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HOTEL DE LA BEANCE presenta AD OCCHI CHIUSI

Piccolo Teatro, Unical Piazza Monicelle, Università della Calabria, Rende CS, Italia
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HOTEL DE LA BEANCE
presenta

AD OCCHI CHIUSI
montaggio teatrale di Mario Lino Stancati

con: Giada Armatore, Achiropita Domanico, Lucia Grillo, Michele Lionetti

disegno luci: Antonio Molinaro

body painting a cura delle Paint-up Me

drammaturgia e regia: Mario Lino Stancati

organizzazione: Rossella Librandi

produzione e distribuzione: Falso Movimento

autori citati: C. Baudelaire, S. Corazzini, G. D’Annunzio, G. L. Ferretti, S. Kierkegaard, J. Lacan, J. Milton, M. de Montaigne, E. Montale, F. W. Nietzsche, L. A. Seneca, M. L. Stancati, W. Whitman, O. Wilde
Giovedì 8 Maggio 2014 – Ore 21: 00 – PTU – Piccolo Teatro Unical
Piazza Molicelle – Università della Calabria – Rende (CS) - Posto unico: 5 euro - NOTE DI REGIA:

"Altri sedevano appartati su un ermo colle,
impegnati in più solidi discorsi (ché l’eloquenza
l’animo seduce e il canto i sensi), in pensieri più
elevati, e di temi sublimi discettando: prescienza,
provvidenza, indefettibile destino, fato, libero
arbitrio, assoluta prescienza, volontà; e, smarriti
in intricati labirinti, non trovavano via d’uscita.
A lungo dissertarono di bene e male, quindi
di felicità e dell’ultima miseria, passione
e apatia, onore ed ignominia : tutto
fatua saggezza e filosofia mendace!
Eppur, con lepida malia, potevano sedar,
per qualche tempo, angoscia e patimento, suscitare
effimere speranze, o l’indurito cuore armare
d’indomita pazienza come di triplice temprato scudo”.
(J. Milton, Il Paradiso Perduto, Libro II,
vv. 555-569, trad. F. Giacomantonio)

Ad occhi chiusi è la fuga drammatica, è togliersi l’ultimo velo, è il volo lirico di tre anime lacerate, cadute, precipitate in uno spazio spoglio, misterioso, avvolto dal silenzio e dal buio.
Esse domandano un ascolto sincero, desiderano che qualcuno possa riconoscere i loro variopinti dubbi. Se la morte è il tutto. Se ognuno uccide ciò che ama. Se parlare non sia altro che un continuo vomitare identico marmo. Se si potrà mai essere liberi. Se solo lacrime offriremo al Silenzio.
Una figura antica – forse un ribelle illuminato in esilio, un originale sapiente d’altri tempi, d’altri luoghi, d’altre ragioni – le accoglie con gioia e rispetto. Vuole calmarle, ma sa bene che loro non cercano risposte facili, innocue. Parlerà loro del nobile decoro degli animali, del potere fortificante della musica, del destino, della noia, degli altri, della vita, della bellezza. Insieme, capiranno che dopo la fuga e l’ultimo velo, il volo non è che all’inizio.
Mario Lino Stancati
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… han visto la vista
ricognizione critica di Michele Lionetti

Ad occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,
vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,
una brace: è l’anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno. (René Char)

"Ad occhi chiusi è un modo d'essere" (J.Borges).
Se la scena, è la parola, compito dell'attore, è riperdere una parola, già persa, fino alla fine, di un ascolto, da disabitare costantemente. Sul palco, si staglierà la bislacca trinacria d'anime fiammeggianti, in preda ad astratti furori, l'indefinito marchio mitologico, che sibila, mima, crepita una frenetica e comatosa danza macabra, l' indigena ed estrogena forma del Caos, che sconfessa ogni risposta, nel nome del "domandar domande", alla perduta ricerca a squarciagola del colpo di scena: il Silenzio.
Certo esprimersi,è il contrario di vivere,perché vivere presuppone un sentimento, e questa supposizione, è ormai, in effetti, un sentimento, che vive tra le corde della Poesia, e come Pasolini diceva: <>.
Questa falsa trinità d'animelle sperdute, che nuota e si dilata intorno al sacro e troppo umano dogma isterico della Consolazione, cercherà conforto alle proprio ferite interne,in una luce controluce, gettata lì in mezzo a un labirinto di "azzurrini suoni che san di marmo", come il più mite dei Minotauri, cercherà di convincere che non esiste "l'avere colpa" , e che pure, è l'unica cosa che all'uomo è concesso donare. Questo Minotauro, appartato e muto come un pesce, sarà il coltello, che girerà intorno alla piaga, sino a ferirsi delle ferite altrui: capirà, che "ognuno uccide ciò che ama", che non si è destinati "ad essere liberi come uccelli, o come fiori", che "noi non ci apparteniamo", e che, se mai, parliamo, "possiamo solo parlarci", che "gli animali non stanno svegli al buio", che si può essere rassegnati "come specchi melanconici", che cantare "rafforza", e che se proprio una colpa deve esistere "è tutta colpa della Noia"!
Ad occhi chiusi è l'immediato depistaggio della realtà,
ci si siede dalla parte del torto, disertando il sonno, il sangue, e il dolore.
La vita è niente, e Niente è il dono di Nessuno. Ma prima di sapere che c'è la Morte, tutto ci sembra credibile, e il "Tutto" non è il contrario della "Morte", ma il suo prezzo.

Quando gli animali ebbero pronunciato queste parole, tacquero e attesero che Zarathustra dicesse loro qualche cosa: ma Zarathustra non li udì neanche tacere. Stava immobile, con gli occhi chiusi, simile ad un dormiente, anche se addirittura non dormiva:
perché in realtà, stava parlando con la propria anima. (F. Nietzsche)

Veniteci a trovare
il 8 maggio 2014

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