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L'unicità e la riconoscibilità dello stile compositivo ed improvvisativo, sono le caratteristiche che fanno di un musicista un artista che regala la sua eredità alle generazioni future.
Thelonious Monk è stato uno di essi.
Il suo senso della “rottura” degli abituali clichés, avviene attraverso la realizzazione della sua personalissima libertà espressiva che vive, lungo il corso degli anni, e attraverso le varie fasi che attraversa il suo sentire musicale.
La musica di Monk è insieme armonia ardita e concezione ritmica fatta di un tempo oscillante, tra anticipi e ritardi, che trova sempre una giustificazione ed un senso profondi.
Chi ascolta Monk suonare, sperimenta uno stato quasi estatico, fatto di sorpresa continua, di risoluzioni mai ovvie.
Al contempo vive in lui un profondo senso melodico, ed è da questa estrema cantabilità delle sue composizioni che è iniziato il nostro percorso verso di lui.
Esprimere attraverso la voce la malinconia, l'ironia, la drammaticità, l'arditezza melodica rispetto ad un'armonia spesso aspra e tesa, è ciò che ci affascina e ci conquista.

Betty Carter, con la sua personale storia musicale e personale, ha in comune con Monk una potenza esplosiva nel modo di esprimere il suo sentire musicale.
Una personalità di rilevo, capace di attingere al repertorio immensamente ricco degli standard song americani e riportarli allo stato di materia prima da plasmare, trasfigurandoli e connotandoli fortemente in modo del tutto originale, accostando al linguaggio dello scat vocale della tradizione, un canto fatto di sincopi e poliritmie che diventano il cuore della sua espressione, la scintilla che accende le sue idee compositive e l'eredità che lascia a noi tutti.
“New all the time”, era questo il suo imperativo categorico, il motore stesso della continua ricerca ha portato Betty Carter a espandere in molte direzioni l’idea stessa di vocal jazz.
Punto di riferimento per intere generazioni di musicisti, ha chiamato attorno a sé talenti di straordinaria freschezza creativa ai quali chiedeva sempre di interagire in maniera dinamica sul terreno comune del “timing” inteso come pulsazione costante, sia che si trattasse di ballad dilatate al limite dell’onirico che di incalzanti swing dal ritmo frenetico.
La sezione ritmica, di base formata da piano, basso e batteria, era il suo interlocutore privilegiato, mai è stata relegata al solo ruolo di accompagnamento.

A questi due massimi rappresentanti della storia del Jazz, uniremo alcuni standards scelti dal repertorio della tradizione.

Sara Della Porta – voce
Silvia Manco – pianoforte
Andrea Colella - contrabbasso

Veniteci a trovare
il 19 aprile 2014

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