostre personali e di eventi culturali, un eterno ragazzo entusiasta e sempre pronto a proporre, ideare, organizzare nonostante i tempi assai sconfortanti che stiamo vivendo. La sua insistenza mi ha convinto, o in un certo modo amichevolmente costretto, a scrivere qualcosa di lui, trascinandomi evidentemente fuori dai miei ambiti e dai miei periodi. Alessandro è artista colto, e mi sembra inutile richiamare i debiti all’arte informale, specialmente italiana, o a numi tutelari come Sironi o la statuaria antica che egli stesso dichiara. Il dato rilevante e nuovo di questa mostra e del relativo catalogo mi pare sia invece una rivendicazione: La Motta esponendo una scelta delle sue opere le proclama disegni. L’enunciato è molto coraggioso: se è vero infatti che ormai da più di un secolo il disegno ha recuperato la sua autonomia come forma di espressione artistica, nella maggior parte dei casi il mercato – che ahimé è diventato inesorabile e cinico parametro di valutazione – non ha riconosciuto questa equivalenza.
Indubbiamente Alessandro è un tormentatore della carta, anzi delle carte di diversi tipi che impiega nelle sue opere. Fogli strappati, bruciati, incollati e staccati più volte, trattati con acidi e vernici (e sottoposti a chissà a quali altre torture ancora…). Come tanti pittori del passato, La Motta è figlio di un artigiano, un noto restauratore “storico” di Rimini. Nei secoli trascorsi due erano i modi principali di apprendere il mestiere artistico: esser nato in una bottega di pittori e ereditare il mestiere di famiglia, o essere messo a bottega di un artista provenendo da un’altra “arte” talvolta affine, o talvolta complementare: l’elenco di depintori che furono figli di muratori o scalpellini, marangoni, fabbri o artigiani è talmente lungo da non poter essere richiamato sinteticamente. Il caso di La Motta è evidentemente quello del passaggio da un’arte all’altra, per affinità. L’aver condotto studi artistici, liceali e poi accademici a Bologna, è in un certo senso un esser stato messo a bottega dal padre. Alessandro, attraverso questo percorso, ha poi dato un nuovo significato a tante operazioni del lavoro paterno, dove infondo i “tormenti” che l’artista dà alle sue opere non erano altro che le operazioni necessarie al mestiere: strappare le carte delle fodere dei cassetti, incollare, sverniciare e verniciare, usare olii e altre sostanze. Le avanguardie del Novecento hanno inventato molti nomi, da ready made a informale e chissà quanti altri se ne continueranno a inventare, per velare di novità quello che da sempre è sotto gli occhi degli artisti di bottega: quel magma di oggetti, strumenti, residui, macchie che sottendono al lavoro, specialmente a quei lavori che sono rimasti pressoché immutati nei secoli. Per questo ritengo che la miglior sede espositiva per Alessandro – non me ne voglia se scrivo questo in occasione di una mostra in galleria – sia proprio la bottega paterna, dove si possono vedere insieme le due arti a confronto e dove a mio giudizio, e per paradosso, emergono le opere dove la figurazione è più informale e meglio si confonde e assuona con l’ambiente, dove anche l’odore – un odore ancestrale che non potrà essere mai esposto altrove – testimonia il passaggio del mestiere nei secoli e tra le generazioni.

Giulio Zavatta

Veniteci a trovare
il 18 aprile 2014

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