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"Il Ragazzo di Noè" a SEGNALI, XXV ed.

Teatro Sala Fontana Via Boltraffio 21, Milano, Italia
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Una coproduzione Ragtime/Festival Tra Sacro e Sacro Monte

Di Valentina Maselli
Con Enrico Ballardini e Massimo Zatta
Regia di Valentina Maselli

Lo spettacolo è liberamente ispirato al romanzo Il bambino di Noè, dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt: la storia dell'amicizia - che matura nel 1942 negli orrori delle persecuzioni naziste - tra un bambino ebreo, Joseph, ed un sacerdote cattolico che lo protegge, Padre Pons. Un'amicizia che diverrà, per il piccolo, un cammino indimenticabile di formazione, comprensione e crescita tra storia, cultura e necessità della conservazione della memoria.

Affidato dai genitori a Padre Pons, il piccolo viene ospitato in una sorta di collegio, Villa Gialla. Qui padre Pons gli svela un segreto meraviglioso: proprio come una sorta di Noè contemporaneo, il sacerdote nasconde e colleziona nella sua personale arca - la cripta di una chiesetta abbandonata – oggetti, musica e testi sacri della religione ebraica. Vuole essere sicuro che nessuna persecuzione possa distruggere millenni di cultura e sceglie come compagno di studi proprio Joseph, un bambino ebreo di sette anni, che con la curiosità e l’ingenuità tipica della sua età, cerca attraverso le sue domande di capire i grandi misteri della religione e degli uomini. Nel tentativo di dare risposte, proprio nel periodo più oscuro della nostra storia, Padre Pons trova la forza di credere ancora nella bellezza di questo mondo.

Lo spettacolo, nell’interpretazione di Enrico Ballardini e Massimo Zatta, dà corpo e voce ai due protagonisti di questa storia.

NOTE DI REGIA

Quando ricordiamo, la nostra mente non segue strade e percorsi lineari: un gesto, un profumo, un’immagine ne accendono altre mille riportando alla luce dettagli, emozioni forse dimenticati. Ed è mettendo insieme ogni frammento che alla fine riusciamo ad avere un quadro completo della storia che abbiamo rievocato. Allo stesso modo i luoghi, nel ricordo, sono essenziali, forse distorti dalle emozioni che hanno suscitato allora, emerge solo ciò che allora ha avuto reale importanza incidendosi per sempre nella nostra memoria.
Abbiamo affrontato e scelto di raccontare la storia di Joseph e Padre Pons a partire da queste considerazioni. L’impianto drammaturgico si snoda tra salti temporali e suggestioni di immagini e gesti, per offrire solo alla fine un quadro completo della vicenda. Allo stesso modo la scenografia evoca quel “non-luogo” che è la mente nell’atto del ricordare.
Il protagonista, quindi, non vive il presente della storia, non è un bambino, ma un adulto che ricorda la più straordinaria avventura della sua vita, emblematica di tante altre di quello stesso periodo. Ed è proprio la forza dei ricordi evocati a portarlo a riviverli in prima persona, arrivando a riprovarne le emozioni in tutta lo loro drammaticità.

Veniteci a trovare
il 9 maggio 2014

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