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KAROL - L'ATTORE DI DIO

Teatro comunale di Corato piazza Marconi, Corato BA, Italia
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IL 28 APRILE PRESSO IL TEATRO COMUNALE DI CORATO, gli allievi del TEATRO DELLE MOLLICHE portano in scena "Karol - l'attore di Dio", drammaturgia scritta da Alessandro De Benedettis, Cataldo Martinelli e Daniele Ventrella. Conduzione di Francesco Martinelli. Costumi di Mariangela Graziano.
Esibizione patrocinata dal Forum dei Giovani e dal Comune di Corato.



• Argomento

Tra i molti profili di riflessione che la personalità di Karol Wojtyla offre (Pastore, Filosofo, Evangelizzatore nel mondo, ecc.), vogliamo esprimere,essendo noi compagnia di Teatro, il nostro sentimento di affinità spirituale e di riconoscenza a un Papa che all’arte e in particolare al Teatro ha donato un contributo particolarmente generoso; e ciò attraverso la rappresentazione di un dramma teatrale che ha come oggetto l’esperienza artistica del giovane Wojtyla, durante l’occupazione nazista negli anni ’40, esperienza in cui è possibile intravedere in nuce la personalità e le problematiche del futuro sacerdote e Papa.

• Sinossi del dramma

Polonia, Cracovia,1941, Seconda guerra mondiale.Una sera, a casa di Karol Wojtyla, la compagnia del Teatro Rapsodico, che opera clandestinamente per via dell’occupazione nazista, decide di organizzare una prova aperta in cui si reciteranno le opere poetiche dello stesso Wojtyla, il quale è membro e fondatore della compagnia. Finiti i preparativi, con l’arrivo di tutti gli inviatati comincia dunque la rappresentazione. Tuttavia, dopo una brusca interruzione dovuta a una tragica notizia, che crea una crisi all’interno del gruppo, giungerà inaspettato a casa Wojtyla un giovane ufficiale nazista, che rivelerà di aver appreso degli incontri clandestini, ma di non voler denunciarli.

• Rapporto di Giovanni Paolo II con l’arte.
Karol Wojtyla, seguendo in un primo momento la vocazione artistica, è stato appassionato di letteratura e filologia, dedicandosi intensamente lui stesso alla poesia. Fu membro e cofondatore del Teatro Rapsodico, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. In seguito alla sua vocazione sacerdotale, ha sempre mantenuto, tuttavia, un profondo legame con l’arte, attraverso saggi, articoli, iniziative, un’importante lettera agli artisti nella Pasqua del 1999 e una considerevole produzione letteraria, poetica e teatrale, di alto valore artistico. A proposito di questo rapporto si esprime così:
“Il sacerdozio è un sacramento e una vocazione. La creatività poetica è una funzione del talento, ma è anche il talento che determina la vocazione. Queste due vocazioni, religiosa e poetica, coesistono insieme, in qualche misura, e reciprocamente si penetrano in una stessa persona”.

• Il Teatro Rapsodico

Con “Teatro Rapsodico” s’intende una forma di teatro che attua le idee del regista polacco Mieczyslaw Kotlarczyk in campo teatrale. Fu fondata a Cracovia nell’agosto nel 1941 da Kotlarczyk e da Karol Wojtyla. Si svolgeva in modo clandestino essendo al tempo dell’occupazione nazista vietata ogni forma d’espressione della cultura polacca, pena la morte o la deportazione. Il “Teatro Rapsodico” aveva sia una missione storica-civile di salvaguardia della cultura e dell’identità nazionale, sia artistica, nel tentativo di conferire alla parola un ruolo assolutamente centrale nell’espressione teatrale.
Riportiamo le parole del Papa Giovanni Paolo II con cui sintetizza l’esperienza del Teatro Rapsodico:
In quel periodo rimasi in contatto con il teatro della parola viva, che Mieczyslaw Kotlarczyk aveva fondato e continuava ad animare nella clandestinità. L'impegno nel teatro fu all'inizio favorito dall'avere ospiti in casa mia Kotlarczyk e sua moglie Sofia, che erano riusciti a passare da Wadowice a Cracovia entro il territorio del «Governatorato Generale». Abitavamo insieme. Io lavoravo come operaio, lui inizialmente come tramviere e, in seguito, come impiegato in un ufficio. Condividendo la stessa casa, potevamo non solo continuare i nostri discorsi sul teatro, ma anche tentarne attuazioni concrete, che assumevano appunto il carattere di teatro della parola. Era un teatro molto semplice. La parte scenica e decorativa era ridotta al minimo; l'impegno si concentrava essenzialmente nella recitazione del testo poetico. Le recite avvenivano davanti ad un ristretto gruppo di conoscenti e di invitati, i quali avevano uno specifico interesse per la letteratura ed erano, in qualche modo, degli «iniziati». Mantenere il segreto intorno a questi incontri teatrali era indispensabile; si rischiavano altrimenti gravi punizioni da parte delle autorità d'occupazione, non esclusa la deportazione nei campi di concentramento. Devo ammettere che tutta quella esperienza teatrale mi si è impressa profondamente nell'animo, anche se ad un certo momento mi resi conto che in realtà non era questa la mia vocazione.

Veniteci a trovare
il 28 aprile 2014

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