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La memoria del mare in mostra

Genova, Italia
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"La memoria del mare. Oggetti migranti nel Mediterraneo" è una mostra fotografica dedicata al Museo della Memoria del Mare di Zarzis in Tunisia, che sarà visibile al Galata Museo del Mare di Genova dal 6 - 28 febbraio 2013.  

La mostra nasce nell’ambito della ricerca europea MeLa (European Museums in an age of migrations), che si interroga sul ruolo, il profilo e le sfide dei musei europei, in un’epoca fortemente caratterizzata dal fenomeno della mobilità.

Mercoledì 6 febbraio alle 11 in Auditorium, la curatrice della mostra Anna Chiara Cimoli e il giornalista Stefano Pasta, esperto di migrazioni e vincitore nel 2011 del  premio “EU journalism Award - Together against discrimination!” indetto dalla Commissione Europea, introdurranno ragazzi delle scuole medie superiori e studenti universitari ai temi delle migrazioni nel Mediterraneo e di come raccontarle per immagini. Saranno inoltre presenti Maria Paola Profumo e Pierangelo Campodonico, Presidente e Direttore Mu.Ma – Galata Museo del Mare. Seguirà la visita alla mostra in saletta dell’Arte.

La provocazione all’origine del progetto è stata quella di studiare i musei europei senza dimenticare la sponda meridionale del Mediterraneo, chiedendosi quali tracce materiali, quali forme di rappresentazione, quali “luoghi della coscienza” racconteranno l’epopea dei migranti alle generazioni future. Mentre in Europa i musei stanno accogliendo, ormai da anni, la sfida di raccontare il fenomeno migratorio, infatti, non esistono musei delle migrazioni in Maghreb, né lungo la riva asiatica del Mediterraneo.

Chi parte da queste terre non ha quasi nulla con sé; quel poco viene raccolto e trasportato dal mare. Così, fuori dai circuiti museali canonici ma dentro la logica del raccogliere, catalogare e mostrare che sta alla base di ogni azione museale, si è formata la collezione del Museo della Memoria del Mare di Zarzis.

Il museo si trova nel giardino privato di Mohsen Lihidheb, che si definisce “eco artista” e affida al proprio progetto un profondo messaggio di pace e di speranza.

Mohsen da anni percorre il litorale raccogliendo a salvando tutto quello che trova: scheletri di pesci, abiti, scarpe, giocattoli, migliaia di bottiglie, catalogate una per una, che gli sono valse il Guinness dei primati.

E, dopo averlo atteso a lungo, il corpo di un migrante, che ha chiamato Mamadou, che ha fatto seppellire e che non smette di ricordare: il fantoccio di Mamadou, fatto di stracci, sta a guardia del giardino-museo, e benevolmente lo protegge.

Il lavoro paziente e umile di Mohsen – figura carismatica di anti-collezionista, tessitore di rapporti, uomo di grande visione - ha colto negli anni la dimensione storica del fenomeno migratorio e l’urgenza di raccontarlo a partire da oggetti che non ne vogliono sapere di lasciare l’Africa. Il museo rac

Veniteci a trovare
dal 6 al 28 febbraio 2013

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