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Precari/e? Inflessibili, invalutabili! 10-11 Maggio a Roma

Facoltà di Lettere e Filosofia,Sapienza Università di Roma Pzl Aldo Moro 5, Roma, Italia
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Merito, Valutazione, Produttività sono i pilastri dell’università che espelle, chiude le porte, differenzia ed addestra alla precarietà, abbattiamoli!

10-11 Maggio, facoltà di Lettere e Filosofia, Univeristà di Roma “Sapienza”
Due giorni di idee e pratiche contro la fabbrica di precarietà.

▧Programma ▨

►Sabato 10 Maggio:

✔Ore 10:00 Assemblea Plenaria: “Merito, Valutazione, Produttività sono i pilastri dell’università che espelle, chiude le porte, differenzia ed addestra alla precarietà”.
→Interviene: Mino Conte, presidente del corso di laurea Magistrale in Scienze Umane e Pedagogiche dell’Università di Padova

✔Ore 15:00 Workshop: Mutuo soccorso e autogestione: strategie e pratiche contro la fabbrica di precarietà
→A cura del Coordinamento dei Collettivi de “La Sapienza”

✔Ore 17:30 Tre Workshop:
▪ Numero chiuso e accesso differenziato all’Università
→A cura di Collettivo UniRC- Reggio Calabria

▪ I saperi e la loro trasmissione
→A cura del Collettivo Ateneinrivolta- Bari

▪ Stage e tirocini, ovvero: lavorare male, lavorare gratis!
→A cura di Deragliamento Collettivo- Milano, Connessioni Precarie- Bologna , Coordinamento dei Collettivi de “La Sapienza”- Roma


►Domenica 11 Maggio

✔Ore 10: Assemblea Plenaria Conclusiva


L’università sta subendo un attacco feroce da ormai molti anni, in cui so sono susseguiti tagli e contro-riforme da parte di governi di ogni colore politico. La didattica è ridotta ad una somma di crediti da conquistare nel grande esamificio che sono diventati i corsi di laurea. Il diritto allo studio è sempre meno un diritto e sempre più un privilegio da conquistare in una sfrenata lotta tutti contro tutti, in nome della meritocrazia e dell'eccellenza, i due pilastri ideologici sui quali viene costruita un'università sempre più per pochi, sempre meno luogo di formazione e produzione di un sapere critico e d'interesse sociale. Il numero chiuso si diffonde di dipartimento in dipartimento per far fronte alle croniche carenze di fondi e si configura una delle componenti fondamentali di un meccanismo di esclusione differenziale e progressiva dagli studi che inizia già dai livelli inferiori della formazione; meccanismo teso ad adattare le conoscenze acquisite durante gli studi alle esigenze di forza-lavoro del mercato. Mercato che entra in modo invasivo nell'Università, determinando percorsi didattici e finanziamenti, piegando ai propri interessi la formazione di decine di migliaia di giovani. Formazione sempre più tesa a fornire semplici nozioni, funzionali alla produzione di una vasta massa di giovani laureati facilmente adattabili a qualsiasi lavoretto precario venga loro proposto, in un contesto in cui le ultime manovre del governo (vedi Jobs Act) sembrano indicare proprio la precarietà come forma maggioritaria, naturale e riconosciuta del lavoro futuro. In quest'ottica, gli studenti, già durante il corso degli studi, sono gettati nel vortice del lavoro dequalificato, flessibile, sottopagato se non gratuito tramite il sistema degli stages e dei tirocini obbligatori.

Questa è l'Università che attraversiamo quotidianamente, questa è la formazione ai tempi del neoliberismo più sfrenato, quello che spogliatosi delle sue parvenze umane, rivela tutta la sua ferocia abbattendo democrazia e diritti, reprimendo chi non abbassa la testa. In questa università si muove uno studente sempre più disilluso, che inizia a percepire la precarietà futura quasi come un'ancora di salvataggio, dal momento che l'alternativa è la disoccupazione. Uno studente cui non viene chiesto di avere alcuna forma di rielaborazione critica, di opinione rispetto alle conoscenze che gli vengono fornite, ma solo di assimilarle nel minor tempo possibile al fine di produrre rapidamente se stesso come neolaureato spendibile sul mercato del lavoro. Uno studente sempre più ricattabile, quando le più basilari forme di welfare vengono meno e ci si ritrova soli, a scalare la vetta dell'eccellenza, che si fa ogni giorno più lontana.

Da questo vogliamo partire nella nostra analisi. Dalla realtà della nostra università, con l'obbiettivo di riuscire a comprendere il progetto organico che a livello nazionale ed europeo ha delineato e continua delineare una strada ben precisa per la nostra Università, per il nostro futuro, per ognuno di noi. Una strada che noi studenti da sempre abbiamo rifiutato, come abbiamo ampiamente dimostrato in anni ed anni di cortei, occupazioni, assemblee, ma sulla quale quotidianamente camminiamo. Abbiamo però imparato da tempo a camminare domandando, a mettere in discussione quel che ci viene posto come un assioma e le nostre stesse convinzioni, a immaginare e praticare percorsi alternativi possibili. E' per questo che nelle nostre facoltà autogestiamo spazi, creiamo reti di mutuo soccorso tra studenti, costruiamo mobilitazione, mettiamo in campo strumenti sempre nuovi. Anche di questo vogliamo discutere nelle nostre analisi. Di come quotidianamente contrastare la realtà impostaci, innescando processi di massa che partano dal basso, dalla materialità dell'Università del 3+2 al tempo della crisi. Di massa, perché non crediamo nelle micro-liberazioni individuali, quanto piuttosto nelle conquiste collettive. Dal basso, perché il punto di vista di chi un sistema lo subisce è l'unico in grado di portare un cambiamento reale.
Rispetto a questo, intendiamo le due giornate del 10 ed 11 Maggio come un punto di partenza, nel nostro cammino ricco di domande, senza la presunzione di individuare risposte pronte e con la consapevolezza che solo la materialità delle lotte, dei conflitti, dei processi sarà in grado di indicarci una nuova strada da percorrere.

Ateneinrivolta.org

Veniteci a trovare
dal 10 al 11 maggio 2014

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