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Energji / Energia - Arjan Shehaj

Galleria Alessio Moitre via santa giulia 37 bis, Torino, Italia
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La Galleria è lieta di presentare l’esposizione personale dell’artista albanese Arjan Shehaj (Patos, Albania, 1989).
Una volontà di disegno, una semplicità compositiva che nasce innanzitutto dalla necessità di scoperta, dove ogni linea appare come un immaginario percorso in un cammino iniziato da tempo.
Una conoscenza dei mezzi della rappresentazione che portano l’artista a creare realtà che prima di tutto sono novità per la stessa mano che li ha concepiti, come se dietro al pennello vi fosse un immaginaria bacchetta in grado di far apparire mondi, scomponibili poi dalla nostra stessa volontà.
Semplici linee, che con costanza e visione individualista dell’artista, costituiscono un tracciato di consapevolezza e di lentezza.
Quest’ultima permette di trasmigrare sentimenti, attimi, vibrazioni all’interno di una tela che ne assorbe a tal punto la lezione da apparire “calma”, anche nel momento stesso in cui la forma si scatena, si contorce o cambia improvvisamente direzione.
Vi è una consapevolezza nell’atto di Arjan, di una strada che non gli è mai stata sconosciuta per davvero e che oggi si esprime in queste forme che non vogliono connettersi alla realtà, non ne sentono il bisogno.
Ogni passaggio di tratto è lento accadimento, un fatto che si palesa nell’atto stesso del compimento, uno stupore che prima di tutto è del pittore stesso.
Esposizione a cura di Alessio Moitre e Arjan Shehaj



L’Energji nella pittura senza tempo di Arjan Shehaj


Tra i compiti che si richiedono oggi alla critica d’arte militante vi è indubbiamente un serio lavoro di censimento e selezione tra l’infinita messe di artisti che stagionalmente si propongono, lanciano, sostengono. Il tutto dovuto alla fame impaziente dei mercati di proporre novità ad ogni costo. E non sempre vale la riflessione che il tempo risarcirà chi lo merita, essendo numerosi i casi di artisti dalla dubbia qualità ma dalle sponsorizzazioni pesantissime.
Tra i tanti che si affacciano per la prima volta sulle scene, abbiamo imparato ad avere familiarità con il nome di Arjan Shehaj, che è la conferma vivente di un duplice motivo, da una parte la conferma di una vitalità e di una attualità – anche quindi in prospettiva – del linguaggio pittorico; e dall’altra della bontà di una scuola, l’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano, troppo spesso messa in discussione negli ultimi tempi. In poche parole, con il lavoro paziente e meticoloso del giovane Shehaj, si conferma il valore assoluto degli artisti che a Brera tramandano l’antico mestiere a giovani di talento che, come nel caso in questione, vengono da tutto il mondo per imparare, sperimentare, lanciarsi in questa sfida appassionata. Da sempre allergici ad ogni forma di biografismo, senza però ignorare le coordinate culturali che sono proprie di ogni ambiente e di ogni Paese, notiamo con piacere le provenienze più disparate di questi giovani artisti apprendisti a Brera e, nel caso specifico di Shehaj, dalla vicina Albania. Tutte esperienze che, al pari del rimpicciolimento del pianeta dovuto alle comunicazioni e alla realtà virtuale, segnano il definitivo tramonto delle scuole storiche legate a una città, a una strada, a una piazza, a un caffè, e segnano invece l’inesorabile affermarsi di un solipsismo bagnato dalla globalizzazione e dal voyeurismo.
Internazionale allora sarà inevitabilmente anche la pittura del nostro giovane artista, che propone una serie di raffinati e convincenti lavori apparentabili all’area aniconica, che hanno l’indubbio merito di proporsi in una, storicamente difficile a questo punto, originalità linguistica ed espressiva. Non insomma il rimestare motivi già visti e impercettibilmente rielaborati, ma un affermare un nuovo e vitalistico credo nella pittura. E il vitalismo ci pare essere la cifra di questi lavori, riassunti nel ciclo intitolato Energia, che nel loro slancio segnico riassumono un evidente credo nella forza creativa assurta al ruolo di protagonista. Uno slancio energico che non fa risentire alle opere in termini di eleganza e perfezione formale, e che non si tramuta nel gesto classicamente inteso, nella pittura, europea e americana, che anteponeva la forza espressiva alla compostezza compositiva, ma che invece si dipana sulle diverse superfici con un’ineccepibile disarmonia complessiva, splendidamente rispondente ai tempi che viviamo. La monocromia, o la bicromia di fatto, di questi lavori rende la sua ricerca ancor più rarefatta e intellettuale, con il diverso esperire delle diverse tecniche su tanti differenti materiali. Come nella tecnica mista su tela di Infinity, dove la reminiscenza di una geometria preesistente viene soverchiata dal tratto, nero e insistito, che si risolve in una intelligente imprecisione. O come il gesso sul legno di un altro Infinity, del 2011 questa volta, dove un vortice nero e grigio ci accompagna dai lati dell’incalzante formato romboidale, al foro del centro, creando una tensione appunto energica, che ci porta a riflettere inevitabilmente sulle forze e le attrazioni. Così come molto eleganti risultano i lavori eseguiti a penna su carta, che vanno sotto il nome di Union, di piccolo formato compreso tra il 12x12 e il 14x14, esercizi che si configurano come piccole gemme di un pensiero che rimane la guida atta a incanalare l’energia, tanto quella creativa quanto quella vitalistica.
Nella assoluta convinzione che il nostro Shehaj maturerà le proprie coordinate, linguistiche e culturali, non lasciandosi influenzare – se non attivamente – dalle esperienze dei maestri con cui si confronta e si confronterà, possiamo, al netto di cautele e sospensioni, affermare che il compito della critica presente e futura sarà anche quello di censire il suo lavoro, sostenendolo e accompagnandolo a tirare fuori le migliori energie, dopo un avvio così promettente e dalle tanto solide basi.


Testo di Gaetano Centrone



Arjan Shehaj

Mostre selezionate

Mostre personali
2012
Il viaggio verso la pittura, Galleria Jean Blanchaert, Milano

Mostre collettive
2014
Untitled, Pinxi NewArt Gallery, Milano
SetUp, Fiera d’arte contemporanea indipendente, II edizione, Bologna
fuori salone miart - brera 2014 presso l'accademia di belle arti di brera milano
2013
Oltremare,fondazione Ibrahim Kodra, Milano
Paolina Brugnatelli 2013, Ex Chiesa di San Carpoforo, Milano
The metaresidency project, a cura di Cristina Rota e Paola Tognon, presso the blank residency,Bergamo
Rinascimento e rinascita, dall'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci al terzo paradiso di Michelangelo Pistoletto, a cura di Paola Salvi Accademia Di Brera - Biblioteca nazionale centrale di Firenze
2012
Pre Post Contemporaneo, a cura di Philippe Daverio, Galleria Jean Blanchaert,Milano
Onufri, Premio Nazionale delle Arti, Galleria nazionale delle Arti G.K.A, Tirana, Albania
Premio Nazionale delle Arti, Accademia Albertina di Belle Arti, Torino

Veniteci a trovare
dal 6 maggio al 3 giugno 2014

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