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LA BICICLETTA VERDE

La Festa Dei Folli Via Principe di Napoli 89, Nola NA, Italia
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per "Storie di DONNE"

la rivoluzione su due ruote di Wadjda: Il primo film al femminile tra pregiudizi ed emancipazione

La Bicicletta Verde

Un film di Haifaa Al-Mansour. Con Reem Abdullah, Waad Mohammed, Abdullrahman Algohani, Ahd Kame, Sultan Al Assaf

Titolo originale Wadjda.

Drammatico, durata 100 min. – Arabia Saudita, Germania 2012.

Sinossi

Il film che ci propone, al suo debutto come regista, la saudita Haifaa Al Mansour, prima regista donna in Arabia Saudita, è davvero un piccolo capolavoro cinematografico.

La Bicicletta Verde narra la storia di Wadjda, una bambina di 10 anni che vive nella periferia di Riyadh, la capitale dell'Arabia Saudita. Wadjda è una ragazzina particolare; non sa a memoria il Corano, gioca per strada con Abdullah, un amichetto suo coetaneo, e desidera fortemente avere una bicicletta per poter vincere una gara di velocità con lui. La madre, però, per paura delle conseguenze che la figlia potrebbe subire da parte di una società che impedisce alle donne di correre con il biciclo, visto come mezzo pericoloso per la virtù delle ragazzine, non le permette di acquistare una tale "diavoleria". Wadjda così, testarda e coraggiosa, decide di racimolare i soldi da sola e, dopo aver "prenotato" in un negozio la bicicletta dei suoi sogni di color verde, comincia a produrre e a vendere di nascosto dei braccialetti alle compagne di scuola. Ma la preside se ne accorge e minaccia di espellerla dall'istituto. Wadjda vede così sfumare la sua unica possibile fonte di guadagno; ma un giorno, inaspettatamente, a scuola arriva una circolare che comunica l'organizzazione di una gara di recitazione del Corano, il cui premio in palio è un'ingente somma di denaro sufficiente per l'acquisto della bicicletta. La bambina coglie al volo l'occasione e si iscrive al concorso andando incontro a parecchie difficoltà.

La magia di questo film è davvero unica. Raramente capita di andare al cinema e di godersi un'opera così ricca di elementi come la genuinità dei personaggi, la veridicità della trama che -benché inventata- testimonia appieno la situazione attuale della condizione femminile in Arabia, la delicatezza con cui la macchina da presa racconta e alle volte sembra "accarezzare" i protagonisti - come non citare la moltitudine di primi piani "non invadenti", i meravigliosi piani sequenza girati sulla strade della periferia della capitale e le inquadrature sui dettagli che ci raccontano la meravigliosa seppur controversa cultura saudita.

La bicicletta verde è un omaggio alla figura femminile: la pellicola pone in piano parallelo la storia di due donne legate da un vincolo di sangue, Wadjda e la madre. Entrambe sono due figure femminili forti, piene di progetti e aspirazioni, due sognatrici; ma, mentre la capofamiglia decide di non ribellarsi al sistema culturale, rispettando le regole imposte al sesso debole e soffrendo -quando vede che il suo matrimonio basato sull'amore non può essere accettato dalla società se non c'è progenie maschile-, la ragazzina (rappresentante le nuove generazioni) appare molto più determinata a far valere la propria personalità uscendo dagli schemi. Il cast è eccezionale e, pur essendo da molti attori novelli, riesce a comunicare emozioni anche solo con gli sguardi. La dolcezza con cui la regista guida la macchina da presa ci traduce il film in pura poesia, poesia che purtroppo difficilmente troviamo in qualche cineasta italiano. Perché andare a vedere La bicicletta verde? Perché La bicicletta verde è un film tecnicamente ottimo e socialmente utile, è un film che ha davvero tutti gli ingredienti per essere definito un vero e proprio piccolo capolavoro cinematografico

Per i temi trattati e il modo di parlare della condizione della donna il film è stato patrocinato da Amnesty Italia.

Veniteci a trovare
il 10 aprile 2014

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