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Presentazione del volume "In Pieno Vuoto. Uno sguardo sul territorio aquilano"

Galleria Del Cembalo Largo della Fontanella Borghese, 19, Roma, Italia
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Galleria del Cembalo

Largo della Fontanella di Borghese, 19
Mercoledì 14 maggio 2014, ore 18.30

Presentazione del volume
In Pieno Vuoto. Uno sguardo sul territorio aquilanodi Antonio Di Cecco
a cura di Benedetta Cestelli Guidi/Bicigi photography
con testi di Laura Moro, Benedetta Cestelli Guidi, Antonio Di Cecco
Peliti Associati 2013


In quale modo la fotografia può raccontare le alterazioni subite da un territorio, in seguito ad un evento naturale, sul quale si esercita un modello di gestione dell’emergenza come quello messo in atto sul territorio abruzzese dopo il terremoto del 6 aprile del 2009?
Il progetto fotografico di Antonio Di Cecco parte da questa domanda per raccontare il disagio, vissuto in prima persona, e lo fa attraverso un lento processo di attraversamento dei luoghi conosciuti, finalizzato a restituire le coordinate necessarie per orientarsi in un territorio divenuto estraneo. Il disorientamento iniziale diventa perdita di identità, provocata dall’assenza di riferimenti istituzionali e urbanistici, e sfocia in vuoti da colmare. Il titolo scelto In Pieno Vuoto riferisce proprio a questa condizione.

In occasione della presentazione del libro presso la Galleria del Cembalo l’autore e la curatrice del volume discuteranno del lavoro assieme a Marisa Dalai Emiliani, storica dell’arte attiva sin dagli anni ’70 intorno alle problematiche connesse alla tutela di territori colpiti da eventi sismici e fino allo scorso anno presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli, Laura Moro architetto e attuale direttore dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione che detiene il patrimonio fotografico di documentazione dello Stato Italiano, e Mario Peliti.


Il volume è composto da 76 fotografie in bianco e nero e da una mappa del territorio attraversato dal fotografo. Le immagini sono dettagli di un quadro che si fa fatica a restituire come insieme, e che dunque necessita di uno sforzo di immaginazione da parte dell’osservatore; siamo sì in Abruzzo ma potremmo essere in un qualsiasi altro luogo in cui alla catastrofe naturale succede un progetto di abbandono da un lato e di costruzione dall’altro. Di Cecco ha consapevolmente scelto di non fotografare i luoghi simbolo del dissesto e si è invece dedicato a registrare quelli minimi, comuni, tralasciati dalle predilezioni mediatiche. Partendo dal centro della città di L’Aquila si è mosso in cerchi concentrici – proprio come l’onda d’urto del sisma – ed è arrivato alla periferia con le nuove edificazioni del piano c.a.s.e. e m.a.p. per poi spingersi fino ai piccoli insediamenti liminari al territorio aquilano. Il piccolo glossario che scandisce le tre sezioni della narrazione visiva [i piccoli centri, il piano c.a.s.e e i m.a.p., il centro di L’Aquila] inizia con il termine ‘paesologia’, a riconoscimento di una predisposizione alla ricognizione del territorio d’affezione pronta a recepire ogni dettaglio che si presenta, poiché tutto può essere utile o superfluo per chi voglia addentrarsi in cammini impervi su territori drammaticamente segnati.

Il progetto di ricognizione è durato ben tre anni, dall’indomani del sisma del 6 aprile 2009 al 2011. Da qui parte il racconto fotografico del volume costruito secondo un percorso a ritroso nel tempo che da oggi arriva a ieri e che è, dunque, interessato a fissare l’oggi e a tentare di dare senso al domani.

Veniteci a trovare
il 14 maggio 2014

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