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La Festa - Teatro Buffo

Auditorium "Oscar Niemeyer" Via della Repubblica, Napoli, Italia
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L'Associazione Culturale "Gt La Ribalta - Ravello" è lieta di ospitare

L'arte come improvvisazione: così Teatro Buffo stupirà con la Festa

Per definizione, per forma mentis, per una sorta di abusato clichè, il teatro, inteso non solo come luogo fisico ma come realtà, concezione d'arte, dovrebbe essere un regno di finzione, una piccola e ben riuscita " manipolazione" della vita quotidiana che, attraverso ruoli, battute, spalle, copioni, esaspera, delinea, racconta, drammatizza o meno le stagioni dell'esistenza avvalendosi di interpretazioni, talenti e molteplici sfaccettature. Ma cosa accade se, all'improvviso, in una sorta di ammutinamento, in preda ad una paradossale mutazione " genetica", il "teatro", entità dalle mille personalità, Idra cangiante e camaleontica, decide di scardinare la regola e l'ordine precostituito del ruolo, del personaggio, di congedare la gendarmeria del classico, familiare, rassicurante " a battuta corrisponde battuta" insinuandosi negli occhi e poi nel cuore dello spettatore con una totale improvvisazione, con un
" impromptu" schizzato fuori come lo zampillo dispettoso di una fontana? Al di là del caos, del momentaneo disorientamento, della novità, cosa accade davvero e quale trasporto od osmosi si creano laddove di solito c'è quasi sempre una distanza, ossia dove per abitudine c'è un confine fra chi recita e chi ascolta ed osserva? La risposta non è scontata, anzi, è imprevedibile, tanto quanto la fucina che ha forgiato e reso necessaria la domanda: la risposta non è nel costume di scena, non è nel gioco di luci, non nel trucco e nell'acconciatura di questo o di quell'attore. La risposta si chiama verità, sincerità, onestà. Il palcoscenico diventa una piazza, ed una piazza può essere il luogo dove si aspetta l'amico, si trascorre il tempo, dove si festeggia ascoltando la banda o passeggiando da soli, oppure, con una sorta di abaco invisibile, si "conta" ed avverte l'assenza di qualcuno. Questo miracolo, fatto di onestà intellettuale si chiama Compagnia Teatro Buffo di Roma ed il nove maggio, alle ore 20,30, come in una splendida epifania, sarà l'Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello ad esserne testimone. L'Auditorium delle curve e degli obrigado, delle geometrie mediterranee, pancia di note e di talenti, accoglierà una novità assoluta. L'evento, nato in collaborazione con il Gruppo Teatrale La Ribalta di Ravello e patrocinato dal Comune di Ravello, costituirà un'occasione unica ed irripetibile, come racconta Gianluca Mansi, presidente de La Ribalta: " Siamo felicissimi ed onorati di poter ospitare a Ravello la compagnia Teatro Buffo: questo evento costituisce un'occasione unica di crescita e di integrazione. Non solo, da settembre di quest'anno fino a marzo del 2015, partirà per la Ribalta il Laboratorio Teatrale e l'appuntamento del nove maggio sarà uno sprone ulteriore che ci permetterà di apprezzare e comprendere cosa è in grado di fare chi non possiede i nostri stessi mezzi. Teatro Buffo aggiunge un tassello prezioso al mosaico della mia Associazione, ormai vicina ai 40 anni di attività continua".
La storia di Teatro Buffo è targata 2007 e nasce grazie ad un progetto della Cooperativa sociale Spes Contra Spem, per l'iniziativa lungimirante di uno dei soci, Suzana Zlatovic, che ne è ancora oggi coordinatrice. Il seme, l'embrione di questa compagnia è stata la necessità di integrazione e socializzazione al di fuori dello spazio domestico, maturata negli anni di servizio alle persone disabili nelle case famiglia appunto curate dalla Cooperativa. Nel progetto vengono inizialmente coinvolte le case famiglia Casablu e Casa Salvatore della cooperativa Spes contra Spem, poi Sei come Sei, della cooperativa Perla.
Il laboratorio è dunque formato da cinque persone, che sono anche abitanti delle case, da tre operatori, dai quali vengono accompagnati e dall'aggiunta di attori volontari. Il gruppo, inoltre, è diretto da un teatroarteterapeuta e coordinato da un responsabile.
Ma l'eccezionalità di questa compagnia che si esibirà a Ravello, è il ribaltamento stesso del concetto di immaginazione che viene quasi messa in crisi dagli attori. Il movimento, diventa poi parte integrante dell'azione e quasi una stele di Rosetta per giungere al cuore dello spettatore e per cercare un contatto in scena, il movimento, insomma, diventa linguaggio. A questo si aggiunge l'improvvisazione, una sorta di vero e proprio caos organizzativo che conferisce maggiore autenticità alla rappresentazione e diventa trait d'union con l'altro e con il diverso.
Improvvisare equivale ad essere sostanzialmente liberi, e dunque privi delle sovrastrutture e dei ruoli stereotipati che, in genere, si hanno nei rapporti sociali. Ogni attore, dunque, in questo modo è libero di esprimere e di dare al pubblico solo se stesso.
E la stessa rappresentazione diventa una sorta di " recherche" specifica di un qualcosa che non si ottiene normalmente o con il teatro convenzionale. La mancanza di uno scenario preciso, l'assenza di un copione, vengono sostituiti da una sorta di input teatrale minimo che diventa preparatorio ad un momento di " grazia" come viene definito dai componenti della Compagnia stessa che può esserci come non esserci, ripetersi o meno.
Proprio per questo la rappresentazione diventa rigorosa ed onesta. Ma è anche un modo per rompere con la cosiddetta " normalità": il gesto contorto, quasi balbettato, bloccato, sospende la regolarità e la normalità e questa rottura degli schemi permette al personaggio di venire fuori nella sua autenticità.
Ecco perchè i personaggi di Teatro Buffo non hanno un nome e non rappresentano una storia o una vicenda particolare, ma sono tutte le storie e tutti i nomi. Anche i lavori proposti dalla compagnia rientrano in questo discorso di universalità e autenticità perchè non portano in scena storie particolari ma cicli naturali che, pertanto,al pari delle stagioni, una volta interrotti, ricominciano.
La trilogia a cui la compagnia sta lavorando è appunto composta da l'Attesa , a cui segue La Festa e poi l'Assenza che, una volta manifestatasi, permette di tornare al punto di partenza, e dunque all'Attesa.
La Festa, che sarà appunto presentata a Ravello il 9 maggio, all'Auditorium Oscar Niemeyer, approda con il suo bagaglio di suggestioni, sorprese, innovazione dopo aver aperto con la sua prima il Festival del Teatro Sociale Anticorpi nel Maggio del 2011. Successivamente, al Festival Teatro e Disabilita di Rovigo vince il premio speciale della giuria con la motivazione " di essere uno spettacolo coraggioso e contemporaneo finalizzato a far crescere i protagonisti ed il Gruppo nella sua collettività".
L'Attesa è quella del pubblico di Ravello, del ventre dell'Auditorium Niemeyer che accoglierà un nuovo modo di fare teatro. La Festa, ed è l'augurio migliore che si possa fare, esploderà il nove maggio stesso, rompendo le linee convenzionali della comunicazione e della finzione scenica ed importando uno scenario in cui recitare non è imparare ad essere un altro, ma imparare ad essere se stessi.

Veniteci a trovare
il 9 maggio 2014

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