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Grigio feroce

Fiorile+De Diseño via Caldarese 1\2, Bologna, Italia
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GRIGIO FEROCE
Marco Lavagetto
a cura di Patti Campani
testo di Tito Mussoni in collaborazione con Domenico Mimmo Di Caterino

OPENING: sabato 10 maggio ore 18
@Fiorile+De Diseño, via Caldarese 1\2 Bologna



Pochi artisti - citando le parole di M.D. Di Caterino in un suo precedente colloquio con Marco Lavagetto - sanno navigare controcorrente con la forza e il coraggio di raccontare con il loro lavoro la pochezza di contenuti di questo sistema dell’arte globalizzato. E Lavagetto è indubbiamente tra questi. La sua biografia è lunga, e così prolifica da essere difficilmente sintetizzabile senza impoverirla o mutilarla terribilmente. La fascinazione che su di me ha il lavoro di Marco Lavagetto è quella di un vortice che può condurre verso profondità insondabili e, allo stesso tempo, proiettare verso mete alte di consapevolezza ... salvo poi smentire entrambe in un gioco continuo di dubbi. Il precedente progetto presentato insieme a Bologna, nel giugno scorso in occasione di Accrochage(http://accrochage-patticampani.tumblr.com/post/49187455000/marco-lavagetto-la-fine-del-futuro-materiale), consisteva fondamentalmente in qualcosa di immateriale: un suono infinito che paradossalmente definiva la fine del futuro. Dischi di zinco percorsi interminabilmente dalla puntina del giradischi obsoleto; alcune presenze pittoriche accompagnavano: fantasmi, forse, come parti di esistenze non ancora concluse, ma evidentemente troncate. Come definire la non esistenza con l’esistenza e viceversa, in bilico costante, esattamente come quella ognuno di noi, e sempre proiettata verso la propria infinita fine. Per questo forse Marco Lavagetto clona continuamente nuove identità, mente (o no) attraverso l’arte. In questo nuovo progetto, Grigio feroce, probabilmente sarà proprio il peso della materia a segnare il tempo; e qui Lavagetto prosegue una ricerca a lui cara: quella della frequenza grigia.

Grigio feroce, realizzato per F+DD, sarà presentato sabato 10 maggio.
Il testo di presentazione è di Tito Mussoni (ennesima identità) in collaborazione con Mimmo Domenico Di Caterino.

Patti Campani

GRIGIO FEROCE

I pazzi sono saggi e viceversa ormai…
Mogol

Certi artisti sondano i limiti e le derive dell’arte, attratti irrimediabilmente dalle periferie del nostro sistema sociale ed economico, fondato oggi più che mai sulla generazione dell’accumulo e del superfluo. Marco Lavagetto, artista che nella nostra storia dell’arte (la specializzazione diffusa porta anche a questo, alla determinazione di ciascuno di un proprio gusto fondato sui percorsi della storia) è l’artista che meglio di altri è riuscito a intercettare le complesse e ingannevoli problematiche dell’arte sul grigio.
In primis, racconteremo la sua ricerca di una umanità grigia, ritratti cupi provocati da un grigio doloroso, lucido e assassino, sui “colori bastardi” che sopravvivono col grigio e sulla purezza dei colori primari che qualche volta pretendono il grigio.
Il grigio, se è mischiato ai colori primari, consente infinite gradazioni.
Eppure, se si mischia il grigio ad un colore secondario, assume un colore inclassificabile e si trasforma in un grigio invisibile.
Approfondendo il concetto del grigio, se il grigio non esistesse, non ci sarebbero le “gray card”, indispensabili per i fotografi professionisti quando calibrano i colori con il loro fedele esposimetro.
Per la legge di Mendel, il nostro meticcio grigio, contiene geni di bianco (lo spettro di tutti i colori) e geni di nero (la negazione del colore) e quindi il grigio è sempre stato un “colore totale”, essendo un colore che non ha un complementare: se lo inverti, è sempre lo stesso grigio.
Quante sono le visibili variazioni del grigio? Il grigio cenere, il grigio piombo, il grigio argento, il grigio antracite, il grigio delle cromature, il grigio dell’asfalto, il grigio dell’ardesia e il grigio dell’amianto… Insomma, è un colore molto presente nella nostra vita.
Per fare un esempio, industrie quali la Pantone, hanno creato artificialmente centinaia toni e colori protetti dal copyright, utili per la grafica, per il design e per la moda.
Se sfogliamo i cataloghi dei colori, vediamo solo una microscopica parte delle cromie prodotte dall’uomo. In natura si vedono differenti colori con una potenza infinita.
Guardando un cielo coperto di nuvole, non possiamo calcolare, estrapolare e registrare tutte le sfumature del grigio e non basterebbe per certo una Biblioteca di Babele.
Prendiamo due esempi complementari di grigi artificiali che Lavagetto ha sempre amato nella sua vita d’artista, il grigio Olivetti e il grigio Eternit: il primo è molto stabile, un grigio che non si decompone e non perde di tenuta; Il secondo ha un suo vissuto nella nostra memoria collettiva, tende all’imbastardimento mimetico, è molto instabile, sempre esposto all’aria e alla pioggia, il muschio lo assorbe e diventa un grigio decomposto.
Il colore grigio è sempre imprigionato nel freddo, ma non dimentichiamo che esiste anche un grigio caldo nascosto dentro di noi, la nostra “materia grigia”.
Materiali quali il raso, lo zinco, il ghiaccio, il marmo, il cemento, l'argento, la cenere, la plastica, l'asbesto, il mercurio, il piombo sono freddi al tatto e quasi tutti questi materiali hanno a che fare con la morte, quella sensazione gelida che proviamo toccando un cadavere. Questa espressione del grigio emerge sempre in Lavagetto, influenzato sicuramente dal suo lavoro di arredatore funebre.
L’amore per il grigio, nella vita operativa e artistica di Lavagetto, comincia nel 1974: sua
Mamma a Natale gli regalò un kit di colori ad olio. Nella sua piccola soffitta-studio, tirò fuori pennelli e colori e creò il suo primo quadro sulla storia del grigio.
Poi, si stufò della tappezzeria floreale nella sua cameretta e la dipinse di grigio.
Su quel muro ridipinto, attaccò quel quadretto ad olio che, per lui, era “la prima sintesi del grigio imperfetto”.
Lavagetto racconta che a 18 anni aveva scritto un racconto sul grigio, intitolandolo, “grey’s my life”. La conseguenza di quel racconto era che si vestiva sempre di grigio. Frugando nel guardaroba del padre, trovò un impermeabile di un colore grigio piombo che indossò sempre in quegli anni, sentendosi protetto da quell’indumento pesante.
Lavagetto lo custodisce ancora.
Custodisce anche gelosamente dei soldatini dal colore grigio piombo, prodotti dall’azienda Airfix, chiusi in una scatoletta di plastica grigia con tanto di sigillo in cera. Nessuno di voi ha mai giocato da bambino con un brontosauro di plastica grigia? Probabilmente la pelle dei dinosauri fu grigia, come la pelle degli elefanti.
Ora torniamo indietro nel tempo: come sarebbe stata la terra nell’era mesozoica?
I vulcani eruttavano continuamente e coprivano di ceneri i continenti del nostro pianeta,
il cielo era coperto da una coltre di fumi grigi, impedendo anche alla luce del sole di arrivare sulla superficie della terra. Poi, forse, la temperatura calò drasticamente e la terra divenne un pianeta coperto di ghiaccio e avvolto di cenere. Questi colori che noi vediamo oggi provocati dalla luce del sole, in quel tempo, non si manifestavano, c'era solo un grigio spietato che imperava.
Questa mostra si conclude rivalutando il colore grigio perché Lavagetto è sempre stato un artista-sciamano che, con piccoli gesti provocati dal suo intimo vissuto, ci conduce davanti a panorami che rimandano alla fine del futuro, un amore inconsueto di questo grigio feroce.

2014
Tito Mussoni, ex-cospiratore di JULIET ART magazine.
Domenico “Mimmo” Di Caterino, ex-collaboratore di Flash Art.

Veniteci a trovare
il 10 maggio 2014

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