Login Accedi ^
Italiano
Registrati
Registrati su Weekeep! Trova i tuoi amici di Facebook, organizza i tuoi viaggi e visita oltre 1.000.000 eventi in tutto il mondo!
Accedi con Facebook
Accedi con Google+
Facebook Google+
X
RISULTATI
MAPPA
DETTAGLIO
$mapTile_Titolo
$mapTile_Immagine
$mapTile_Indirizzo
$mapTile_LastMinute
$mapTile_Durata
Località
Dormire
Mangiare
Offerte Speciali
Eventi
Mostra tutte le 7 categorieMostra meno categorie
Mostra tutte le 11 LOCALITAMostra meno località
Mostra tutte le 23 sistemazioniMostra meno sistemazioni
PREZZO : da € a
OSPITI :
CAMERE :
STELLE : da a
Mostra tutte le 13 categorieMostra meno categorie
Mostra tutte le 13 categorieMostra meno categorie

Bloomsday

Istituzione Biblioteca Classense Via Baccarini, 3, Ravenna RA, Italia
Google+

Letture continuate dell'Ulisse di Joyce
Appuntamenti per la città, dalla mattina alla sera, a leggere insieme le pagine del romanzo

Tappe oniricogastronomicoletterarie per la città accompagnati da Enrico Terrinoni, traduttore dell'Ulisse di James Joyce per le edizioni Newton Compton.

Viaggio fra parole e strade, a rendere omaggio al genio letterario di Joyce, stando insieme alle sue pagine negli angoli più accoglienti della città.

Presso la Sezione Lettura della Biblioteca Classense (piano terra) si possono prelevare le pagine dell'Ulisse nell'edizione di Terrinoni, così da formare una piccola carovana di appassionati lettori che accoglie e si scioglie durante la giornata:

Dalle ore 8,00:
- Giardini pensili del Palazzo della Provincia
- Giardini della Biblioteca Oriani
- Piazza San Francesco
- Libreria Feltrinelli
- Caffè Letterario in via Diaz
- Pomeriggio in Biblioteca Classense
- Bar il Nazionale in piazza dell'Unità d'Italia, fino a notte


Joyce a Ravenna c'è passato

È un raschiare metallico, cupo che accompagna soffi e sbuffi come di treni in partenza; dall'oblò del vapore il grigio dei fumi vela ogni cosa, come un'alba nell'incerto chiarore diffuso, tutto è fermo, solo si sente lo sciabordio dell'aqua sulla chiglia. Passi in coperta, una voce biascica il suo compenso, la nave accosta alla riva di fango.
Son sceso e nella caligine scopro ogni cosa, seguo dei carri lenti che s'avviano sull'argine di questo fiume d'acqua stagnante, putrida e cangiante.
Davanti un fischio di un treno, alle spalle un cupo suono di sirena che spinge più lontano, fino ai binari che attraverso ed esco nella piazza: al centro una enorme poltrona, riposo per il viaggiatore stanco, ma è già occupata da qualcuno, un tipo fiacco che sta sempre seduto nel privilegio del riposo eterno e riconosciuto.
Intorno non c'è anima viva , qualche rumore nascosto dalla nebbia e dai portoni , dietro solide mura costruite da solidi muratori qualcosa si muove, ma il viale è vuoto, panchine senza ospiti non fanno compagnia e le orecchie senza voci impigriscono come le serrande dei negozi svuotati. Un rintocco di campane mistico e misterioso in questo orizzonte sfuggente, cerco di pulire gli occhiali sputando sulle lenti e nel fazzoletto raccolgo tutto sfregando a lungo così come gli occhi lagrimosi e miopi.
In ogni angolo sarcofaghi intarsiati alti quel giusto da nascondere gli sguardi delle spie fagogitate nell'indistinta pietra. Catturo un richiamo ha il tono di una maledizione, una successione di vocali chiuse, nasali gutturali, sibilate in una lingua regredita, immagino di una colonia etrusca rimasta isolata senza contatti e dimentica delle sue origini, come il mio gaelico ormai fossilizzato non più adatto alla riproduzione di un'anima che reclama il nuovo e ho scelto la lingua degli inglesi ricchi operosi invasori e oziosi quanto serve per pensare.
Qui deduco che tutti lavorino e sempre alle stesse cose, senza un tempo per pensare e neanche necessità, non c'è un progresso che preme né il bisogno di conoscerlo, perché tutto si ripete stancamente.
Immerso in questi pensieri m'accosto a un giardino che s'apre su una via dal profumo d'incenso, riconosco una chiesa entro e da una luce fioca risorgono figure brillanti grandiose ispirate da muse propizie. Potenti suggestioni che tolgono il fiato e lasciano passare ogni sublime affanno, staccano la coscienza del corpo, ormai senza più fame ma che altri in sua vece continueranno a governare nel piacere, alloggiati nei profani paramenti dorati.
Esco stordito, ho fame, chiedo a un passante che guarda attonito: azzardo l'inglese, il francese, il latino, il greco, il tedesco, il danese, l'ebraico, l'italiano e spagnolo, il suo sguardo m'avvolge stupito e fugge con suoni sparati: "sa vut".
A quell'ora le porte ancora serrate, non ci sono fontane per bere o un angolo per pisciare. Più avanti, dopo un loggiato grigio dgli intonaci ormai screpolati, guidato dall'odore, nascosto in un cantone appare una forma biancastra, un fantasma, no! un sarcofago, un'urna, una tomba, una scritta a un esule grande. Se anche i poeti finiscono, restano i loro versi a far da guida: Dublino e Firenze ingrati paesi, buoni per generare ma non a capire i tempi futuri. Questo è un luogo di memoria da visitare ma non da viverci.
Dicono che sia nato dal mare, ma è la terra che s'è fatta avanti e l'acqua intrappolata delle valli unica fuga degli ultimi ribelli.
Non svegliatemi ora, lasciate che i creditori tornino indietro, aprite solo ai pochi volontari di notizie che subito ripartiranno silenziosi e soli alla ricerca di parole nuove: la lingua muore se non si rinnova e a chi ripete che tutto va bene così dite che non sa andare oltre la nebbia che lo circonda.

Informazioni:

Istituzione Biblioteca Classense: 0544-482116
informazioni@classense.ra.it

Pierluigi Canestrari: 333 790 5110
pierluigi.canestrari@fastwebnet.it

Veniteci a trovare
il 16 giugno 2014

Che Tempo fa

Recensioni

Caricamento...
Caricamento...
In questa zona i nostri Partner offrono: