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FEDORA presenta Paolo Piccirillo e Francesco Formaggi

Palazzo Marciani Casali Di Roccapiemonte Roccapiemonte SA, Italia
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Cari amici e soci di Fedora, il mese di maggio ci riserva una novità nel campo delle nostre autorevoli presentazioni. Per la prima volta, infatti, sabato 31 maggio 2014 alle ore 18:30, nella sala convegni di Palazzo Marciani in Casali di Roccapiemonte due scrittori, in un finissimo gioco di ruolo intessuto tra critica e letteratura, discuteranno dei propri libri. Si tratta dei bravissimi e talentuosi Paolo Piccirillo e Francesco Formaggi con i loro libri La Terra del Sacerdote e Il Casale, entrambi editi dall’editore Neri Pozza.

Una novità, quella degli “scrittori raccontati da scrittori”, che si colloca nel novero degli eventi letterari più raffinati del nostro tempo e che costituisce un’anteprima che speriamo possa interessarvi ed affascinarvi. Di seguito la trama dei due libri, la biografia degli autori ed alcuni giudizi critici.

La terra del sacerdote - È notte e la ragazza corre nella campagna buia piú veloce che può, senza voltarsi indietro. È finalmente riuscita a scappare dalla gabbia in cui la vecchia la teneva prigioniera. Il vento gelido le taglia la faccia e la terra brulla i piedi, ma quasi non se ne accorge, perché il dolore delle doglie la rende insensibile a tutto il resto. La ragazza si accascia, urla e partorisce, ma a quell’urlo di dolore ancestrale non segue alcun pianto che annunci la vita. Lascia il bambino morto sotto un albero e prosegue fino a un fienile dove spera di potersi nascondere e riposare.La ragazza non lo sa ma la terra su cui sta cercando rifugio è conosciuta da tutti come “la terra del Sacerdote”. Agapito è un uomo burbero e solitario, arido e secco come la sua terra, violento e duro come l’inverno degli Appennini. Tanti anni prima aveva provato a fuggire la povertà della sua terra, il Molise, emigrando in Germania; lí era divenuto sacerdote ma ormai di quel saio e della promessa fatta prendendo i voti è rimasto solo un soprannome. Dalla Germania è tornato con un segreto troppo grande e ha barattato il suo silenzio con la terra su cui vive. Una terra maledetta che non dà frutti, morta come la sua anima. Quando Agapito scopre la ragazza nascosta nel fienile si trova di colpo al centro di un affare molto piú grande di lui; la ragazza è un’immigrata clandestina, portata con l’inganno dall’Est dell’Europa e costretta a ripagare il passaggio in Italia in modo disumano: rinchiusa come un animale in gabbia e utilizzata per partorire figli da destinare all’adozione o al traffico d’organi. Agapito è incuriosito da quella ragazza, tanto strana da riuscire addirittura a far crescere qualcosa sulla sua terra e decide di non mandarla via ma di subentrare ai precedenti “carcerieri” mettendo a disposizione della malavita la sua casa e la sua proprietà come “allevamento” per questa e altre ragazze. Da quel momento Agapito si troverà di nuovo chiamato a fare i conti con le proprie scelte e con la propria anima, o almeno con quell’unico briciolo non ancora barattato con il pane e la sopravvivenza quotidiana. Alla fine proverà a salvare una vita e non a toglierla, come accadde in Germania, provando a dare tutto se stesso per amore di qualcun altro. Le regole del potere però sono antiche e le persone vivono da troppo tempo piegandosi alla legge del piú forte. È cosí che una storia di sopraffazione e violenza non può trovare uno sbocco pacifico solo attraverso una redenzione personale: anche la fede in nuove possibilità deve sanguinare e lottare.



Paolo Piccirillo è nato nel 1987 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Nel 2010 ha pubblicato Zoo col semaforo, un romanzo che ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica. Autore di racconti pubblicati su varie riviste e antologie, nel 2011 è stato scelto dal Festival delle letterature di Mantova come rappresentante italiano per le Scritture giovani.






«Paolo Piccirillo è tra gli scrittori maggiormente dotati dell’ultima generazione. In Zoo col semaforo si divertiva a smontare e riassemblare storie con invidiabile abilità. Per La terra del Sacerdote tenta qualcosa di piú difficile e maturo: spostare in avanti l’arte del narrare tenendo gli occhi conficcati nella materia piú nera e affascinante della nostra tradizione».

Nicola Lagioia
«Piccirillo padroneggia una materia incandescente, raffreddandola».
Dario Pappalardo - la Repubblica
«Nell'opera seconda di Paolo Piccirillo, toni dark e piani temporali sfasati».
Alessandro Beretta - Il Corriere della Sera
«La terra del Sacerdote è un romanzo bellissimo e potente. È come se Cormac McCarthy si aggirasse per la campagna molisana»

Brunella Schisa - il Venerdi (la Repubblica)
«Una storia arcaica, tra Stoccarda e Molise, scritta in una lingua aspra e tellurica».
Filippo La Porta - XL (la Repubblica)
Il Casale di Francesco Formaggi

Il casale - L’estate è asfissiante, Francesco è pigro e vorrebbe restare in città, ma Giulia non sente ragioni e lo costringe a partire per una settimana di vacanza al casale di campagna della zia Ester. Stanno insieme da solo qualche mese e il loro rapporto è ancora pieno di slancio, ma quando Giulia allunga i piedi nudi sul cruscotto e Francesco si accorge che ha gli alluci orribili, quasi deformi, è come se il mondo gli crollasse addosso: prova una tale repulsione che perfino il pensiero di far sesso con lei gli diventa impossibile. Da quel momento in poi, come un sassolino che rotola a valle fino a diventare una valanga, tutto ciò che a Francesco accade nel casale sembra la conseguenza disastrosa di quella deformità. Come quando scopre che qualcuno si è messo a sterminare le galline, o che la zia Ester ha una vita notturna segreta, o che dietro il dito mozzo di Mario, il custode, si nasconde forse un misfatto inconfessabile e, ancora, dietro i modi timorosi della domestica Clara, insieme alle paure di una donna schiavizzata, si cela un insospettabile animo poetico.
Francesco intuisce che al casale, celata da comportamenti rigorosi e aristocratici, si sta preparando una sciagura. E quando si renderà conto di trovarsi al centro della scena in cui si scateneranno gli eventi, sarà ormai troppo tardi per tornare indietro. Dovrà guardarsi dentro, riconoscendo l'abisso che si apre tra ciò che ha creduto di essere e ciò che è realmente.
Con uno stile che gioca sapientemente con i generi e li piega a soluzioni del tutto inattese, Il casale ci racconta la deformità nascosta dietro le apparenze più abbaglianti. Entriamo nella zona opaca dell'essere umano, dove le fantasie si fondono con le paure, e le passioni - amore e odio, violenza e tenerezza - si mescolano in una maniera tale da rivelarsi incontrollabili.

Francesco Formaggi è nato nel 1980 in provincia di Frosinone. Ha studiato Filosofia estetica all'Università di Bologna, dove ha iniziato a scrivere i suoi primi racconti. Dopo la laurea è tornato in Ciociaria, dove ha fatto i lavori più disparati: cameriere, commesso in un videonoleggio, operatore di un call center. Con il romanzo Birignao (embrione de Il casale) ha vinto il premio creatività Scuola Holden. Collabora con “Nuovi Argomenti”, la rivista letteraria fondata da Alberto Moravia dalla quale sono usciti i migliori talenti della narrativa italiana contemporanea. Il casale è il suo primo romanzo.


«Uno dei migliori romanzi americani degli ultimi anni a quanto pare l’ha scritto un italiano».
Paolo Sortino, autore di Elisabeth

«Un romanzo che è insieme freschissimo e devastante. Godibile come una gita in campagna, tetro come una visita al museo delle cere».
Stefano Piedimonte, autore di Nel nome dello Zio


«Si legge con curiosità Il casale, grazie all’evocazione riuscita di quelle zone d’ombra che si nascondono dietro realtà solo all’apparenza tranquille».

Silvana Mazzocchi, La Repubblica


«Formaggi esce dal perimetro del rassicurante e si avventura in atmosfere poco frequentate dalla narrativa italiana».

L’Unità

Veniteci a trovare
il 31 maggio 2014

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