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::: MAYBE I'M ::: Live@Loco

La Locomotiva Piazza Mercato 6, Adrano CT, Adrano CT, Italia
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::: FREE ENTRY ::: INGRESSO LIBERO :::

Maybe i'm… nasce nel 2007 come un progetto solista, di chi è una questione di secondaria importanza. Nasce semplicemente perché i tempi della plastica stanno per finire, si sente nell'aria, e le rotondità appaiono sempre più mostruose e far apparire il mondo come una superficie perfettamente levigata è stato un inganno bello finchè è durato. Maybe i'm… registra una demo, "Satan's holding a little room for me…", la fa ascoltare agli amici della Recycled Music e loro decidono di farla ascoltare ad altre persone pubblicandola. Ottime recensioni, bei concerti (tra cui alcune date con Duke Garwood e Dirty Trainload), delle interviste, la partecipazione alla compilation natalizia della Lepers Produtcions di Bari. Nel frattempo Maybe i'm…ha inghiottito altre persone, alcune di passaggio e altre che restano in pianta stabile. Nel 2009 iniziano le registrazioni di "We must stop you", che durano più del previsto. Il disco è auto-prodotto, auto-registrato, auto-mixato. Si cerca di scarnificare e di ridurre all'osso, di scavare in profondità mentre intorno scorre via un anno che lascia molte cicatrici. Nella primavera del 2010 "We must stop you" vede la luce: è un disco denso, fatto di fibre che si intrecciano, mascelle che si serrano, pugni che esplodono. E' un disco nervoso, perché se qualcuno ci minaccia noi non ci tiriamo indietro. Maybe i'm Live Crew Antonio Marino: drums, voice and percussion Ferdinando Farro: voice, guitar Clara Foglia: violin, percussion Additional members: alexander de large - organ

“Il “Bwa Kayiman” è una cerimonia voodoo celebrata il 14 agosto del 1791, presieduta dal sacerdote hougan Dutty Bookman e a cui presero parte gli schiavi di Santo Domingo, all’epoca colonia francese. Da questo rituale prese il via la rivolta degli schiavi che renderà Haiti la prima repubblica nera al mondo, unico paese la cui indipendenza è stata frutto di una rivolta di schiavi”.

Titolo, concept e copertina del disco lasciano subito intendere che le cose iniziano a farsi serie per i Maybe I'm. Non che le cose non fossero serie già prima - un disco come “Homeless Ginga” la quasi totalità dei gruppettini italo-indie che infestano la penisola da Nord a Sud possono vederlo solo con il cannocchiale - ma la faccenda qui cambia e pure di molto, ed è una questione di attitudine prima di tutto ma, va da sé, anche di suoni. Nel senso che in “Bwa Kayiman” il duo salernitano si libera (finalmente) da quelle costruzioni indie-rock che avevano caratterizzato i loro pezzi finora, per approdare a una musica meno strutturata, quasi free in alcuni passaggi e, soprattutto, intimamente punk.

Così, con questa nuova grammatica i Maybe I'm riscrivono il loro romanzo roots, aggiungendo un’ulteriore dose di morbosa selvatichezza al loro blues paludoso. A venirne fuori è un suono che sa farsi centro di gravità di forze diverse ma complementari, un suono che riesce a introiettare la tribalità rumoristica dei primi The Ex e l’allucinata e sciamanica carica Beefheartiana dei Malaikat Dan Singa di Arrington De Dionyso, ma che allo stesso tempo mantiene una sua forte personalità – al momento in Italia nessuno suona in questo modo. Ciliegina sulla torta è una scrittura matura, capace di partorire autentiche gemme come “Sele”, “Education Of Young Citizen” e “Commen Sale”.

Insomma, “Bwa Kayiman” è un gran disco, ma se i ragazzi sapranno inselvatichire ancor di più il suono mantenendo questo livello di scrittura, allora potrebbe venir fuori qualcosa di più di un “gran disco”.


Homeless Ginga
2012 (Jestrai) | indie-blues
Terra, sangue, il fiume come matrice di un immaginario fosco, il senso di perdita, la consapevolezza di un destino avverso, in due parole note scorticate che dalle orecchie arrivano al cuore per colpirlo, contorcerlo, segnarlo indelebilmente. Di più, la sofferenza e la percezione della precarietà e dell'imponderabilità come regole non scritte ma men che meno aggirabili dell'esistenza: questi sono i Maybe I'm, duo della Piana del Sele (in provincia di Salerno) formato da Ferdinando Farro (voce, chitarre, kazoo) e Antonio Marino (voce, percussioni) capace di suonare con la stessa intensità dei bluesmen del Mississippi una musica derelitta, doomy, lercia, costantemente affacciata sul precipizio di un collasso nervoso.

Ed è bene specificare che, prima di qualsiasi discorso sul genere e sulle influenze, Farro e Marino del blues non ricalcano il suono - anzi, la loro è una miscela molto personale - piuttosto ne sentono le vibrazioni e ne portano sul corpo le stimmate; soprattutto, nelle viscere del loro suono alligna quel cancro dell'anima che rende ogni pezzo un fossato di contorcimenti e disperazioni, un ricettacolo di visioni ancestrali.
Il canto di Farro è un'orazione da fine del mondo, non distintissima dai sermoni di Dave Eugene Edwards in quanto a potenza declamatoria, mentre nel drumming di Marino ogni colpo sembra debba essere l'ultimo prima del crollo definitivo.

Ne viene fuori un'avventura contorta che si snoda lungo nove canzoni roventi come l'asfalto appena gettato, nove variazioni di uno stesso tema rugginoso, nove recite oracolari, devianti e ricche di pathos.
La mistica di "Homeless Ginga" è tutta qui, ossia nell'incontro tra una visionarietà terrigna e una veemenza esecutiva debordante: sembra provenire da altri tempi e altri mondi, ma penetra sottopelle come i primi freddi autunnali.

Veniteci a trovare
dal 6 al 7 giugno 2014

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