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PORTE APERTE a "LA SAPIENZA"

Università di Roma La Sapienza Piazzale Aldo Moro, 5, Roma, Italia
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h 11@piazzale della minerva - corteo interno

PORTE APERTE ALLA SAPIENZA
dove loro abbandonano noi ricostruiamo


Cantieri eterni si innalzano vicino ad ogni entrata, e tensostrutture violentano la principale area verde: questo è lo scenario che appare a chi arriva in città universitaria, e descrive in modo chiaro la gestione degli spazi all'interno del nostro ateneo. Mancano aule studio e biblioteche e in quelle poche presenti, moderne solo se finanziate da enti privati, gli studenti sono costretti a litigarsi il posto e a correre via appena cala il tramonto. Questa situazione appare paradossale quando camminando nei dipartimenti si trovano luoghi abbandonati da anni in stato di degrado e incuria.

Il panorama è chiaro: gli spazi che potrebbero essere destinati allo studio come anche alla socialità e all'agregazione si riducono drasticamente per lasciare spazio alla speculazione dei privati; contemporaneamente però in questo contesto, gli studenti dimostrano che l'università è di chi la anima e la attraversa tutti i giorni, e a queste trasformazioni, rispondono riprendendosi gli spazi di cui ha bisogno.
É questo il laitmotiv che accomuna le esperienze delle aulette autogestite, degli spazi occupati, degli archivi digitali; esperienze di riappropriazione e di rottura rispetto al modello di università che si cerca di riprodurre: alle già citate questioni legate agli spazi infatti si intersecano le problematiche legate ad un accesso ai corsi di laurea sempre più limitato, alla privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi, all'assenza di alloggi, alla progressiva riduzione delle borse di studio che accompagna il vertiginoso aumento delle tasse. Un'università sempre più d'elite, dove il sapere impartito e legato a filo doppio a quella condizione di precarietà, non solo lavorativa, a cui dovremmo essere destinati.
Un modello di formazione a cui abbiamo femamente deciso di opporci, suscitando le ire funeste del magnifico rettore frati; la sua gestione è infatti l'espressione di quei processi di aziendalizzazione voluti dalle tante riforme che si sono sussegute, a cui negli anni si sono contrapposti, e continuano a farlo, spazi occupati e autogestiti all'interno dell'università. Laddove rettore, presidi di facoltà, direttori di dipartimento chiudono aule, laboratori, stanze, c'è chi decide che questi posti è necessario riprenderseli, rivendicando con forza che, dove c'è chi abbandona e specula,dall'altro c'è chi, occupa, autogestisce, ricostruisce.

Ogni estate si svolge la vendita del marchio sapienza, la presentazione dei corsi di laurea, “Porte aperte alla sapienza”, dove si proclama l'eccellenza del nostro ateneo, ma dove non si parla mai dei problemi e delle criticità che vivranno le future matricole. Non si parla della scadente offerta formativa ed extradidattica, non si parla del numero sempre crescente di abbandoni, del numero di laureati che crolla, dell'accessibilità limitata. Non si parla delle porte chiuse che incontreremo fuori dall'università nel mondo del lavoro precario come di quelle che incontriamo tutti i giorni dentro le nostre facoltà.
"Porte aperte alla sapienza" è una campagna che nasce come risposta a questa ennesima vetrina, per rivendicare la legittimità dell'occupazione e autogestione degli spazi dentro l'università e segnalare quelli che invece sono chiusi e destinati all'inutilizzo. Sono queste le porte che vogliamo vedere aperte contro chi ci vuole silenziosi ed obbedienti. Quelle dei posti di cui abbiamo bisogno per continuare a costruire l'università che vogliamo. Quelle che abbiamo già aperto. Quelle che verremo ad aprire.


L'università è di chi la vive!

Veniteci a trovare
il 27 maggio 2014

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