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SOUND CORNER / 14 - HEROIN IN TAHITI "CANICOLA" - Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica Viale Pietro De Coubertin, 30, Roma, Italia
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Sound Corner / 14
Auditorium - Parco della Musica
1 / 30 giugno 2014

Valerio Mannucci presenta:

Heroin In Tahiti
CANICOLA

Un grezzo sperimento di psichedelica neorealista degli spaghetti-wasters “Heroin in Tahiti” di Roma, Canicola è dedicato al sole, alle superstizioni ossessive e al grano giallo oro d’Italia come ritratto dall’antropologo Ernesto de Martino in saggi fondamentali quali “Sud e magia” e “La terra del rimorso”.

Raw experiment in “neorealist psychedelia” by Heroin In Tahiti from Rome, Canicola is a hallucinatory suite dedicated to the sun and the superstitions of an archaic Italy as portrayed by anthropologist Ernesto De Martino in legendary essays such as “South and Magic” and “The Land of Remorse”.

http://www.auditorium.com/eventi/5760002

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Nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio si trova Sound Corner, un angolo del suono con una programmazione periodica mensile dove si invitano istituzioni, curatori e artisti a proporre di volta in volta brani sonori di artisti. A cura di Anna Cestelli.

It is a sound installation in the interstitial space of the architecture of the Auditorium with a periodical monthly schedule where curators, artists and institutions will be invited to propose sound works by artists. Curated by Anna Cestelli.

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CANICOLA
di Valerio Mannucci

Il lavoro che gli Heroin in Tahiti presentano in occasione di Sound Corner si intitola Canicola, come il caldo afoso e opprimente delle ore centrali di una giornata estiva. Va considerato come una suite: un insieme di movimenti che evocano un'esperienza immaginata. L'elemento centrale è il sole, che con la sua presenza dominante induce un particolare stato di coscienza.

Il caldo prende la forma di un abbaglio: il sole di mezzogiorno, un ulivo, qualcuno che si riposa nell'ombra; il paesaggio è fermo, arso dalla massa incendiata del sole; distese giallo oro di grano ed erba secca; assenza di vento. È un sole violento, che quasi oscura la vista. Si alternano stati di calma, contemplazione, dormiveglia, ma anche travisamento, oppressione, inquietudine.

Canicola, intesa come suite, ripercorre quest'immaginaria esperienza evocando della tradizione i momenti meno simbolici. La composizione raccoglie parti direttamente suonate dagli Heroin in Tahiti – synth, chitarre e parti ritmiche appena accennate – e frammenti audio di varia natura. Tra di essi, anche una registrazione fatta negli anni '50 ad opera di uno dei padri fondatori dell'etnomusicologia italiana, Diego Carpitella. L'inclusione, anche se nascosta nelle trame sonore del pezzo, non è casuale: il richiamo alla tradizione etnografica e in generale la reinvenzione dell'immaginario italiano sono elementi centrali nella ricerca degli Heroin in Tahiti. Ne costituiscono senz'altro il punto di partenza, lo sfondo su cui creare e reinventare.

Con questo lavoro, infatti, la tradizione riemerge attraverso il suo potenziale allucinatorio, rianimando quell'insieme di superstizioni, ritualismi e mitologie che ne caratterizzavano il lato scuro, meno folkloristico e più opprimente. La narrazione sonora è astratta, l'approccio etnomusicologico resta all'orizzonte. Pur non essendo calligrafica, l'operazione di recupero e di reinvenzione non ha però nulla a che fare con l'idea di fusion o di pastiche: la direzione a cui tendono gli Heroin in Tahiti si contrappone in modo netto ed esplicito a quella di un certo modo di reinterpretare e rinnovare la cultura italiana attraverso l'inclusione di elementi etno-pop in contesti d'intrattenimento.

Gli Heroin in Tahiti cercano alla radice un senso primario che, dopo essere stato individuato, viene rimesso in atto attraverso un percorso musicale proprio, che non è direttamente riconducibile alle sonorità tradizionali. Si tratta di una ricerca alla fonte, che si concretizza in un procedere lento, volto all'individuazione e alla rievocazione di scenari immaginari. A volte il richiamo è esplicito, altre volte no, ma il punto a cui tendono è sempre quello più dimenticato, opprimente e problematico della radice popolare del suono italiano.

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Ingresso libero

Veniteci a trovare
dal 1 al 30 giugno 2014

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