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CANTARE ALL'AMORE - La Ballata dei Lenna

ZONA K Via Spalato 11, Milano, Italia
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5 e 6 Giugno ore 21.00
Teatro ZONA K
via Spalato 11, Milano

CANTARE ALL'AMORE
di e con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno
-spettacolo vincitore E45 Napoli Fringe Festival
-selezione Premio In-BOX 2014

produzione La Ballata dei Lenna
con il sostegno di
Fondazione Campania dei Festival - E45 Napoli Fringe Festival
Regione Piemonte - Provincia di Alessandria
Regione Puglia
Fondazione Piemonte dal Vivo
in collaborazione con
Teatro Minimo - Bottega degli Apocrifi

Una tristallegra storia dei giorni nostri che intreccia tra candore privo di speranza e arrivismo sgangherato tre vite senza coraggio. Quella di due sorelle, l’una di una bellezza vincente prossima a un matrimonio d’interesse, l’altra una poltiglia di difetti, scarica di aspirazioni, e quella di un sarto, campione della razza dei falliti, chiamato dalla bella a riparare l’abito da sposa usato. Il ritmo nevrotico della vicenda dettato dall’imminente cerimonia trova una quiete sorridente nell’universo condiviso di imbarazzi, inciampi, brividi e controattese, che da subito sorprende i due brutti. Ma quando le casse della felicità sembrano poter urlare al massimo volume, arriva quella paura che spegne ogni fracasso. Irrimediabilmente off.
Ma se chi è apparentemente dalla parte del giusto non conosce lieto fine, non va meglio a chi tenta di nascondere l’infelicità negli agi.
Uno squallido scenario di delusioni, che non dimentica di regalare tocchi di bislacca comicità, ma che alla fine lascia solo al corpo l’esultanza, un’esultanza violenta che stupra ogni attesa e squarcia l’innocenza.


PER INFO E PRENOTAZIONI:
+39 02.97378443
+39 342.0170364 - biglietti@zonak.it





ESTRATTI RASSEGNA STAMPA

…‘Cantare all’amore’ è a suo modo una sfida, orbitando intorno all’amore, presenta una struttura quasi da fiaba. E qui il pensiero non può non andare a Perrault o ai Grimm giacché c’è della Cenerentola in Anna, una delle protagoniste femminili, questa ragazza d’oggi imbranata e ad autostima zero, lontana anni luce dall’idea di trovare l’amore, per di più succube di un ben volitiva sorella, indaffarata a gettar fumo negli occhi allo scopo di combinare un matrimonio d’interesse che la strappi alla miseria. Ma non tutte le fiabe vanno per il verso giusto. Qui la sorella cattiva perde il suo bus per via d’una suocera che in extremis smaschera il bluff. Dal canto suo Cenerentola, forse incredula che certe cose possano accadere proprio a gente come lei, nel finale volta le spalle al Principe Azzurro, un povero sarto, un altro campione della razza dei falliti. Il testo, firmato dai tre simpatici e bravi interpreti, si percepisce il candore dei personaggi, nel colore surreale e asciutto di certi dialoghi e di qualche monologo, nel definizione del contrasto tra un candore senza speranza e un arrivismo sgangherato oltre che altrettanto improduttivo. Un valzer tragicomico della non-predestinazione alla felicità in amore, quasi che la stessa felicità sia privilegio di ricchi e santi. Il risultato è un lavoro gradevole per la costanza della cifra buffa…
[ Italo Interesse – Il quotidiano di Bari]


> Una storia surreale e concreta quella dei La Ballata dei Lenna

È una gradita sorpresa l’incontro con una compagnia autenticamente giovane che faccia teatro schietto. La Ballata dei Lenna formati come attori e hanno un prezioso progetto comune che partorisce spettacoli originali e sorprendenti, come Cantare all’amore. È la seconda produzione, segue La protesta e continua nel medesimo solco creativo: l’idea, l’elaborazione e la stesura del testo sono a sei mani ed è condivisa anche la messinscena. I Lenna sviscerano temi semplici enucleandone sfaccettature inconsuete. Questo amore è pregno di mestizia. Questa storia è surreale e concreta, è ben scritta ed altrettanto recitata, si avvale di una scenografia poverissima e soprattutto screziata di fasci luminosi, evidenzia la pochezza del contratto matrimoniale in termini di sentimenti e passioni. Ci si sposa per salire la scala sociale (e forse non a caso i Lenna usano, come oggetti di scena, tre scalette). Ci si sposa perché “finché sono giovane e bella”. Ci si sposa per non restare lì. E però poi qualcosa scardina il disegno e alla fidanzata si incrina l’immaginazione, mentre gli altri due personaggi si avvicinano; si innamorano? Il trio è composto da il Brutto, la Brutta e la Bella; i due simili fraternizzano; non sono poi così sgraziati, si conoscono, si frequentano, danzano rapiti, poi qualcosa non va ma sono comunque entrambi usciti dal guscio dei luoghi comuni, hanno vissuto, avranno un passato ad insufflare il presente; e la Bella? Non sa. È scoperta la sua ambizione, ma forse anche senza questo disvelamento, da parte dell’arcigna ed assente futura suocera, il meccanismo si sarebbe inceppato; ad un tratto canticchia come un carillon frammenti di canzoni celebri esprimendo il vuoto totale di sé e dei suoi simili. Il finale è aperto. Che bellezza.
[ Maura Sesia | Repubblica|Sipario| ]


> Piccola storia delle carezze

...Mettendo in scena una trama-pretesto quest’opera assomma: una vicenda che funge da metafora; qualche artigianeria sviluppata con adeguato mestiere; caratterizzazioni che fungono da evidenziazione simbolica e capacità nello sviluppare il gioco dei rimandi e delle intuizioni, generando il piacere di seguire, con gli occhi sgranati, la vita delle figure poste sul palco, senza mai dimenticare che queste stesse figure sono un’invenzione, un accorgimento della fantasia, un’apparenza momentanea. Producendo una tristallegra storiella di malinconie e di aggressioni, di scorrettezze e di gioie, di malinconie, di angosce, di esistenze senza forza, senza coraggio o senza capacità di definirsi un futuro che sia un futuro davvero – e che sia il futuro che davvero si desidera o che ci si merita – Cantare all’Amore riesce a comunicare un senso d’infido, di squallido, di disperato pur regalando – nel mezzo di tutto ciò – piccoli brividi delicati, tocchi sentimentali, lembi di candore innocente. Gioco attorico in una trama-standard, breve fantasia di putrido e becero, piccolo incubo in un sottosuolo animale, Cantare all’Amore ha saputo suggerire quanto pesa un sospiro, quanto è impossibile un sogno, quanto è inevitabile la sconfitta. “È finito il tempo della tenerezza”. Eppure illudersi è stato piacevole...
[ Alessandro Toppi | Il Pickwick.it | ]


> Cantare all’Amore, la ricerca di un sentimento impossibile

Cantare all’Amore, rievoca un’interpretazione contemporanea di Aspettando Godot di Samuel Beckett, con qualche spunto da Giorni Felici. Invece di Vladimiro ed Estragone, questa volta sulla scena compaiono tre personaggi: il brutto, la brutta e la bella, uniti dalla circostanza di un matrimonio imminente, unico avvenimento in grado di risollevarli da una vita priva di importanza e di introdurli al sentimento amoroso. La ricerca a cui i tre sono obbligati, senza peraltro saper bene cosa stanno facendo, li conduce ad immergersi in un mare di illusioni: quando pensano di aver afferrato l’amore senza possibilità di lasciarselo scappare, eccolo scivolare via e ciò che ne rimane sono solo cose perse e spaiate, oggetti inutili come quelli che affollano la borsetta della beckettiana Winnie. Cantare all’Amore nasce dall’idea di un tempo vittima della precarietà, in cui il sentimento amoroso sembra fuori posto: “il tempo utile è valutato solo attraverso l’impegno lavorativo, e tutto il tempo che ne rimane è un tempo perso che bisogna sopprimere”. La ballata dei Lenna si è mischiata fra la gente e ne ha assorbito i racconti, alcuni tristi, altri a lieto fine, in modo da gettare la luce su una zona buia e indifferente e riportare in superficie l’importanza del sentimento più discusso di tutti i tempi .
[ Cecilia Allegra | Teatroteatro.it | ]

> L’amore ai tempi della Ballata dei Lenna

In questi tempi di teatro pop in cui “Thanks for vaselina” di Carrozzeria Orfeo viene eletto spettacolo dell’anno di Krapp’s Last Post, non appare fuori luogo un rimando a “Cantare all’amore”, lavoro della compagnia Ballata dei Lenna che in alcune scelte drammaturgiche e di uso dello spazio sembra rimandare al lavoro sopra citato, se pur in modi differenti. Un emisfero di abitudinari, umili e silenziosi, relegati in spazi dove tutto è negato, lontano. In questi trionfi della solitudine tocca arrangiarsi, e quando è il caso non andare troppo per il sottile. Una lieve ed efficace vena ironica, a tratti surreale, soprattutto nelle azioni e nella mimica, alleggerisce e rende dinamica la messinscena della giovane compagnia. La compagnia riempire ogni momento dello spettacolo senza lasciare mai un attimo di vuoto e calma, tutto d’un fiato a precipizio, in un montaggio serrato caratterizzato da tagli e rotture un po’ spiazzanti. Il tutto accompagnato da rimandi a intramontabili classici del repertorio melodico italiano - riecco spuntare il pop - da Ramazzotti a Tenco, Nannini e Baglioni, talvolta per spezzoni, talvolta per citazioni nel parlato, con esiti felici. Come si evince dal titolo si parla d’amore, dell’amore inaspettato oppure calcolato, dell’amore precluso o sognato, dell’amore da interrompere o di quello da prendere al volo, a tutti i costi, pur di garantirsi una vita migliore.
Questa giovane compagnia offre momenti intensi e divertenti di teatro, e soluzioni poetiche e lievi assai riuscite.
Uno spettacolo, che piacerà molto al pubblico perché capace di non annoiare - e questa non è cosa da poco.
[Marco Menini | Krapp's Last Post| ]


> Cantare all’Amore

Chi nella vita non ha pianto o sofferto per amore, gioito o sperato in una telefonata, imprecato o maledetto il giorno in cui ha ceduto ad un corteggiamento. L’amore, da sempre croce e delizia dell’animo umano, è sì il più nobile dei sentimenti, ma anche pretesto per piccoli o grandi drammi privati. E’ quindi così difficile amare? E, soprattutto, che cos’è oggi l’amore? Interrogativi cui La Ballata dei Lenna cerca di dare risposta con il suo Cantare all’amore, grottesca favola dei giorni nostri velata da malinconia ed umorismo. Quanto sono tremendamente reali lei, lui e l’altra, due sorelle e un sarto protagonisti di un racconto alimentato da passioni private e sentimenti collettivi. Lei è “la bella”, ragazza tutta perfettina e prossima al matrimonio con un rampante politico; lui è il sarto, “il brutto” con tanto di gobba ed occhiali spessi, intento a rifinirle l’abito, a ricercare scarpe adatte e giusta acconciatura; l’altra è “la brutta”, sorella della sposa abituata a vestire in pigiama che in quell’uomo scopre, non senza paura, l’esistenza dell’amore. Tre universi paralleli destinati a non incontrarsi, forse solo a sfiorarsi, in uno spietato affresco di angosce collettive: e se all’apparenza nulla succede, tranne che un disperato tentativo di vivere il presente come affannosa ricerca dell’amore, e quindi della propria identità, le parole di Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno pesano come macigni nel loro intercalarsi, tra il serio ed il faceto, ad un citazionismo che a tratti ricorda Franco Battiato. In uno spazio scenico vuoto e senza orpelli, costretti quindi a mostrarsi “nudi” nella loro espressività attoriale, Nicola, Paola e Miriam confermano quanto già intravisto nel precedente lavoro La protesta, regalando un’altra spiazzante storia che, con un finale provocatoriamente aperto, costringe a guardarsi dentro, suscitando amarezza ed inquietudine. E di questi tempi, non è poco…
[Roberto Canavesi | Teatroteatro.it |]

Veniteci a trovare
dal 5 al 6 giugno 2014

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