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#NoStaveco! Via Zamboni non si svende! Dibattito con Agostino Petrillo e Ugo Rossi [Live a seguire]

Giardini Via Filippo Re Bologna, Italia
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#NoStaveco! Via Zamboni non si svende!
La speculazione come prodotto dell'austerità.

Venerdì 13 giugno
h. 19 @ Batti Il Tuo Tempo Festival (Giardini di Filippo Re)


dibattito a cura di: CUA & I Love Piazza Verdi

con:

Agostino Petrillo
(Dip. Architettura e studi urbani – Politecnico di Milano)

Ugo Rossi
(Geografia economica – Università di Torino)



A seguire LIVE con:

- Raffica - OTM

- MEZZOSANGUE

- ARENA O51 Dam & Makkia / Virux & KappaO /Reperto / DjDima & Django

- CALI (unlimited struggle)

- Kappasaur e Deeph from BUM (dubstep e glitch hop set)





Vediamo nei nostri territori come la risposta data dalle istituzioni alla crisi sia sempre più spesso orientata a rilanciare i meccanismi di finanziarizzazione e accumulazione di cui beneficia una ristretta elite scaricando i costi di queste operazioni sul resto della società. Costi che possono essere economici e tramite la retorica dei sacrifici portare all'impoverimento generalizzato attuato dalle politiche di austerità, ma possono anche essere costi in termine di salute, vivibilità dello spazio urbano e dei territori, difficoltà di accesso a servizi e welfare, aumento della disoccupazione.

In questo contesto la rendita e la speculazione sono lo strumento con cui vasti possessi del patrimonio pubblico o aree private sottratte all'uso collettivo vengono messi a valore e ricapitalizzati in nome del profitto. In questo meccanismo di svendita e rivalorizzazione svolge una funzione regolatrice il potere pubblico che sempre più attinge alla fiscalità generale e all'erario – quindi ai nostri soldi – per finanziare operazioni che finiscono per arricchire società di consulenze, grandi imprenditori immobiliari, banche e finanziarie delineando una uscita dalla crisi attenta solo alle esigenze dei mercati.

La retorica delle grandi opere e delle riforme strutturali che servono al paese nasconde e legittima questo travaso di risorse e strumenti dalla possibilità di accesso e beneficio generali per consegnarli alla smania di arricchimento di pochi profittatori. L'asservimento ai mercati finanziari e la funzione antisociale dei meccanismi regolatori dello stato portano alla commistione di mafia, corruzione e clientelismo che alimentano un sistema che crea posti di lavoro con sempre meno diritti e sempre più precarietà che distruggono le possibilità generali di riproduzione sociale aumentando il divario tra le classi e devastando risorse e territori.

La gestione e la progettazione dello spazio urbano assume anch'essa dei connotati di ristrutturazione delle geografie del territorio che si modellano su queste nuove forme di povertà e sciolgono i vincoli alle direttrici socio-economiche dell'arricchimento. Si configura una nuova geografia politica dell'impoverimento, causa e prodotto dei nuovi comportamenti di classe riconfigurati dalla crisi e dalla necessità disordinata di trarre profitti da sempre maggiori operazioni speculative che come in una moderna corsa all'oro fungono da avanguardia e apripista a nuove forme di sfruttamento che verranno in seguito sanzionate dal potere pubblico.

Il mondo della formazione e le sue strutture sono già pienamente messe a valore e depauperate da questi orientamenti politici dei nostri governanti, sanzionati su scala transnazionale dal Bologna Process, che ha di fatto rimodellato il funzionamento della scuola e dell'università italiana nella direzione di dispositivi di riproduzione della precarietà. In sintonia con il quadro generale delle movimentazioni che si stanno esprimendo sui territori, le lotte reali di studenti e precari di questi ultimi anni ci parlano proprio della politicizzazione di comportamenti resistenti ai suddetti meccanismi andando a spostare il terreno della contesa direttamente ai bordi dell'università e nel rapporto tra spazio urbano e condizioni di vita dentro/contro i flussi della metropoli.

Il progetto di campus alla Staveco e la svendita di via Zamboni paventati dalla più grande azienda di Bologna e cioè l'Alma Mater ci parlano proprio di questo: di speculazione e rendita come dispositivi regolatori delle politiche di austerità nel rapporto tra capitalismo e metropoli (quindi di un lauto affare per le elite facenti capo ai poteri forti cittadini) e di sviluppo di nuove povertà tra dismissione di servizi e welfare dentro l'orizzonte della precarietà (un nuovo schiaffo alle condizioni di vita di studenti e precari). Sottotraccia emerge anche chiaramente la volontà di rispondere in qualche modo alla sfida che i soggetti in lotta hanno lanciato sul terreno delle dinamiche di potere della Zona Universitaria riposizionando il terreno dello scontro come emerge chiaramente dal “così decongestioniamo piazza Verdi” che ha dichiarato la solerte Patrizia Gabellini, assessore all'urbanistica di Palazzo d'Accursio.

Inutile dire che le direzioni di intervento e di spesa indicate dalle lotte sono ben altre... Alla speculazione a beneficio di pochi contrapponiamo l'accessibilità generalizzata per tutt* a beni e servizi, la sedimentazione di spazi di contropotere che fondino una decisionalità autonoma sui propri stili di vita, spazi e bisogni. No pasaran! La sfida per una Zona Universitaria meticcia e solidale che si misure sulle esigenze di studenti e precari è appena cominciata! Appropriamoci insieme degli strumenti politici e di analisi per decostruire la narrazione dei poteri forti e sviluppare le nostre forme di lotta multi-livello.

Veniteci a trovare
il 12 giugno 2014

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