Login Accedi ^
Italiano
Registrati
Registrati su Weekeep! Trova i tuoi amici di Facebook, organizza i tuoi viaggi e visita oltre 1.000.000 eventi in tutto il mondo!
Accedi con Facebook
Accedi con Google+
Facebook Google+
X
RISULTATI
MAPPA
DETTAGLIO
$mapTile_Titolo
$mapTile_Immagine
$mapTile_Indirizzo
$mapTile_LastMinute
$mapTile_Durata
Località
Dormire
Mangiare
Offerte Speciali
Eventi
Mostra tutte le 7 categorieMostra meno categorie
Mostra tutte le 11 LOCALITAMostra meno località
Mostra tutte le 23 sistemazioniMostra meno sistemazioni
PREZZO : da € a
OSPITI :
CAMERE :
STELLE : da a
Mostra tutte le 13 categorieMostra meno categorie
Mostra tutte le 13 categorieMostra meno categorie

65 anni. E' tempo di far memoria.

Belene, Bulgaria 5930 Belene, Bulgaria
Google+

27 aprile 1949 – 27 aprile 2014
65 ANNI DOPO… E’ TEMPO DI FAR MEMORIA.
PROGETTO PER UN MEMORIALE DEI TOTALITARISMI A BELENE

Carissimo/a amico/a,
penso che i tempi siano ormai maturi perché anche la Bulgaria abbia una istituzione seria che si occupi di conservare la memoria della propria esperienza totalitaria e un luogo consacrato ad essa.
In tutto il mondo numerosi luoghi segnati da violenza e sofferenza vengono trasformati in luoghi di memoria ed educazione alla libertà e alla dignità umana. Dall’Europa all’Asia, dalle Americhe all’Africa, ogni angolo del pianeta è segnato da questi luoghi/simbolo, custoditi e valorizzati da serie associazioni di cittadini, che vi dedicano risorse ed energie.
In Europa questi luoghi di sofferenza sono essenzialmente legati ai regimi totalitari di matrice nazionalsocialista, fascista e comunista. A differenza però delle vicende del regime nazista tedesco, la storia dei regimi comunisti è poco studiata, poco conosciuta e poco valorizzata.
Nonostante ciò, negli ultimi anni, in quasi tutti gli stati che hanno sperimentato periodi di governi oppressivi di matrice comunista, si sono sviluppati centri di ricerca e di memoria legati al sistema repressivo e concentrazionario degli stessi. I più conosciuti sono il Centro Memorial e il Museo del Gulag di Mosca, la Fondazione Academia Civica e il Museo di Sighetu Marmatiei in Romania, il complesso delle Isole Solovkij nel Mar Bianco.
Anche in Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Ungheria, Cekia, Slovacchia… numerose sono le realtà che studiano, ricercano, raccolgono testimonianze legate ai periodi repressivi, e numerosi sono i luoghi di dolore rinnovati e valorizzati come centri di memoria e di educazione alla libertà.
La stessa Unione Europea è giunta, con fatica e solo recentemente, a maturare un preciso quadro di intervento per quanto riguarda la memoria dei totalitarismi del XX secolo:
“La Commissione è convinta che l'Unione europea possa contribuire ai processi che vedono gli Stati membri alle prese con i retaggi dei crimini totalitari. L'Unione europea, fondata sul rispetto dei diritti fondamentali, è una fonte constante di ispirazione e incoraggiamento per tutte le nazioni impegnate ad elaborare le sofferenze del passato. Per dare concretezza all'espressione "il tuo passato è il nostro passato", è necessario che la memoria degli orrori della storia diventi un impegno di tutti i cittadini dell'Unione europea. Tenere in vita questa memoria, nostro dovere collettivo, è un tributo e un'espressione di rispetto per quanti hanno sofferto e sono morti e un modo per scongiurare che questi orrori si ripetano. È questa stessa memoria che nutre l'impegno dell'Unione europea per la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali e la lotta contro le moderne manifestazioni di intolleranza e estremismo” .
E qui in Bulgaria, a che punto siamo? Quasi nulla. Eccettuato qualche monumentino, qualche lapide, qualche pubblicazione, alcune piccole associazioni ed il progettato (e non ancora realizzato) Museo della Resistenza nella ex sede dei Servizi Segreti a Sofia, nulla.
Con questo progetto intendiamo colmare questo vuoto, creando a Belene un centro internazionale di ricerca, studio e memoria del sistema repressivo e concentrazionario bulgaro, inserito nel più ampio movimento di memoria degli orrori dei regimi totalitari del XX secolo.
Il sistema concentrazionario del regime comunista bulgaro
In Bulgaria già durante la seconda guerra mondiale vennero creati, dal governo alleato con la Germania nazionalsocialista, campi di reclusione e lavoro forzato per prigionieri politici, oppositori ed ebrei. Pur non essendo molto popolati (si calcola qualche migliaio di reclusi) e non essendo paragonabili ai campi di sterminio tedeschi, tuttavia costituiscono l’espressione inevitabile di un potere totalitario, di connotazioni fasciste, che desiderava annientare ogni diversità.
Molto più tragica, sia per numeri che per tempo e crudeltà, fu la realtà dei campi del regime comunista. Creati ufficialmente in Bulgaria l’11 gennaio 1945, sul modello del GULag sovietico, furono chiamati TVO, Trudovo Vespitatelno Obshtejitie, cioè Campi di rieducazione attraverso il lavoro. I più grandi furono Kutsian, Zelen dol, Sveti Vrac, Dupnitsa, Rositsa, Nojarevo, Bogdanov dol, Batanovtsi, Nikolaevo, Veliko Ternovo, Bosna, Zagrad, Skravena, Lovetc e Belene: tutti nomi sconosciuti al di fuori della Bulgaria (e anche alla maggior parte dei bulgari).
Oltre alle numerose carceri, dove è difficile distinguere tra detenuti “criminali” e “politici, secondo gli Archivi del Ministero dell’Interno tra il 1945 e il 1962, il periodo più duro del regime, funzionarono 86 campi (altre fonti parlano di 44), con un totale di 28.530 prigionieri. Secondo decine di testimoni però i numeri “ufficiali” non concordano con la realtà, e i prigionieri furono molti di più, tra i 50 e i 70 mila. Tra questi, molti non uscirono mai dai campi: per morte naturale, per morte causata dal lavoro forzato, per le pessime condizioni igieniche e alimentari, per le torture, per eliminazione. In totale, considerando tutto il periodo 1945-1990 e la detenzione per motivi politici sia nei campi di lavoro che nelle carceri, la cifra dei “repressi” si aggira attorno alle 300/400 mila persone, in una nazione che contava circa 7 milioni di abitanti. Anche il calcolo delle vittime è molto incerto, e si aggira intorno due/tre decine di migliaia di morti.
Unitamente a questo va ricordato che molti familiari degli internati furono trasferiti a forza in altre regioni della Bulgaria, sradicandoli dai legami dei paesi di origini. In un documento del Politburo del 1953 si registrano (nel decennio dal 1944 al 1953) 7025 famiglie sradicate, cioè 24624 persone a cui venne espropriato tutto e che vennero “trapiantate”.
La storia di questi campi di detenzione e rieducazione aspetta ancora di essere scritta in modo scientifico e dettagliato. Qualcosa si sta muovendo, qui in Bulgaria, ma nel resto d’Europa e del mondo quasi nulla si conosce del sistema repressivo bulgaro.

Il campo di Belene
Quasi nessuno qui in Bulgaria ricorda che a Belene, dal 1941 al 1943, fu creato e operò un campo di prigionia e di lavoro forzato per un migliaio di cittadini bulgari ebrei. Ma tutti sanno che il campo di Belene fu il più grande e il più duraturo del regime comunista, e resta il più impresso nell’immaginario collettivo bulgaro. Questa struttura detentiva e repressiva venne istituita il 27 aprile 1949 con decreto del Consiglio dei Ministri. Ufficialmente venne chiusa e riaperta diverse volte, ma numerosi testimoni raccontano che operò ininterrottamente dal 1949 al 1989.
L’arcipelago di Belene fu scelto per il suo carattere isolato (solo un ponte di barche, strettamente controllato, unisce l’isola più grande alla terraferma). I prigionieri venivano scaricati da vagoni merci alla stazione ferroviaria, e da lì incolonnati, scortati dalla milizia, si dirigevano a piedi al Secondo Blocco, situato circa 15 kilometri all’interno dell’isola Bersìna.
Il Campo consisteva di 5 blocchi (di cui il primo è ancora attualmente funzionante come carcere):
Blocco 1: carcere per criminali comuni.
Blocco 2: campo per prigionieri politici maschile.
Blocco 3: azienda agricola.
Blocco 4: campo femminile.
Blocco 5: fabbrica di mattoni.
Oltre a questi blocchi, esistevano altre zone dedicate alla coltivazione, all’allevamento di mucche, maiali, pecore, polli, destinati al mantenimento dei detenuti.
Si calcola che furono ospitati sull’isola di Belene dal 1949 al 1989 oltre 30.000 prigionieri,
Oltre ad attivisti politici e oppositori del regime, sull’isola di Belene ministri e deputati dei precedenti governi e parlamenti, scrittori, poeti, musicisti, pittori, scienziati e medici, sacerdoti ortodossi e cattolici, pastori protestanti, suore, musulmani, turchi, zingari.
Per le violenze e i crimini perpetrati sulle isole di Belene dal 1949 al 1989 non è mai stato processato e condannato nessuno, pur essendoci una vasta serie di testimonianze.
Dal 1990 ad oggi tutto sull’isola è abbandonato e praticamente inaccessibile, ad esclusione del Primo Blocco destinato a penitenziario.

Verso il Museo-Memoriale
Il lavoro da fare è abbastanza complesso, ma non impossibile. Molte persone ed istituzioni desiderano che si crei questo luogo, per conservare la memoria e per educare le nuove generazioni. La parte più difficile è creare una regia e un soggetto che abbia peso per interloquire con le Istituzioni. Possiamo sintetizzare il lavoro da svolgere in tre tappe.

Prima tappa: realizzazione di un COMITATO
Nel 2015 vanno contattati tutti i possibili interessati (persone ed istituzioni) a questo progetto, esponendo loro motivazioni e finalità di questo memoriale. Tutti vanno invitati ad entrare nel COMITATO PROMOTORE in vista della creazione di una FONDAZIONE.
Il comitato promotore inizierà a lavorare:
• Studiando e stendendo lo statuto della Fondazione
• Cercando e preparando una sede per tale Fondazione sulla terraferma
• Iniziando a raccogliere libri, testimonianze e materiale sul Campo di Belene e sugli altri
• Cercando sponsor e finanziamenti (privati, aziende, Stato, Unione Europea, Fondazioni…)

Seconda tappa: FONDAZIONE
Verso la fine del 2015 o all’inizio del 2016 va costituita la FONDAZIONE ISOLA DI BELENE, con statuto, soci, capitale, organi direttivi.
Tutti gli aderenti al Comitato (che verrà sciolto all’atto della creazione della Fondazione) saranno invitati a diventare Soci Fondatori, versando la quota stabilita dal detto Comitato.
Potranno aderire alla Fondazione, come soci ordinari, tutti coloro che vorranno, versando la quota annuale stabilita dagli appositi organi. Tale Fondazione inizierà immediatamente il suo lavoro, stabilito dallo Statuto, che essenzialmente sarà:
• Allestire la sede, con segreteria, archivio e alcune sale in grado di accogliere i visitatori.
• Studiare e raccogliere documenti, materiale еtestimonianze relative al sistema concentrazionario del regime bulgaro, con particolare attenzione al TVO-Belene.
• Promuovere pubblicazioni, dibattiti, etc. per far conoscere il Campo in Bulgaria e nel mondo
• Ottenere dal Ministero della Giustizia, l’accesso illimitato alle Isole di Belene.
• Iniziare a guidare persone e gruppi in visita sulle Isole.
• Ottenere dal Ministero della Giustizia in donazione il sito del Secondo Blocco.
• Progettare e realizzare sul luogo del Secondo Blocco il Museo-Memoriale.
• Reperire fondi per finanziare le proprie attività.

Terza tappa: MUSEO-MEMORIALE
Una volta ottenuto dal Ministero della Giustizia, si spera gratuitamente, il sito abbandonato con i ruderi del Secondo Blocco, si provvederà immediatamente a ricostruire il Campo ed ad allestirlo, secondo quanto progetterà la Fondazione.
Unitamente a questo si provvederà a riabilitare la strada d’accesso e possibili altre strutture lungo il percorso. Si prevede l’inaugurazione ufficiale del Museo-Memoriale il 27 aprile 2019, nel 70° anniversario dell’istituzione del TVO-Belene.

Si comincia!
Carissimo, amico/a, se condividi questo nostro sogno, e desideri contribuire, ti invito al

1° RADUNO DEL COMITATO PROMOTORE:
SABATO 27 aprile 2014, alle ore 10.00
presso il Centro Culturale “Beato Eugenio Bosilkov” ul. Stratsin 2, Belene (Pleven)
Ti aspettiamo con gioia, perché più siamo, più semplice e veloce sarà realizzare questo progetto. Potrai aderire al Comitato in questa occasione, o anche successivamente.
All’ingresso del TVO Belene erano scritte queste parole di Maksim Gorkij:
“Quando il nemico non si piega, noi lo spezziamo”.
Mi piacerebbe, entro cinque anni, ricostruire di nuovo questo portale, aggiungedo sotto:
“Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Grazie per l’attenzione. Ti aspetto e spero di collaborare con te a questo progetto.
p. Paolo Cortesi
Rettore del Santuario “Beato Eugenio Bosilkov”

Veniteci a trovare
il 26 aprile 2014

Che Tempo fa

Recensioni

Caricamento...
Caricamento...
In questa zona i nostri Partner offrono: