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ALL DRESSED UP WITH NOWHERE TO GO - DEBUTTO REGIONALE

Teatro Verdi (Padova) Via dei Livello,32, Padova PD, Italia
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Ridotto del Teatro Verdi - Padova
ore 20.45

di Giorgia Nardin
con Marco D'Agostin, Sara Leghissa
processo di ricerca Amy Bell, Marco D'Agostin, Sara Leghissa, Giorgia Nardin
editing musicale e ambienti sonori Luca Scapellato disegno luci Matteo Fantoni
costumi Edda Binotto

Lavoro vincitore del Premio Prospettiva Danza 2013

Sviluppato come parte di ChoreoRoam Europe 2012 CSC/Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa (Vicenza), The Place (London), Dansateliers (Rotterdam), Paso a 2/Certamen Coreografico (Madrid), Dance Week Festival (Zagreb)
Sviluppato come parte di B Project 2013 Jheronimus Bosch 500 Foundation (‘s-Hertogenbosch), CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa), Dance Umbrella (London), D.ID Dance Identity (Pinkafeld), La Briqueterie-Centre de développement chorégraphique du Val de Marne (Paris), Dansateliers (Rotterdam) Con il sostegno di CSC/Centro per la Scena Contemporanea - Bassano del Grappa, Graner/Mercat de les Flors - Barcelona, La Piccionaia/I Carrara/Teatro Villa dei Leoni - Mira, La Conigliera - Resana, INTEATRO Residenze - Polverigi, Teatro Fondamenta Nuove - Venezia, Associazione Culturale Arearea – Udine, Associazione Culturale VAN

Un titolo lungo per sottolineare una mancanza di fine o una costante, quanto sottile, trasformazione. Essere ben vestiti senza sapere dove si andrà: distruggere la linearità del tempo, l’inizio e la fine, la possibilità del corpo di trovare memoria del gesto, di cristallizzare il movimento, di inserirsi in una partitura predeterminata. I corpi degli interpreti sono, su questa scena, aghi di realtà conficcati nel tessuto della rappresentazione. Si toccano il naso, la testa, piegano polsini e colletti come sorpresi per strada, in un supermercato, o seduti sulla scrivania dell’ufficio. Solo una gamba sta ferma, come piedistallo che regge l’intero peso della realtà, come tronco che scava e preme la terra cercando -inutilmente- di tirar fuori le proprie radici, per ritrovarsi poi senza equilibrio, soggetto ad ogni forza di gravità. A questo utilizzo sfrontato di “realtà” - che fuori dalla metafora tocca abilmente i confini della performing art- corrisponde una dimensione immateriale che nella ciclicità del movimento riempie lentamente la scena. La stanchezza è una via di fuga, il contatto una forma di protezione per scappare dallo sguardo di un osservatore che scorre sulla superficie nuda e sacra dei corpi senza imbarazzo e senza provocazione. Tutto sta lì, nel riuscire a scorgere l’astratto nel concreto e il reale nell’astrazione, nelle tinte pallide dei corpi e nelle luci soffuse una forma di calore. E il corpo che ad essa reagisce.
-Matteo Antonaci-

Veniteci a trovare
il 2 maggio 2014

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