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Giustizia e verità per Ciro, Alfonso e Gennaro

Piazza Dante piazza dante, Napoli, Italia
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Mi chiamo Ciro Esposito ed abito a Scampia. Non vendo droghe ai ragazzi fuori scuola e non chiedo il pizzo ai commercianti della mia zona.

Mi alzo la mattina presto per guadagnarmi la mia onesta giornata lavando auto, eppure sono napoletano. Il che, tranne per alcuni casi affetti da una rarissima patologia ancora in fase di studio, vale a dire “tifoso del Napoli”.

Mi passano per le mani le utilitarie rabberciate degli operai, le sempre ordinate e scintillanti “medie” dei ragionieri (rigorosamente in leasing), e i grossi SUV dei camorristi: per me sono tutte uguali, tutti pezzi di lamiera da ripulire dalla polvere, dal fango e dagli schizzi di pioggia per riportarle all’originario colore.

Fosse per me, le dipingerei tutte di azzurro, l’unica tinta che mi da passione, quella cosa che unisce me ai miei amici fuori dalla routine della fatica.

Con loro ero partito per Roma, un bel sabato insieme per vederci la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina, e adesso mi ritrovo qui, Policlinico Gemelli, sospeso tra la vita e la morte, ridotto in questo stato dallo Stato. Uno Stato cha fa piantonare me, quasi in fin di vita, e lascia liberi personaggi come “Gastone”, il romanista (definirlo “Ultrà” come noi napoletani non posso) che ha vigliaccamente sparato ad altezza d’uomo, per uccidere, lasciando a terra altri due tifosi. Prima dei due agenti della Polizia Penitenziaria, vicino a me, a soccorrermi, c’era “Gennaro”, si, proprio lui, ‘a Carogna, che adesso è stato fatto diventare un divo affinché questo Stato, ancora una volta, cerchi di sfuggire alle sue responsabilità mancate.

Siamo stati abbandonati a noi stessi, aggrediti prima sul lungo tragitto da compiere a piedi e poi dalla stampa nazionale, sempre pronta – quando si tratta di Napoli e dei napoletani – a scaricare pallettoni di fango su di noi. Addirittura mi hanno detto che i cronisti della RAI, durante la partita, in un primo momento hanno parlato di uno scontro tra delinquenti napoletani: UAH!

Tutto quello che sta accadendo non è da Paese civile, non è da Paese compiuto. E accade ogni domenica in tutti gli stadi del Nord, nelle cui curve intere frange di pseudo Ultra’ si accaniscono contro il popolo e la tifoseria napoletani solo perché tali: come meravigliarsi se noi napoletani quest’Italia non la riconosciamo e ne fischiamo l’inno come proprio a Roma gli italioti fischiarono l’inno argentino per la presenza del napoletano Diego Armando Maradona?

Oddio, forse, come ci insegna il grande Edoardo, più giusto sarebbe sostituire i fischi con un immenso pernacchio scagliato all’unisono da tutti i napoletani contro questa italietta goffa e imbalsamata. Ma io vengo da una famiglia di dignità e moralità: se Alfano, Marino & C. vogliono scendere dai loro piedestalli e venire a ripetizione, invece di stare a casa a vedersi le fiction su Gomorra di Saviano, che arricchiscono i traditori di Napoli, già vendute in quaranta Paesi di tutto il mondo, possono tranquillamente venire a Scampia.

Veniteci a trovare
il 10 maggio 2014

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