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ISTITUZIONI TOTALI:PRIMA E DOPO

Aula Matteo Ripa - Università Degli Studi Di Napoli "l'orientale" Largo San Giovanni Maggiore, Napoli, Italia
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In questi giorni di incontri vogliamo esaminare il meccanismo attraverso cui alcune persone o gruppi vengono criminalizzati. Possiamo notare facilmente che a seconda dei periodi storici una situazione un episodio, un individuo o un gruppo vengono definiti come minaccia ai valori e agli interessi della società. Si sviluppa e si diffonde a macchia d’olio un sentimento di panico, di insicurezza, un ‘ansia e una paura verso un qualcosa che non è ancora stato identificato. Qualcuno ha definito questo fenomeno il PANICO MORALE. Le nostre società sono periodicamente travolte dal panico morale. Come si sviluppa questo sentimento di insicurezza? Grazie ai mass-media che rappresentano questi gruppi in modo stereotipato, e grazie al discorso politico che si concentra invece sulla loro pericolosità sociale. Basta notare i termini utilizzati dai giornalisti e dai politici quando si parla dei movimenti no tav, dei movimenti per la casa, i disoccupati in lotta, i migranti e i disagiati psichici. Ma anche le interviste fatte post mortem ai carnefici delle vittime sono ricche della parola "pericolosità sociale" il soggetto era "pericolo socialmente", il soggetto era "instabile", la sua aggressività mi ha costretto.. e così via…
Le errate narrazioni a carico di questi gruppi, individui o fenomeni, diffondono un senso di insicurezza e si sviluppa all’interno del discorso pubblico il sentimento “del dover fare qualcosa” per difendere la società, per difendere la democrazia. Il panico è caratterizzato ovviamente da una sproporzione tra la credenza del pericolo e il pericolo stesso, si sviluppano così esagerazioni e sproporzioni che tendono a sottrarsi a ogni parametro di ragionevolezza.
Il discorso politico dichiara così lo stato di emergenza che altro non è che una continua ridefinizione strumentale del nemico pubblico da parte dei poteri costituiti. Grazie all’emergenza a causa della fantomatica opinione pubblica viene resa accettabile non solo la violazione ma la vera e popria sospensione delle libertà formalmente sancite dalle costituzioni e dalle carte dei diritti umani. L’emergenza viene creata dallo stato per rispondere al panico morale, anch’esso precedentemente indotto dallo stato, per dimostrare che qualcosa si sta facendo in nome della difesa della democrazia quindi per l’opinione pubblica non importa cosa si fa per difenderla ma tutto è accettabile in nome di essa.
Perciò la risposta è repressione, denunce illeggitime, arresti senza motivi, pestaggi, sovraffollamento delle carceri, violazione dei diritti e delle dignità e persino la morte.
Quindi l’intero discorso e l’intero processo che vede il panico morale, la stigmatizzazione, la carcerazione le violenze e spesso la morte è tutto viziato e governato a causa di un complesso di rappresentazioni allarmistiche indotte dall’alto, le elite del potere, i mass media, gli attori politici che tendono a sviare il vero problema la crisi economica, l’esistenza di una diveristà in questo mondo che non è minacciosa ma un valore aggiunto, a difendere gli interessi di quei pochi che vivono speculando sulle classi sociali più disagiate. È proprio sulla base di questo ragionamento che proponiamo da qui in avanti un ciclo di diversi incontri per discutere insieme dei vari meccanismi di governo che ci reprimono ci comandano e ci uccidono.

___TERZO INCONTRO___
28 MAGGIO ORE 17.00 IN AULA MATTEO RIPA- GIUSSO
"PRIMA CHE SIA CARCERE"

dibattito pubblico con associazione antigone, associazione papillon-rebibbia, scarcerando, osservatorio sulla repressione, associazione garibaldi 101, comitato di lotta per la salute mentale

___SECONDO INCONTRO___
22 MAGGIO ORE 18.00 A ZERO81

proiezione del film "Michele alla ricerca della felicità" di Alberto Grifi

Schegge di vita in cella. Michele è un detenuto politico, arrestato durante una manifestazione. Nella cella che divide con un compagno viene portato un nuovo arrivato, un eroinomane. Il giovane comincia subito a soffrire di crisi di astinenza. Inutilmente Michele cerca di farsi chiamare un medico dal secondino, anzi, di fronte alla sua insistenza la guardia lo minaccia. Il giorno dopo con una scusa Michele viene accompagnato in una cella vuota e picchiato senza pietà da cinque secondini imbavagliati e Giulio, il tossicomane, verrà trovato impiccato alle sbarre di una cella.

Michele alla ricerca della felicita’ era stato commissionato a Grifi da Raidue e nelle intenzioni del committente doveva essere un telefilm ricalcato sullo schema americano che raccontasse di delinquenza minorile. La mattina del 16 marzo del 1978, giorno in cui doveva andare in onda il film, funzionari e dirigenti Rai videro per la prima volta il film di cui mai avevano letto la sceneggiatura ( perchè non c’è mai stata). Risultato fu che dopo commenti del tipo: " le botte meno si vedono più fanno impressione", "tagli qualcosa, il film ci guadagnerà senz’altro" , "... Il film non si può mandare in onda così nudo e crudo, ci vuole un dibattito..." Il film quella sera non lo vide nessuno. Quel giorno fu rapito Aldo Moro, il telegiornale serale occupò tutto lo spazio e di "Michele" non si parla più. Solo dopo 15 anni ( il film fu comunque proiettato in altri circuiti ) è stato trasmesso in televisione grazie a Enrico Ghezzi, ("Fuori Orario" – 28 Agosto 1993)
PRESENTAZIONE DELLO SPORTELLO LEGALE E A SEGUIRE CENA SOCIALE

Veniteci a trovare
il 28 maggio 2014

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