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"Stanze#1" Anselmo Kounellis

Museo Riso Via Vittorio Emanuele, 365, Palermo, Italia
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Il 31 maggio 2014, Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia inaugura la mostra
“Stanze#1” con opere di Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, Torino, 1934) e Jannis
Kounellis (Atene, 1935), a cura di Giovanni Iovane, in collaborazione con Paolo Falcone.
La mostra è la prima del progetto espositivo “Stanze” che vedrà coinvolta la sede di Palazzo
Belmonte Riso nei prossimi mesi. “Stanze” è stata infatti concepita come una riflessione, e
ovviamente come una presentazione, sull’identità museale di Riso, a partire dalla sua
architettura, dalla storia delle precedenti esposizioni, dalle sue collezioni permanenti e persino
dagli spazi “intorno” al Museo.
La ricerca di nuovi meccanismi espositivi caratterizza il progetto “Stanze” che si avvale della
collaborazione attiva e determinante di artisti le cui opere sono esposte all’interno delle
collezioni permanenti di Riso.
“Stanze #1” vede la presenza di due grandi artisti, Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis che
hanno progettato due opere (installazioni) in relazione specifica con gli spazi del museo.
La mostra si svolge interamente al secondo piano del Palazzo: un piano formato da due grandi
sale parallele e da tre piccole stanze ai vertici e a lato del piano.
Le due grandi sale sono caratterizzate da un restauro conservativo che ha lasciato a nudo i segni
del tempo nei muri, mentre nelle altre tre sale si è intervenuto con dei pannelli “protettivi”.
L’effetto immediato dato da questa particolare grande stanza museale può essere percepito sia
come “un segno del tempo” che come “i segni dei tempi”. Tuttavia, è innegabile il grande
fascino suscitato da questo speciale ambiente espositivo.
Nel 2008 nella sala di destra Jannis Kounellis ha reinstallato un’opera composta da “armadi
sospesi al soffitto” che era stata presentata a Palermo nel 1993 in occasione della sua mostra
all’Albergo delle Povere, curata da Mario Codognato, Nicola Bramante e Paolo Falcone.
Il passaggio di questa opera monumentale da una mostra temporanea alla sua collocazione
all’interno di Palazzo Riso nelle sue collezioni permanenti, racconta così una storia, un
passaggio di stanze e di consegne, ma conserva inalterata la sua esistenziale e drammaturgica
relazione con lo spazio intorno al Museo e in particolar modo, con ciò che l’artista stesso ha
definito “il barocco siciliano”.
Per la mostra “Stanze #1”, Kounellis è intervenuto con una grande installazione, Senza titolo
2014, proprio sotto i suoi armadi sospesi al soffitto, lasciando intenzionalmente vuote le due
più piccole sale laterali.
L’incombente presenza degli armadi - insieme capace di suscitare meraviglia, come nella
poetica del Barocco- fa ora quasi da enorme cappello alla serie di cavalletti che sorreggono le
lastre di metallo a cui sono agganciati i suoi “tipici” cappotti scuri. Non si tratta tuttavia di
semplice accostamento di due opere temporalmente differenti, ma della creazione di un
suggestivo “atto unico” , anch’esso tipico della vasta esperienza artistica di Kounellis; una
rappresentazione drammatica, esistenziale e culturale che trasforma lo spazio espositivo in una
“cavità teatrale e umanistica”. E a questo denso e vasto blocco espositivo, a questa sorta di
drammatica processione -le figure esistenziali dei cappotti appesi ai quadri di metallo e
sollevati in alto dai cavalletti- racchiusa da angeli-armadi volanti fa da opportuno contraltare il
vuoto delle due stanze attigue; due piccole ma necessarie “sale d’attesa”, che poeticamente gli
architetti francesi chiamavano la salle des pas perdu, uno spazio di transizione tra il mondo
esteriore e l’interno di una stazione ferroviaria o di un palazzo di giustizia.
Sempre all’interno delle collezioni di Riso vi è una opera su carta di Giovanni Anselmo del
1965, dal titolo La mia ombra verso l’infinito dalla cima dello Stromboli durante l’alba del
16.08.65. Quest’opera di Anselmo contiene in embrione tutti quelli che saranno gli sviluppi e le
caratteristiche della sua grande esperienza artistica e, ancora una volta, un preciso e concreto
legame (e persino una data e un’ora esatti) con la Sicilia. Il disegno di Anselmo, oltre a
possedere dunque il valore di un incunabolo, presenta anche la spiegazione di una foto, un po’
enigmatica, che ritrae Anselmo lungo la sciara del vulcano all’alba del 16 agosto 1965.
L’artista si accorse di aver perso l’ombra, ma a differenza di alcuni protagonisti della letteratura
tra Otto e Novecento, tale scomparsa si rivelò -si potrebbe parlare di vera e propria epifania- al
contrario un assorbimento, una assunzione in cielo e nell’infinito. Per dirla meglio, con le
parole di Anselmo, quella particolare esperienza e insieme rivelazione poetica sul vulcano di
Stromboli fu “una straordinaria situazione di velocità, movimento, energia. In una situazione
come questa tu puoi sentire che tu esisti, che, semplicemente, tu sei sulla terra e che la terra, a
sua volta, è nello spazio che la contiene e l’avvolge…un momento di coscienza della tua
esistenza in uno spazio senza confini”.
A differenza di Kounellis, Anselmo ha sempre contrapposto la presentazione alla
rappresentazione. La parola “energia” è per certi versi una delle chiavi di lettura principali di
una vasta esperienza artistica che ha origine proprio con la proiezione, o meglio l’assorbimento,
della propria ombra nell’infinito di quell’alba siciliana dell’agosto del 1965. “Il mio modo di
fare arte corrisponde a una ‘presentazione’ e non a una ‘rappresentazione’ della realtà”.
Questa speciale prassi artistica (nel senso di individuale, peculiare dell’attività artistica di
Anselmo dalla fine degli anni Sessanta a oggi) si presenta nella opera che Anselmo ha
progettato per la sala/galleria al secondo piano del Museo, e per la stanza attigua, dal titolo
Mentre la terra si orienta e la luce focalizza, 2004/2014.
Anselmo ha creato appositamente un dispositivo espositivo dinamico, un differente tipo di
“atto unico”, ove gli elementi essenziali della sua poetica (adombrata dalla sua opera del 1965 e
poi dai lavori del 1967, Direzione) si rivelano per essere ciò che l’artista stesso ha definito “una
fisicizzazione della forza, di una azione, dell’energia di una situazione o di un evento”. Così in
una sala l’intenzionale cumulo di terra, una sorta di isola, e di un ago magnetico rivelano, con
intenzione poetica e fantastica, un paesaggio o un panorama, dal punto di vista dello spettatore.
E, nello stesso tempo, tre proiezioni di Particolare, focalizzano la luce su un evento secondo
un orientamento, quello nord/sud, che non appartiene più al microcosmo dello spazio
espositivo ma a quello “naturale” in accordo con l’ago magnetico.
Come ha scritto nel 1979 Rudi Fuchs, il segno distintivo e straordinario della poetica di
Anselmo è quello “di trasferire l’arte nella fantasia pura”.

Veniteci a trovare
il 31 maggio 2014

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