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Pino Russo presenta Novecento - Enjoy San Salvario: Jazz on the Road

Casa del Quartiere via Oddino Morgari 14, Torino, Italia
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All'interno della cornice di Enjoy San Salvario - Jazz on the Road, Pino Russo presenta il suo ultimo lavoro, “Novecento” edito dalla prestigiosa etichetta discografica Spasc(h).

"Novecento" è un progetto che prende in esame la musica di Thelonious Monk, Miles Davis e John Coltrane, tre autori che hanno lasciato un segno importante e tangibile nella storia del jazz e nel panorama musicale mondiale non solo del loro tempo, ma anche del presente e del futuro. Un originale approfondimento raccontato da una chitarra in solo.

Pino Russo è eclettico chitarrista, compositore, arrangiatore, docente di chitarra Jazz e di Armonia Jazz al Conservatorio Vivaldi di Alessandria. Chitarrista versatile rispetto agli opposti confini del jazz e della musica classica.

Premio Mimmo Mancinelli 2009 come miglior chitarrista e vincitore del premio speciale per l’edizione 2009 del Barezzi Live, ha sviluppato un’intensa ricerca timbrica sulla chitarra classica amplificata esplorando linguaggi musicali diversi tra jazz, bossanova, musica classica, mediterranea e contemporanea.

Vanta presenze sui palchi dei più importanti Jazz Festival e Rassegne chitarristiche e collaborazioni con musicisti di fama mondiale (Enrico Rava, Barney Kessel, Tal Farlow, Bill Cobham, François Jeanneau, Tullio De Piscopo, Gianni Basso, Felice Reggio, Flavio Boltro e tanti altri).

La Carisch ha recentemente pubblicato una raccolta di sue composizioni dal titolo “Guitar Project” e il suo ultimo album in solo è “Novecento” (Splasc(h)).

Web: www.pinorusso.it

Le liner notes del disco:
La seduzione, autentica, del Novecento

Per alcuni la semplicità è una conquista. Per altri una vocazione. Per altri ancora – come nel caso di Pino Russo – un processo evolutivo. Nell’arco dell’apprendimento di un artista, solitamente, all’acquisizione di stili e tecniche segue la maturazione espressiva e la saggezza che conduce alla personalizzazione del proprio linguaggio. È qui, al limite estremo e ultimo dell’essere lettore delle proprie opere e di quelle degli altri, che Pino Russo si può dire musicista completo. Perché pone, fra gli obiettivi prioritari del proprio lavoro, il decifrare ciò che è complesso, articolato e annodato attraverso una comunicazione sensoriale che permette a chiunque di elaborare una propria visione della musica. Un compositore, o un interprete, non ha l’obbligo di assecondare il pubblico ma il dovere di spiegare – suonando – le ragioni delle sue scelte e perché le ritiene così importanti per l’arricchimento proprio e degli altri. Pino Russo ha raggiunto la propria semplicità attraverso un atto seduttivo che lega il forte carattere dell’esecutore all’esemplare autenticità dell’improvvisazione.

Partendo da un diploma in chitarra al conservatorio, e con uno studio approfondito del contrappunto di Johann Sebastian Bach, questo artista ha elaborato un viaggio fatto di sedimenti. Nel quale la musica viene prima del musicista e l’idea si antepone a tutto il resto. Così come accade in questi accumuli sonori capaci di segnare un ventennio di jazz – “’Round Midnight” è del 1944, “Nardis” del 1958 e
“Naima” di un anno più tardi – declinato su tre nomi: Thelonious Monk, John Coltrane e Miles
Davis. Selezione di brani importanti (ma da non considerarsi un semplice “The best of…”) dove è
evidente il gioco tra pensiero melodico e pensiero razionale. Tra materiale tematico e dominio dei
blocchi accordali, tra cantabilità ed elaborazione di tutto ciò che è linea verticale e orizzontale nella
musica.

Seduzione che nasce dalla sintesi e dalla distensione delle strutture: è qui che Pino Russo si
inserisce con l’accuratezza di un miniaturista coinvolto nella sfida di offrire una sua nuova e audace
versione delle “Coltrane Changes” di “Naima” e di tutto ciò che c’è di modale in Davis: dal modo
dorico (ma anche frigio, lidio e misolidio) di “Blue in Green” alla scala gitana minore di “Nardis”.
Così Pino Russo, con un approccio classico e nobile ai brani originali, regala una musica addirittura “asciutta” ma ben cadenzata nelle modulazioni.

Piena di cantabilità e dinamiche, calibrata nelle trasparenze e “limata” sino a raggiungere l’essenza
di ciò che rappresenta: un infinito girovagare nell’uomo del Novecento.

Davide Ielmini - 6 Novembre 2013

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