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Carmen. Il Racconto di un allestimento leggendario

Villa Caruso Bellosguardo Via di Bellosguardo, 54, Lastra a Signa FI, Italia
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Giovedì 24 aprile, ore 17.30
Museo Enrico Caruso, Villa Bellosguardo
Lastra a Signa
Carmen. Il racconto di un allestimento leggendario
Mostra, concerto-spettacolo sull’opera di Peter Brook
Orchestra del Conservatorio “Luigi Cherubini”
Direttore Luciano Garosi
Letture di Massimiliano Barbini
Una collaborazione: il Funaro Centro Culturale Pistoia, Archivio Andres Neumann/ Con Museo Enrico Caruso Villa Bellosguardo, Lastra a Signa/ E Conservatorio Statale di musica Luigi Cherubini, Firenze

Ingresso libero


Lo spettacolo "Carmen. Il racconto di un allestimento leggendario", in programma giovedì 24 aprile (ore 17.30), al Museo Enrico Caruso di Lastra a Signa, potrebbe avere come sottotitolo anche “La messa in scena di un archivio”: i documenti e la storia che prenderanno vita, infatti, saranno alcuni di quelli del Fondo Andres Neumann e riguardano il memorabile spettacolo “La Tragédie de Carmen”, che Peter Brook allestì a Les Bouffes du Nord di Parigi nel 1981 e del quale Andres Neumann organizzò una prestigiosa tournée italiana. Grazie alla Andres Neumann International infatti, nel 1986, la Carmen di Brook fece risuonare , dopo 2000 anni, il teatro Odeion di Pompei, trasformò radicalmente la fisionomia del teatro Argentina di Roma e fece tappa a Milano (Piccolo Teatro Studio), Cagliari ( Anfiteatro Romano), Bari ( Teatro Petruzzelli), Palermo (Teatro Biondo).

Sarà presentato, per la prima volta, un evento che alternerà il racconto teatrale dell'opera e della relativa tournée italiana (a cura di Massimiliano Barbini del Funaro) all'esecuzione di trascrizioni e brani celebri dall’opera di Bizet, eseguita dagli allievi del Conservatorio Statale di musica Luigi Cherubini di Firenze, con la direzione di Luciano Garosi.

Verrà inoltre inaugurata una mostra documentaria con materiali dell’Archivio di Andres Neumann (custodito al Funaro dal 2010 e oggetto di una recente pubblicazione dal titolo L’Archivio Andres Neumann. Memorie dello spettacolo contemporaneo, Corazzano, Titivillus, 2013, di Maria Fedi, con una presentazione del professore Renzo Guardenti e una testimonianza di Giada Petrone) composta da manifesti, programmi di sala, foto, diapositive, schede tecniche, rassegne stampa, oltre alle tre versioni video dello spettacolo, realizzate con i tre cast che si alternavano nelle recite. Tutto questo è infatti il punto di partenza da cui nasce questo progetto, esempio di come gli archivi siano fonti inesauribili di spunti e possibilità creative e di crescita per il presente.

Perché “La Tragédie de Carmen” è restato nella storia dello spettacolo dal vivo? I motivi sono svariati oltre al fatto che fu replicato centinaia di volte in tutto il mondo. Si inquadrava nella continuità coerente del lavoro sullo spazio del regista inglese: si trattava di allestire un’opera in un luogo radicalmente diverso da quello di un teatro lirico, il che comportava, prima di tutto, un diverso rapporto tra i cantanti e il pubblico, immersi in una dimensione quasi intima. Non era previsto il golfo mistico, l’organico orchestrale era stato ridotto a quindici solisti (ciascuno dei quali rappresentava una sezione strumentale d'un complesso sinfonico classico). Lo spettacolo che aveva in mente era prossimo ad un concerto di musica da camera. Questa “Tragédie de Carmen” andava inoltre alla ricerca dello spirito autentico della' Carmen. Dalla novella di Mérimée all'opera lirica di Bizet, quelle condizioni non erano già più le stesse. Dall'opera lirica ai giorni nostri è passato più di un secolo. Come non tenerne conto?, si chiedeva infatti Jean-Claude Carrière che con Marius Constat e Peter Brook si era occupato dell’adattamento. L'operazione praticata da Brook, Constant e Carrière essenzializza al massimo il nucleo dello scontro dei sentimenti e delle emozioni che stanno alla base sia della novella di Mérimée sia dell'opera di Bizet. Depurarono la trama e ci restituirono un testo di intensa drammaticità che lasciò il segno.

Un Museo, un Centro Cuturale e di Ricerca Teatrale e un Conservatorio musicale si sono uniti per raccontare quest’opera certamente leggendaria ma che molti non hanno avuto il piacere di vedere dal vivo.

L’ingresso è libero.
Gradita la prenotazione: tel 055 8721783
Lo spettacolo sarà in replica a Villa Bardini, a Firenze il 20 maggio 2014.

Stralci di recensioni della “Tragédie de Carmen” di Peter Brook:

Brook ha eliminato il melodramma da Carmen. (…) La Carmen di Peter Brook è perfetta. E la perfezione è impossibile da descrivere. La perfezione si esprime in se stessa e nel proprio risultato.
J. Kott
(Stilb spettacolo)

Immaginate un'Aida interpretata da quattro soli cantanti e da un'orchestrina d'una dozzina di elementi. È all'incirca quello che ha fatto Peter Brook con l'opera francese per antonomasia, quintessenza dell’amour-passion, la Carmen di Bizet. Suscitando la prevedibile indignazione per l'onore nazionale ferito, per l'offesa sacralità della musica, insomma per lesa maestà. Ma al di là dello scandalo dei melomani più intransigenti (se n'è fatto portavoce in Italia Alberto Arbasìno), La tragédie de Carmen di Brook costituisce uno dei rarissimi tentativi di rivoluzionare un mondo conservatore come quello del teatro musicale: con indubbio successo, visto che questa Carmen anti-tradizionale ha riempito dal 1981 a oggi le platee di mezzo mondo, da Parigi a Broadway, tra entusiasmi e scandali, lanciando oltretutto su scala internazionale, prima dei film di Saura e di Rosi, il "fenomeno Carmen”.
Oliviero Ponte di Pino
(Panorama)


www.conservatorio.firenze.it
www.ilfunaro.org
www.museoenricocaruso.it

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il 24 aprile 2014

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