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Mostra Pro - Andrea Chiarucci - Il treno per Lhasa

Fotoforniture Sabatini Via Germanico 168/a, Roma, Italia
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Inaugurazione mostra "Un treno per Lhasa - di Andrea Chiarucci" a cura di Sarah Palermo
Giovedì 12 Giugno dalle 19-30.

La mostra sarà visitabile ogni giorno presso gli spazi espositivi di Sabatini dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19.

- Testo critico a cura di Sarah Palermo -

Andrea Chiarucci con i suoi viaggi di ricerca in Oriente richiama il suo forte interesse per le idee e per le credenze religiose appartenenti alla cultura vedica. Ama viaggiare nella maniera del tipico esploratore, accontentandosi di un abbigliamento spartano, dove lo stretto necessario si circoscrive in uno zaino, dei testi essenziali alla conoscenza e ad una sola ricchezza: la sua Leica M che utilizza con diligenza da anni durante i suoi soggiorni di ricerca e di relazione tra l’individuo e il sacro.
Il treno per Lhasa è un viaggio entusiasmante, che richiede coraggio e preparazione, dalla tentacolare stazione ferroviaria di Pechino, da cui si percorre la strada verso Lhasa tra una folla di umanità seduta su giornali e pezzi di cartone, che nel marasma, mangia in tazze preparate per il tragitto in treno.
Senza fiato, ci si adatta in un vagone letto traboccante di passeggeri cinesi che cospargono i loro bagagli lungo i quattro posti letto e in ogni spazio disponibile.
Nella confusione si scorgono parenti in lacrime che non possono sopportare l'addio dei loro cari in partenza.
Da luglio 2006, quattromila passeggeri al giorno approfittano della possibilità di visitare o lavorare in Tibet, una terra lontana che fa parte dello stesso Paese, la Cina. Sono in tanti a sognare la lontana Lhasa con uno sguardo nostalgico, coloro che riconoscono l'immenso patrimonio del Tibet e del suo ambiente distante dalla terra dove si sono recati per ragioni economiche.
Ma lo sviluppo, come spesso accade, anche in questo caso rappresenta una benedizione e una maledizione, sebbene la costruzione di questa tratta sia stata molto controversa a causa di problemi culturali ed ambientali, il viaggiatore si spinge nel tentativo di saperne di più sulla gravità di questi problemi. Per Chiarucci, come per tante altre persone, il Tibet ha rappresentato il luogo mitico, isolato, dove la cultura è rimasta pura.
Il viaggio di tre giorni in treno sembra essere la giusta preparazione per la conoscenza di questi luoghi; durante il tragitto si impara a conoscere coloro che faranno parte della tua vita per i prossimi giorni, si condivide con loro non solo l'esperienza, ma anche ciò che si possiede.
La ferrovia, grande ambizione dei leader cinesi dopo l'occupazione del Tibet nel 1950, è una prodezza dell'ingegneria di cui qualsiasi Paese andrebbe fiero. Si viaggia sulle quote più elevate del Mondo e si ha la possibilità di meditare tra le immense praterie, la fauna selvatica, e il massiccio altopiano tibetano, con un'altitudine media di quattromila metri, in un percorso che attraversa altissime montagne come il Tanggula Mountain Pass e che costringe i passeggeri che non assumono farmaci a ricorrere a tubi che erogano ossigeno, distribuiti dal personale del treno, per la respirazione.
La natura durante il viaggio è la padrona e ospita la ferrovia che attraversa e costeggia diverse riserve naturali, habitat di antilopi tibetane, gazzelle, asini selvatici, gru, leopardi delle nevi, cervi, tigri siberiane e diverse specie di piante endemiche.
Il governo cinese ha disposto inoltre che i tecnici affrontino il problema della costruzione di un permafrost che utilizzi l'energia solare per far circolare l'azoto liquido e l'azoto freddo attraverso un sistema di tubazioni sotterranee con lo scopo di mantenere il terreno congelato in modo sicuro e di dispositivi di raccolta di rifiuti all'interno del treno pronto a raccogliere la spazzatura nelle stazioni.
Durante il viaggio, non manca l'occasione di riflettere sui molti tibetani ed espatriati che notano quanto non sia il treno di sé la causa dell'impatto ambientale o culturale, quanto piuttosto coloro che trasporta, ossia mero turismo proveniente dalle ricche metropoli cinesi in cerca di relax, tra le due vere capitali: Pechino, la moderna, e Lhasa, la spirituale.
Dopo tre giorni pregni di vita, si arriva a Lhasa dove in una contrastante stazione futurista si vede sventolare la bandiera rossa cinese e si è accolti da soldati in armi, presenze che controllano militarmente l'intera città che ha subito numerose modifiche durante gli ultimi decenni. La vera Lhasa è la città vecchia, la sola area conservata e preservata per il culto dei pellegrini, trasformata in uno strumento ricettivo per il turismo cinese. Lhasa, da sempre luogo misterioso e spirituale, esercita ancora un forte fascino sui buddisti di tutto il mondo che giungono qui per visitare e per compiere il grande ed il piccolo kora, ossia il pellegrinaggio intorno all'imponente edificio del Potala, simbolo del Tibet, antica residenza del Dalai Lama, e al Jokang, la piu’ importante cattedrale, centro intorno a cui pulsa l’anima spirituale di Lhasa.

Veniteci a trovare
il 12 giugno 2014

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