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Sono morta anche io

TFC Teatro Furio Camillo via Camilla, 44 , Roma, Italia
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di e con
Marzia Ercolani

ASSISTENTE ALLA REGIA
Luigi Acunzo

COLLABORAZIONE ARTISTICA
Fiora Blasi
Alessandra Cristiani

OLIO SU TELA
Maria Carolina Rossini

GRAFICA: Nicoletta Colarusso

“Tutto l’amore che si era conquistato con tanta fatica a prezzo di
rinunciare ad esprimere se stesso non riguardava affatto l’individuo
che era in realtà. L’ammirazione per la sua bellezza e per le sue
brillanti prestazioni era tributata alla bellezza e alle prestazioni,
non al bambino reale” Alice Milller


Non si può tirar su un bambino. Non è un edificio. Piuttosto è come un albero. Si può preparare il terreno, annaffiarlo, controllare che il sole raggiunga la pianta. Eppure l’educazione crea architetture di giardini borghesi o uccide foreste. Sono nata strappando le viscere segrete di mia madre oppure ancor prima? Prima di avere occhi, naso, bocca e gambe, ancor prima di essere generata, scolpita, pronta a giocare il mio ruolo?
Come riconoscere e salvare il seme, così come era prima che venisse piantato, l’eco lontana del primo vagito? Forse svegliandomi nei sogni, ripercorrendo respiri intravedo dall’altra parte dello specchio un riflesso. In un pianeta del prima, del mai, del sempre. In un luogo dell’altrove, nel tempo immobile delle fiabe. In acque poetiche ritrovo gli esseri della favola di Italia che fu anche la mia, abbraccio l’eroe iniziatico delle infanzie dei nonni e dei padri di questo bel paese, carezzo il seme con le mani di Turchina stanca di eterno e di verginità, tocco quel burattino buffo e misterioso che ero nella mia infanzia, deposto sulla sedia dal bambino per bene disciplinato al quarto comandamento. In un tempo appeso, in un mondo rovesciato, accolgo le voci intime, il copione sotterraneo, ultraterreno, sacro di profano, il sussurro di una reliquia che non muore mai, di una Fetocchia, semplice pezzo di legno buono per accendere il fuoco in un rigido inverno. Quel metro di legno risvegliato chissà che non contagi anche la Fata, che si levi il velo turchino e torni a respirare in terra, ad onorare se stessa.
Marzia Ercolani


FETOCCHIA
"Ho visto in una sbiadita parrucca solare
La maschera di un padre, che desidera
un altro sé giovane e funambolo.
Per banchettare a pane e vino,
si improvvisa fabbricatore di maraviglia,
di salti, danze e giramondi.
Non c’era una volta un re. Nessun lusso."


Si ringraziano per il sostegno e la collaborazione:

Silvana Maja
Elena Tenga
SImonetta Bumbi

Veniteci a trovare
dal 5 al 6 giugno 2014

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