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Europa, Giovani, Lavoro

Retrò Brasserie Via Guido Volpato, Quarto d'Altino VE, Italia
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Europa, Giovani, Lavoro
Antonio Varsori - Università degli studi di Padova
Simone Panizzuti - Università Ca' Foscari di Venezia
Denis Nan - Associazione Marco Polo, Ca' Foscari Alumni
Modera: Matteo Golfetto

Ore 18 Retrò Brasserie - Quarto D'Altino

I dati più recenti forniti dall’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, Eurostat, sono piuttosto chiari: la disoccupazione è in costante aumento nell’intera Unione e nella zona euro e colpisce soprattutto i giovani.
È evidente dunque l’esistenza di un grave problema specifico, la disoccupazione giovanile appunto, all’interno del problema complessivo rappresentato dalla disoccupazione nei Paesi dell’Unione Europea. Così la crisi che negli ultimi anni ha colpito duramente la maggior parte dei Paesi Europei, mettendone a dura prova i rispettivi mercati del lavoro, ha avuto effetti particolarmente gravi sulle possibilità occupazionali dei giovani, aspetto rilevante perché con conseguenze profondamente negative sul futuro delle giovani generazioni e quindi dell’intera popolazione europea.
Evidentemente non è stato fatto e non si fa abbastanza per affrontare questo grave problema, sia a livello nazionale che a livello di Unione Europea
L’attuale crisi economica e sociale in Europa che ha colpito i giovani, soprattutto in Italia, non è una questione di competenza solo nazionale per adottare soluzioni per aiutare i giovani ad accedere all’occupazione e a muoversi in mercati del lavoro socialmente inclusivi, visti gli attuali vincoli di finanza imposti dall’Unione Europea la problematica va posta al centro dell’attenzione delle politiche comunitarie.
Le sfide che è necessario affrontare prima di tutto a livello europeo riguardano prima di tutto tre questioni generali:
- le misure necessarie per garantire ai giovani l’accesso al mercato del lavoro;
- le misure di inclusione sociale che consentano migliori transizioni nel mercato del lavoro;
- le modalità per migliorare le competenze tra i giovani senza lavoro.
Tra le cause della disoccupazione giovanile vi è anche la generale alta disparità tra le capacità tecniche in cui gli studenti si specializzano e le esigenze del mercato del lavoro, per questo è importante il collegamento tra scuola e lavoro ad esempio attraverso la formazione e il tirocinio, che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto da parte delle imprese. Serve poi un migliore coordinamento tra le varie parti interessate e i vari livelli (locale, regionale, nazionale, europeo) nonché un maggior coinvolgimento dei giovani nella ricerca e attuazione di soluzioni sostenibili.
Le risposte possibili alle tre questioni generali possono essere così individuate:
- un sistema di insegnamento flessibile combinato con un mercato del lavoro dignitoso è la chiave per creare un mercato equilibrato e migliorarne l’accesso da parte dei giovani;
- deve aumentare la fiducia nelle capacità e risorse delle persone in situazioni di vulnerabilità: l’inclusione sociale deve essere considerata un investimento a lungo termine in cui le scuole e le organizzazioni locali rivestono un ruolo fondamentale;
- la formazione professionale e l’istruzione sono percorsi per garantire le giuste competenze, per questo servono programmi e servizi su misura per i giovani; così come servono incentivi alle piccole e medie imprese per l’assunzione dei giovani.
Infatti le società che investono nella creazione di posti di lavoro sono quelle che superano meglio la crisi, e investire sui giovani significa investire sul futuro dell’intera società.
Stante l’aggravarsi della situazione occupazionale in generale ed in particolare di quella giovanile è importante incidere al più presto con interventi efficaci, promozione di pari opportunità, assunzione reale di responsabilità e attuazione intelligente delle misure, sostegno alla transizione scuola-lavoro, evitare il trasferimento intergenerazionale dell’esclusione sociale. E’ indifferibile quindi passare urgentemente dalle parole ai fatti. Non intervenire subito per ridurre la disoccupazione giovanile significa minare il futuro stesso della società.
Infatti i giovani sono particolarmente vulnerabili, dal momento che periodi prolungati di disoccupazione nel contesto attuale possono avere poi un effetto permanente nella loro futura vita adulta, con potenziali rischi di emarginazione, povertà ed esclusione sociale.
A maggior rischio di disoccupazione sono i giovani poco qualificati, coloro cioè che hanno al massimo completato l’istruzione secondaria inferiore abbandonando prematuramente i percorsi educativi e formativi.
Tuttavia, sebbene il tasso di disoccupazione tra i giovani in generale diminuisca al crescere del livello di formazione raggiunto, i tassi di disoccupazione per i giovani con istruzione secondaria superiore e universitaria indicano una preoccupante diminuzione del vantaggio occupazionale anche per i giovani più qualificati.
Nonostante l’attenzione generalmente elevata rivolta nelle politiche nazionali al problema dell’occupazione giovanile, esiste scarso consenso in merito alle misure che dovrebbero essere adottate per meglio indirizzare i giovani. Di fronte al forte aumento della disoccupazione c’è la convinzione diffusa che solo un miglioramento generale della situazione economica e del mercato del lavoro può avere ricadute positive anche sui giovani.
La disoccupazione giovanile è fortemente influenzata dai livelli di istruzione e formazione raggiunti, per cui è necessaria una maggiore attenzione ai sistemi scolastici di tutti i livelli, anche in ottica occupazionale.
Elemento fondamentale per aumentare le possibilità dei giovani di inserirsi nel mondo del lavoro è quello di sviluppare le competenze che sono rilevanti per il mercato del lavoro.
E’ importante che l’istruzione e la formazione siano improntate a rafforzare l’approccio basato sulle competenze, con riforme dei programmi scolastici mirate al migliorando delle competenze didattiche di base per garantire un insegnamento di alta qualità e aumentare la flessibilità e la permeabilità dei percorsi di apprendimento. Vi è anche una crescente necessità di promuovere un aumento dei programmi di formazione di competenze trasversali pertinenti al lavoro, quali processi di problem-solving e team di lavoro, oltre all’acquisizione di conoscenze specialistiche. Allo stesso modo, tirocini e altre forme di esperienze di lavoro dovrebbero sempre più essere integrati nei programmi di istruzione superiore e professionale.
In questo l’Europa può avere un ruolo fondamentale per adottare iniziative e attuare politiche mirate a sviluppare strumenti aggiornati o che addirittura anticipino le esigenze del mercato del lavoro in termini di competenze, al fine di migliorare la risposta dei sistemi di istruzione e formazione e diffonderne i risultati, per facilitare le possibilità di trovare o mantenere un lavoro.
Le esperienze attuate in vari Paesi europei mostrano come la formazione attraverso forme di apprendistato sia più efficace rispetto alla tradizionale istruzione e formazione scolastica, nel senso che tende ad aumentare le opportunità di occupazione all’inizio della vita lavorativa. La formazione in apprendistato ha anche la capacità di rispondere maggiormente alle nuove esigenze di competenze rispetto alla formazione professionale scolastica. È necessaria dunque una maggiore attenzione all’importanza e all’utilizzo della formazione sul posto di lavoro nella formazione professionale, ma l’istituzione di forme di apprendistato in Italia si è rivelata complessa e non ha dato i risultati sperati anche a causa di un eccesso di adempimenti burocratici, nonché dell’attuale difficile contesto economico.
Tirocini e altri programmi di formazione “sul posto di lavoro” sono ulteriori strumenti per aiutare i laureati ad acquisire esperienza pratica. Gli stage all’estero, poi, rappresentano una forma specifica di tirocini: un obiettivo europeo adottato recentemente mira ad innalzare i livelli di mobilità per l’apprendimento transnazionale nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale.
Per migliorare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro è necessario introdurre incentivi finanziari per l’assunzione dei giovani e per misure di formazione all’interno di contratti di lavoro anche sostenuti dal FSE.
Tuttavia è necessario valutare attentamente i provvedimenti che mirano a favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Spesso, infatti, l’eccessiva segmentazione è a svantaggio dei giovani che si trovano intrappolati in contratti a tempo determinato e con scarse prospettive di progressione, come avviene ad esempio in Spagna e Italia con un numero illimitato di contratti che dovrebbero contribuire a superare la riluttanza dei datori di lavoro ad inserire giovani privi di esperienza lavorativa, ma che di fatto penalizzano i giovani stessi condannandoli a una situazione di precarizzazione del lavoro permanente.
Così come si sono rivelate poco efficaci a risolvere il problema della disoccupazione giovanile le iniziative di sostegno al lavoro autonomo e all’imprenditoria giovanile se non indirizzate attentamente in un’ottica di efficacia ed efficienza e in grado di offrire pacchetti integrati di sostegno complementare per lo sviluppo di conoscenze e competenze imprenditoriali.
Un ruolo importante dell’Europa è anche quello relativo all’erogazione di misure volte a prevenire la disoccupazione giovanile con un maggiore impiego del Fondo sociale europeo (FSE).
In particolare è necessario rafforzare le politiche volte a combattere la disoccupazione e una gestione proattiva del FSE, al fine di migliorare l’efficacia e la destinazione delle misure previste per l’occupazione giovanile sostenute dal Fondo e di sviluppare una strategia chiara per rafforzare le misure di lotta contro la disoccupazione giovanile elevata.

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il 13 maggio 2014

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