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OMAR PEDRINI IN CONCERTO @ LOCO MOSQUITO - ORTA NOVA (FG)

Loco Mosquito via Carlo d'Angiò, 4, Orta Nova FG, Italia
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INGRESSO 10 EURO COMPRENSIVI DI PRIMA CONSUMAZIONE. INFO & PRENOTAZIONE BIGLIETTI: 366 2109121/388 3415746 OPPURE : locomosquito.eventi@libero.it.

INFO SULLO ZIO ROCK:

Omar Edoardo Pedrini nasce a Brescia il 28 maggio 1967, l’anno della morte di Tenco, di Sgt. Pepper, di Are you experienced?, dei reading psichedelici alla Royal Albert hall di Londra tra rock (Pink Floyd) e beatniks (Allen Ginsberg, Ferlinghetti) .«Nell’estate del 1967 c’è stata la Summer of Love di San Francisco» - ricorda Omar - «Al grido di “mettete i fiori nei vostri cannoni”, è nato il movimento hippie: mi piace pensare che quello spirito abbia contagiato anche me, così piccolo e così lontano, e che mi sia rimasto dentro ancora oggi». Altre influenze importanti, queste per nulla inconsapevoli, arrivano dai genitori, di umili origini operaie, ma la madre Daria, donna un po' hippie discende da una famiglia di liutai per passione e musicisti; il padre Roberto è classicista e poeta (“De pic e badil”, SEAM Editore Roma), ma dedica la vita alla sua officina e trasmette la passione per gli studi umanistici al figlio, che si diploma al Liceo Classico Arnaldo di Brescia e supera 11 esami (la metà) alla facoltà di scienze politiche (indirizzo storico filosofico) all’Università Statale di Milano. Nel settembre 2005 cambia ateneo e ruolo, passando da studente a insegnante: oggi Omar Pedrini è uno dei docenti del Master in Comunicazione Musicale per la discografia e i media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Dalla fine degli Anni 80 Omar Pedrini è il leader dei Timoria: oltre a suonare la chitarra è autore dei testi e delle musiche. La sua leadership si completa nel 2001 (con l’album “El Topo Grand Hotel”) quando diventa il cantante del gruppo al posto del transfuga Renga. I Timoria di Pedrini hanno venduto 600 mila copie, conquistando due dischi d’oro (“Viaggio senza vento” del 1993 ed “El Topo Grand Hotel” del 2001). Nel 2002, con l’uscita del doppio cd dal vivo “Timoria Live”, si conclude l’esperienza con i Timoria e inizia il nuovo percorso artistico di Omar Pedrini, che già nel 1996 aveva sperimentato la navigazione solitaria con il disco musical-letterario “Beatnik”, dedicato ai suoi miti della Beat Generation. Nel 1992 la sua prima foto vestito da attivista di Greenpeace, fa appelli in tv (ROXY BAR) per il pianeta e manifesta il suo sentire "verde" (la madre Daria era appassionata di botanica e insegnava a lui e Paola il linguaggio dei fiori).

Dal 1997 al 2000 Pedrini è direttore artistico del Brescia Music Art, il festival della contaminazione fra le arti: un importante crocevia di letteratura, cinema, teatro, pittura, comunicazione e naturalmente musica, che continua a richiamare affermati artisti da tutto il mondo e negli ultimi anni è diventato itinerante. Nel 2005 ha organizzato il Val Trompia Music Art per rivitalizzare le miniere di quei luoghi; nel 2006 e 2007 il festival tornerà in Val Trompia e anche nella sede originaria di Brescia. L’esperienza del Brescia Music Art si riflette nel programma settimanale di musica e arti “Contaminazioni” che Omar conduce nel biennio 1999-2000 sul canale televisivo via satellite Match Music. Pedrini apre anche la casa di produzione musicale Omar Gru, con la quale produce giovani gruppi rock dell’area alternativa.

Alla fine del 2001 Pedrini scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, pubblicato da Stampa Alternativa, illustrato dal guru della psichedelia Matteo Guarnaccia, tiene una serie di performance e reading nei principali club letterari italiani e accompagna celebri artisti americani, fra cui Lawrence Ferlinghetti (il padre della Beat Generation e fondatore della City Light Books), Jack Hirshman, Alejandro Jodorowski, e Dan Fante (figlio di John Fante). Nello stesso anno recita in teatro assieme alla compagnia milanese d’avanguardia Sentieri Selvaggi interpretando il ruolo di Orfeo nello spettacolo “Poema a fumetti”, che mette in scena il mito di Orfeo riletto da Dino Buzzati, uno dei suoi autori preferiti. Il tour teatrale riscuote un discreto successo e culmina con la rappresentazione al Festival della Letteratura di Mantova nel 2002. Dal palcoscenico alla macchina da presa: sempre nel 2002, interpreta la parte di Don Luigi, un prete hippie, nel film “Un Aldo qualunque” di Dario Migliardi (con Fabio De Luigi e Neri Marcorè) e compone l’intera colonna sonora della pellicola in chiave rock Anni ‘70.

Nel 2004 Omar Pedrini gareggia al Festival di Sanremo con il brano “Lavoro inutile” e si aggiudica il Premio Speciale per il Miglior Testo. È la sua prima esperienza da solo sul palcoscenico del Teatro Ariston dopo le due partecipazioni con i Timoria: nel 1991 con “L’uomo che ride” (Premio della Critica) e nel 2002 con il brano “Casa mia”. Omar Pedrini pubblica “Vidomàr”, il suo esordio ufficiale come solista dopo l’esperimento musical-letterario “Beatnik” del ’96.

Inizia la tournèe di “Vidomàr”, ma il destino è in agguato dietro l’angolo. Una sera di maggio Pedrini accusa strani dolori al petto, che si rivelano essere un pericoloso aneurisma aortico. Dopo un intervento a cuore aperto di otto ore, Omar Pedrini ritrova la propria energia vitale, ma la sua carriera di cantante sembra chiusa per sempre.

Dopo l’estate 2004 Omar torna al lavoro e a fine anno inizia a collaborare con la Rai reinventandosi come autore del programma sperimentale “Robin Hood”. I riscontri positivi di quella trasmissione convincono Pedrini a calarsi con sempre maggior vigore nel ruolo di autore televisivo. Tra il 2005 e il 2007 scrive e conduce “Nu-Roads”, brevi pillole su nuove tendenze e gruppi folk in onda sabato pomeriggio su Raidue. Sempre per la Rai scrive “Milano in Musica”, andato in onda a fine 2005.

Nell’estate 2005, dopo l’esito positivo della TAC durante una delle frequenti visite di controllo, i medici danno a Pedrini il permesso di cantare. Omar raccoglie una decina di canzoni scritte in questi mesi e inizia a registrare il secondo disco solista, vissuto come una sorta di nuovo debutto considerato che ormai si era rassegnato a restare nell’ambiente musicale solo come autore, nonostante non abbia mai amato affidare le sue composizioni ad altri interpreti.

Il 2006 è l’anno del tanto atteso ritorno di Omar Pedrini come cantautore, che resta l’espressione più forte e congeniale del suo poliedrico talento artistico. Il 26 maggio esce l’album “Pane burro e medicine”, che rievoca la sua malattia in tre canzoni, fra cui l’ironico singolo “Shock”, e negli altri brani parla di amore, della gelosia che sfocia in pazzia, del fascino dell’adolescenza (che Omar vive in prima persona come padre del dodicenne Pablo) e della follia, vista nella sua esternazione più romantica, visionaria, pacifica e positivamente anarchica. L’album “Pane burro e medicine”, che sprigiona il proprio vigore musicale su spartiti elettro-rock, è dedicato a Luigi Veronelli, l’enologo che per Omar è stato un amico e un maestro nel suo cammino.

La passione per il vino di Pedrini è forte e vissuta con grande competenza. Nella piccola e poetica tenuta di Cetona, un paese medievale in provincia di Siena, Omar produce dell’ottimo olio e un vino sangiovese sincero: entrambi portano sull’etichetta il nome “La Zuccherina” e vengono prodotti in modeste quantità per la fortuna e il piacere di amici e parenti. Omar Pedrini viene invitato come esperto a importanti rassegne come Vinitaly di Verona. Luigi Veronelli, che l’ha onorato della propria amicizia e stima, ha dichiarato che Omar Pedrini è il figlio maschio che avrebbe desiderato avere!

Sempre nel 2006, Omar Pedrini è protagonista con Roberta Garzia (“Camera Café”) del cortometraggio “Un casale, due gessetti e tanti ricci” diretto da Claudio Uberti (assistente di Lina Wertmuller) e partecipa al progetto discografico Rezophonic, un’iniziativa di beneficenza realizzata per sostenere AMREF Italia nella realizzazione di pozzi d’acqua nel Kajiado, una delle regioni più aride dell’Est Africa.

Nel biennio 2007-2008 Omar continua l'attività di autore e conduttore televisivo con nuove puntate di “Nu-Roads («Mi piace scoprire e suggerire nuove tendenze folk, rock e dialettali») e presenta su Raidue il programma “School of Rock”. «Volevo colmare un vuoto culturale: i compagni di scuola di mio figlio non sapevano chi fossero i Rolling Stones. non conoscevano i miti del rock».

Nel 2009 Pedrini approda sul canale satellitare Gambero Rosso: il suo “Gamberock” è già alla quarta replica. «Cibo, vino, cultura e arte sono strettamente collegati fra loro: in “Gamberock” cerco di proporre suggestioni enogastronomiche legate al territorio».

Parallelamente prosegue l'attività di Omar come docente di “Laboratorio di composizione e realizzazione di una canzone pop” all'interno del master in “Comunicazione musicale” presso l'Università Cattolica di Milano: il 2010 è il suo quinto anno da professore. Sempre nel 2010 è tra i fondatori di RAI5 dove scrive e conduce "Rock e i suoi fratelli" e "POP" (viaggio dentro una canzone) e attualmente è ancora uno dei volti e autori principali della rete. Nel 2011 esordisce alla radio: conquista le cuffie d’oro come miglior esordio per il programma "Contromano" (Rai Isoradio).

Nel 2011 è autore della title track de "Il figlio più piccolo" film di Pupi Avati: Omar corona un sogno quando il maestro gli chiede di interpretare se stesso nel film e gli dedica una lunga carrellata sui manifesti della sua carriera. Sul set del film incontrerà l’attore Nicola Nocella, suo fan, con il quale nel 2013 scriverà e porterà al prestigioso Teatroparenti di Milano la pièce spettacolo "SANGUE IMPAZZITO " dedicato a John Belushi (un mese sold out).



Le passioni di Omar…

Amante della contaminazione fra diverse forme d’arte (non a caso è l’ideatore del Brescia Music Art, festival seminale e in anticipo sui tempi) Omar Pedrini vanta collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e stranieri di qualsiasi disciplina. Ecco qualche nome: il deus ex machina della controcultura milanese Gianni Sassi (Cramps, Milano poesia , Fluxus) lo scrittore Aldo Busi, il pittore Marco Lodola, Matteo Guarnaccia (il padre della psichedelia italiana), Leon Mobley (musicista di Ben Harper), David Fuczynsky (chitarrista di New York del filone jddish-jazz), regista di capolavori come “La montagna sacra” ed “El Topo”, che ha ispirato il quasi omonimo disco dei Timoria), Bertrand Cantat dei Noir Désir, Eugenio Finardi (duetto in “Verso oriente” del cd “Viaggio senza vento”), Gianna Nannini (duetto in “Io vagabondo” nel Tributo ad Augusto Daolio) e Ligabue (autore di “Male non farà” dell’album “Storie per vivere”). Omar ha condiviso il palco con C.S.I., Jovanotti e Nomadi nel concerto per il Dalai Lama. Si sono esibiti dal vivo con i Timoria anche Fabio Volo e Isabella Santacroce, che hanno letto parti dei loro libri, riportando in auge grazie alla passione di Pedrini le performance Anni 70( con i Timoria sale sul palco il poeta pacifista Gianni Milano ) lui introduce con la chitarra Anne Waldman, Gino Veronelli, le brigate rivoluzionarie della poesia, Giada Diano e Paul Polansky e il veronese fluxus Francesco Conz.

Molti artisti in rappresentanza di molteplici forme d’arte. Entriamo più nel dettaglio delle passioni di Pedrini, iniziando naturalmente dalla musica. «Ho un amore maniacale per tutto il rock dalla fine degli Anni 60 alla metà degli Anni 70» - racconta Omar – «I miei gruppi di riferimento sono Pink Floyd, Who, The Velvet Underground e Beatles. Ama Paul Weller che lo ispira molto anche come vicinanza alla working class.
Ho una grande passione pure per il jazz, in particolare per i maestri Charlie Parker, Charlie Mingus e Jim Hall. Fra gli italiani contemporanei ammiro i jazzman Paolo Fresu, Sandro Gibellini e Danilo Rea, che ha suonato il pianoforte nel brano sanremese “Lavoro inutile”». Musicalmente Omar è onnivoro e l’elenco degli artisti che ascolta volentieri sarebbe sconfinato, però alcuni nomi ci tiene a farli. Per cavalleria, precedenza alle voci femminili: «Billie Holyday, Joni Mitchell, Amy Winehouse, Janis Joplin, in Italia Lucia Tarì». E ora gli uomini: «Il mio preferito in assoluto è Pino Daniele con il cd “Nero a metà”, ma nutro profondo amore anche per George Harrison, Piero Ciampi (di cui ha inciso una cover de "Non c'è più l’America" al premio Ciampi Livorno) Guccini, PFM, gli Area di Demetrio Stratos, Bandabardò e Diaframma».

Appassionato di filosofie orientali, Omar Pedrini frequenta un Ashram (una comunità indù), raccoglie fondi per il Tibet. È interessato a tutte le religioni, compresa quella ebraica e quella mussulmana: «Il Dalai Lama mi ha spiegato che ogni religione può comprenderne altre: trovo molto positiva questa apertura agli altri del buddismo. Da tre anni ho riscoperto Cristo, che considero un grande profeta».

Pedrini ha una cultura d’impronta classica: lettore instancabile, predilige la saggistica e la sociologia. «Il mio guru è Hermann Hesse: spesso vado a rendergli omaggio dov’è sepolto. Appena un gradino sotto, nella mia scala di valori, c’è Jack Kerouac e tutta la Beat Generation». Altri autori assai apprezzati sono Baudrillard, Focault, Wilde, Huysmans, Carver, Foster Wallace, Eco, Calvino, Buzzati, Brizzi . Pedrini legge anche i classici: «Nell’Ulisse di Omero c’è il passato, il presente e il futuro dell’uomo. È un’opera di grande attualità ancora oggi».

Per quanto riguarda il cinema, Omar ha un’inclinazione verso le pellicole francesi dalla nouvelle vague fino a oggi; ma nutre molta ammirazione anche per il cinema alternativo americano: nel suo disco “Beatnik” (i primi approcci alla carriera solista) ha dedicato il brano “River” al regista Gus Van Sandt. La lista dei registi preferiti è lunga: Lars Von Trier, Peter Greenaway, Edgar Reitz, Sean Penn, Steve Mc queen, Fassbinder, Pedro Almodovar («Lavorare con lui è un mio sogno»), Krzysztof Kieslowski, Woody Allen, Federico Fellini e, fra i contemporanei, Pupi Avati, Silvio Soldini, Sorrentino, Ignazio Inarritu oggi e' il suo preferito> . Molti hanno rilevato un parallelo fra Omar e Vincent Gallo (che non solo per questo è uno dei suoi attori preferiti), ma durante il Festival di Sanremo 2004 è stato definito anche lo Sean Penn italiano (un paragone diventato ancora più calzante dopo l’intervento a cuore aperto di Omar, che ha rivissuto il film “21 grammi”, nel quale il personaggio interpretato da Penn subisce un trapianto al cuore). Gli altri sono Marcello Mastroianni, Tony Servillo, Jean Reno, Johnny Deep, Al Pacino e Gerard Depardieu («Abbiamo in comune il naso e il fegato »). Fra le attrici ama la mitica Anna Magnani e Juliette Binoche, mentre fra le giovani leve italiane apprezza Vittoria Mezzogiorno e Chiara Caselli, Marco Giallini e Beppe Fiorello.I suoi miti della femminilità sono Brigitte Bardot e Claudia Cardinale, che considera le donne più belle del mondo.

Pedrini (tifoso del Brescia) è stato chiamato Omar dal padre in omaggio a Omar Sivori, il suo campione del cuore è Diego Armando Maradona, anche lui argentino come Sivori. Omar tifa Brescia, simpatizza per la Juventus per motivi familiari, ma anche per il Cagliari, per l’amore che ha per la Sardegna (è insignito ufficialmente del titolo "aspirante sardo" e di amico del Friul e di Udine).

Pur essendo stato per 10 anni uno dei goleador della Nazionale Italiana Cantanti, il suo sport preferito è il rugby: «Ho giocato per due anni in una squadra di Brescia: ho smesso per non compromettere l’attività musicale, perché agivo in mischia e rischiavo di farmi seriamente male alle dita. Sono un tifoso degli All Blacks neozelandesi e naturalmente della nazionale italiana. Ho praticato anche il tennis: il migliore in assoluto è stato John McEnroe, un artista della racchetta, come Villeneuve per la Ferrari».

Veniteci a trovare
il 20 giugno 2014

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