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"Progetto Fondazione Italia" per valorizzare il ruolo delle Imprese Sociali nell'economia e società

Roma Roma, Italia
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Ormai una parte consistente del PIL di tutti i Paesi avanzati, ed anche di parecchi Paesi in Via di Sviliuppo, dipende dal Terzo Settore. Il Terzo Settore rappresenta quella parte di imprese, enti, associazioni e forze che non rientrano né nel Primo Settore (quello Pubblico, cioè Stato ed altri enti governativi), né nel Secondo (il Mercato, creato e gestito da enti privatistici). Il Terzo Settore può creare lavoro, soprattutto tra i giovani e le categorie più svantaggiate, può innescare sviluppo e crescita economica, può valorizzare i "beni comuni" che in quanto, appunto, comuni e non privati, sono spesso abbandonati, poco valorizzati o addirittura depauperati.
In Italia occorrono varie cose perché si liberino le potenzialità del Terzo settore:
1. innanzitutto che cada l'equazione (falsa e datata) per cui ente non profit = ente non commerciale. Le due categorie non coincidono. Ci sono infatti numerosi enti non profit (le cosiddette "imprese sociali" ) che sono commerciali a tutti gli effetti, ma contemporaneamente anche enti non profit. Cioè fanno profitto, ma quel profitto lo reinvestono interamente in attività sociali, senza distribuire dividendi a nessuno.
2. E' necessario che la normativa sia semplificata, perché si dovrebbe passare dalle attuali 8 discipline diverse (volontariato, promozione sociale, cooperazione sociale, impresa sociale, associazione e società sportive dilettantistiche, Onlus, organizzazioni non governative per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, grandi enti lirici) ad 1 sola. Per far questo è necessario rimettere mano ai Codici, e in particolare al Titolo II del Codice Civile.
3. Ultima cosa, ma non meno importante. Attualmente in Italia, c'è un Ente, cioè lo Stato, che nei confronti dei "beni comuni", come ambiente e beni artistico-culturali, è proprietario (spesso sciatto e negligente), regolatore (lunatico, perché o regola troppo o troppo poco), e gestore (troppo spesso mediocre, disattento e miope, quando non addirittura corrotto). E' arrivato il momento che lo Stato prenda atto dei suoi limiti e crei le opportunità, mantenendo la proprietà (pubblica) dei beni comuni, affinché la regolamentazione sia gestita da un'Authority indipendente (e invece quella sul Terzo Settore è stata chiusa pochi mesi fa), e perché la gestione possa essere affidata a dei soggetti non profit che diano ampie e verificabili garanzie.
In questo modo il Terzo Settore può essere motore di sviluppo e di occupazione, in un periodo di grave e profonda crisi come questo.

Veniteci a trovare
il 20 giugno 2014

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