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NOVECENTO di Alessandro Baricco - ANTEPRIMA NAZIONALE

Ristorante La Vecchia Canala Ravenna RA, Italia
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Interprete: Cinzia Damassa
Accompagnamento musicale live: Stefano Calvano

Dalle ore 20 CENA SOLO SU PRENOTAZIONE € 25.
Info e prenotazioni: 0544-417245
info@vecchiacanala.it

Novecento è un monologo teatrale di Alessandro Baricco, pubblicato da Feltrinelli nel 1994, che l’autore scrisse perché fosse interpretato da Eugenio Allegri e con la regia di Gabriele Vacis i quali, nel luglio dello stesso anno, ne fecero uno spettacolo che debuttò al Festival di Asti. Secondo l'autore il testo può essere definito come “una via di mezzo tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce”. Lo scritto narra la singolare storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento che, ancora neonato, viene abbandonato nel transatlantico “Virginian” e viene trovato per caso da Danny Boodman, un marinaio di colore che gli farà da padre fino all'età di otto anni, quando morirà in seguito ad una ferita riportata durante una burrasca. Il bambino scompare misteriosamente nei giorni successivi alla morte del padre e, quando ricompare, incomincia a suonare il pianoforte. Egli incontra il narratore, il musicista Max Tooney, all'età di ventisette anni, quando questi viene assunto come trombettista sul “Virginian” ed è l’inizio di una sincera e duratura amicizia che non finirà nemmeno quando le loro strade si separeranno. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento viene descritto come un uomo con grandi capacità di apprendimento, che si realizza con la musica, che vive attraverso i desideri e le passioni altrui, sospeso tra il suo pianoforte e il mare, con il quale è in grado di ripercorrere ogni viaggio, ogni sensazione gli venga raccontata dai passeggeri del piroscafo. Dalla musica, ma più specificamente dal pianoforte, non troverà mai la forza di svezzarsi, non riuscirà mai a superare il timore di amare e di crearsi delle radici, sopraffatto dall’angoscia di non riuscire a vedere neanche lontanamente un fine nel mondo al di fuori del piroscafo e, perciò, dedica la sua esistenza a suonare allo scopo di sgravare i cuori dei passeggeri dalla paura dell'immensità dell’oceano: piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce incantare i propri sogni, le proprie speranze e lasciarsi esplodere col transatlantico che, per tutta la vita, ha conosciuto i suoi timori e custodito i suoi desideri.



Nel 1998 il libro diventa un film, “La leggenda del pianista sull'oceano”, diretto da Giuseppe Tornatore ed interpretato di Tim Roth nella parte di Novecento e da Pruitt Taylor Vince nel ruolo di Max Tooney. La pellicola si aggiudica diversi premi e alcune candidature agli Oscar e la musica, composta da almeno 30 brani e scritta da Ennio Morricone che, sembra, abbia impiegato quasi un anno nella stesura, nel 2000 vince un Golden Globe come migliore colonna sonora originale. Nel frattempo, il monologo viene interpretato e portato in scena da diversi attori italiani, sia come spettacolo teatrale che come “reading” ma, ovviamente, mai da una donna, essendo il testo, appunto, narrato in prima persona da un personaggio maschile. Finché, nel 2012, Cinzia Damassa, attrice ravennate trapiantata a Milano, decide di dare una nuova impostazione al testo con una lettura totalmente femminile. Ne nasce, così, uno spettacolo intenso e commovente, diretto da Roberto Cajafa, in cui l’interprete, sola sul palco ed accompagnata unicamente dalle musiche di Morricone, trascina gli spettatori sul “Virginian” e li coinvolge nella musicalità del testo con la medesima forza dello stesso Novecento. Max Tooney diventa, quindi, Gin Tooney che ci parla della sua adolescenza, o giù di lì: è salita sul Virginian a 16 anni ed è scesa che ne aveva 22 e, quindi, per sei anni ha suonato la tromba su quella nave. Pensiamoci un attimo: chi non ha il racconto dei suoi vent’anni, di quell’età, quando la realtà era tutta da scoprire? Pensiamo al piacere che proviamo nel raccontare ricordando: quando ci colleghiamo a quei fatti, ci ritroviamo addosso le sensazioni di allora! Gin ha bisogno di narrare questa storia al pubblico perché, solo così, Novecento potrà vivere. Quando Gin parla al pubblico, il pubblico risponde silenziosamente e si sente la condivisione dei ricordi e delle esperienze, si vede l’incontro tra sguardi e si percepiscono le emozioni nelle pause. E così il monologo diventa dialogo, perché il pubblico risponde con il suo “testo interiore”. Tra Novecento e Gin nasce un’amicizia profonda, perché si sono riconosciuti, capiti, le loro anime si sono incontrate. Novecento è un uomo di talento, un uomo destinato sicuramente al successo e all’approvazione sociale ma, piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce morire insieme alla nave destinata ad esplodere. Non può scendere, perché la vita nel mondo lo costringerebbe a scegliere. Questo spettacolo parla dell’importanza e della difficoltà, appunto, di scegliere e, se vogliamo, anche della presunzione, nonché della necessità che sta dietro ogni scelta, senza la quale, però, non è possibile costruire e prendere in mano la propria vita. Novecento sceglie di morire ma, a suo modo, sceglie di rimanere disperatamente vivo, come la sua musica che è inesorabilmente eterna. Dopo la performance pensi alla grande chance che è la tua vita e, al di là di ogni retorica, ti chiedi come “trovare il sistema di salvarti” rimanendo integro e vivo.

La nostra coraggiosa interprete, però, non si ferma qui, al testo classico accompagnato dalla struggente colonna sonora del film di Tornatore, ma decide di andare oltre ogni previsione e di presentarne una nuova versione più attuale e contemporanea. Nasce, così, una seconda lettura del testo che è, fondamentalmente, il risultato dell’incontro fra la mente creativa della nostra interprete e quella geniale di Stefano Calvano, ecclettico batterista, percussionista e musicista ravennate che ha dedicato la propria vita allo studio ed alla ricerca di una “musica totalmente nuova e mai sentita”, avvalendosi del suo “Tree of rythm drum” e facendo suoi anche altri strumenti quali le percussioni etniche come cajon, congas, bongos, timbales, frame drums, darbuka, tablas, udu, jembé, gong, colors, derimbau, più percussioni elettroniche come wave drum, loops e tabla box, nonché strumenti da lui stesso inventati e costruiti. La sua presenza permette una lettura più completa del testo, che ne rappresenta la sua naturale attualizzazione. Nella sua musica dal vivo si può cogliere la figura stessa di Novecento, espressa sia dal suo impareggiabile virtuosismo, dal momento che “quando suonava sembrava avesse quattro mani tante note faceva”, sia dal fatto che “Novecento suonava una musica che non esisteva prima che la suonasse lui e che quando lui si alzava dal piano non c'era più e non c'era più per sempre.” La presenza in scena di un artista del calibro di Calvano che, notoriamente, sperimenta ed improvvisa, permette la lettura del testo come la metafora del lavoro dell'artista: la nave è il viaggio dell'artista stesso dentro di sé e cambia equipaggio e clienti come il musicista sul palcoscenico cambia ogni sera il suo pubblico; la musica un galleggiare come modus vivendi e la ricerca di un macrocosmo nel microcosmo. La stessa interprete sostiene che “Novecento è un libro e un personaggio che, più lo leggi e lo conosci, e più ti tocca diverse corde della mente. E’ un testo diretto a chi è pronto a rivalutare ogni cosa”. “La prima volta che l’ho letto” aggiunge, “l’ho amato perché mi parlava della vita e del suo senso più profondo. Ma è quando mi sono immersa nel suo protagonista che, tra quelle pagine, ho sentito molto di più”.

Veniteci a trovare
il 19 giugno 2014

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