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Firma Per Ronchi dei Legionari

Ronchi Dei Legionari (Go) Piazza Dell Unita, Ronchi dei Legionari GO, Italia
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Aspettiamo tutta la cittadinanza di Rochi dei Legionari per la raccolta firme, in merito al mantenimento del nome attuale della nostra città.

Vi aspettiamo Sabato 21 Giugno 2014
in Piazza Unità a Ronchi del Legionari.

Dire forte e chiaro: NO a Ronchi dei Partigiani!

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DA LEGGERE ATTENTAMENTE ED INFORMARSI:

In merito alle argomentazioni prese in esame da Marco Barone nel suo articolo “Da Ronchi dei Legionari a Ronchi dei Partigiani”, pubblicato sulla pagina telematica wumingfoundation.com ci terrei a marcare alcune precisazioni storiografiche sfuggite ed omesse, ovviamente in buona fede, dall’autore del testo.

01. “Fu un’anticipazione del Fascismo”
“Il nome Ronchi dei Legionari sarà fascista e non potrà che essere fascista”
Errato: il 6 febbraio 1921 in un discorso a Trieste, Mussolini tentò di giustificare la sua inoperosità durante il “Natale di sangue” e, pur volendo ammettere la possibilità di una rivoluzione, affermò che una rivoluzione per Fiume sarebbe stata “socialistoide” (Benito Mussolini, Opera Omnia)
In risposta, pubblicata nel secondo numero de La Vigilia, i Legionari polemizzarono con le esclamazioni del futuro Duce e non persero tempo a rimarcare la distinzione tra la loro forza e quella fascista.
A Fiume si ritroveranno, è vero, molti tra i futuri gerarchi fascisti, ma anche personalità come Foschiatti, Pagano e Magri (ucciso alle Fosse Ardeatine).
D’Annunzio, reduce dall’Impresa fiumana e dedito ad una nuova revisione de Il Notturno, guardò con distacco alla realtà circostante, disincantato, triste e desideroso di rifugiarsi nella sua officina dorata qual era per lui il Vittoriale. All’indomani di Fiume e definitivamente con Il Volo dell’arcangelo, d’Annunzio smise le vesti dell’uomo di azione e si dedicò anima e corpo alla sua vena poetica e creativa.

02. “Egli sapeva amarmi come tu medesimo sai. Dal Vittoriale degli Eroi egli partì per la morte a tradimento. L’orbo veggente scoprì subito il tradimento. I testimoni sono vivi.”
Sarebbe da precisare che queste parole furono scritte da d’Annunzio (e vorrei ricordare al Signor Barone che la “d’” di d’Annunzio va scritta in minuscolo. Una persona competente lo saprebbe di certo) nel febbraio 1936 a Saverio Laredo de Mendoza editore dell’Impresa Editoriale di Milano.
Ebbene, l’esclamazione “l’orbo veggente scoprì il tradimento” potrebbe ambiguamente essere riferita al fascismo stesso ed essendo storici dovremmo ricordarci che la Storia non è interpretabile in funzione ideologica e pertanto dovremmo rifuggire dal riportare delle fonti dubbie.
A riprova di ciò, cito testualmente: “Mussolini ritardò l’accoglimento della richiesta come formulata dai fascisti di Ronchi PROBABILMENTE perché in competizione con d’Annunzio”.
Le probabilità non possono essere tollerate in un’indagine storiografica né tanto meno i punti di vista personali dell’autore.

03. “Una forza prevalentemente volontaria ed irregolare di nazionalisti ed ex combattenti”
Esorterei il Signor Barone ad approfondire accuratamente la preparazione militare dell’ 8° e 22° Reparto d’assalto (che peraltro non vengono menzionati dall’autore, ma che si accodarono alla “colonna d’Annunzio”), dei luoghi dove combatterono e della disciplina militare alla quale furono sottoposti prima di lasciarsi andare ad illazioni e prese di posizione personali. Se costoro fossero stati dei “soldati frustrati e confusi in seguito alla pace, alla riduzione di personale, alla smobilitazione,…” primario sarebbe stato il loro desiderio di fare ritorno alle proprie case e famiglie (e dato che le considerazioni personali sono anacronistiche, gradirei che l’autore menzionasse delle fonti attendibili quali testimonianze dirette, diari o memoriali di alcuni legionari per comprendere la condizione psicologica che li spinse ad abbracciare l’Impresa fiumana).
Da Ronchi il 12 settembre 1919 uscirono circa 150 volontari del Battaglione fiumano e durante il tragitto si aggregarono molti militari, tra i quali soldati appartenenti alla brigata di fanteria Sesia e ai due Reparti d’assalto sopra citati.
Nel dicembre 1919 lo stesso ministro degli Affari Esteri Tommaso Tittoni confidò ad un amico che “l’esercito non obbedisce più agli ordini” l’autore è ancora convinto che partecipò all’Impresa fiumana solamente una manciata di disperati?

04. “La Carta del Carnaro vietava il diritto di sciopero, e in caso di grave pericolo per la Repubblica l’Assemblea Nazionale poteva nominare un Comandante per un periodo non superiore ai sei mesi. Il Comandante esercitava tutti i poteri politici e militari, sia legislativi che esecutivi. I membri del potere esecutivo funzionavano come suoi semplici segretari. Allo spirare del termine fissato per la carica, l’Assemblea Nazionale si doveva riunire e deliberare sulla conferma in carica del Comandante stesso, sulla sua eventuale sostituzione o sulla cessazione della carica”
Errato: Della prima dichiarazione dell’autore non vi è traccia in nessun articolo della Carta del Carnaro scritta da Alceste de Ambris, rivista da d’Annunzio e promulgata l’8 settembre 1920 a Fiume.
In merito alla dichiarazione inesatta dell’autore sulla figura del Comandante, estrapolata dalla Carta del Carnaro riporto integralmente la sezione intitolata “Del Comandante”:
“XXXXIII – Quando la Reggenza venga in pericolo estremo e veda la sua salute nella devota volontà d’un solo, che sappia raccogliere eccitare e condurre tutte le forze del popolo alla lotta e alla vittoria, il Consiglio nazionale solennemente adunato nell’Arengo può nominare a viva voce per voto il Comandane e a lui rimettere la potestà suprema senza appellazione.
Il Consiglio determina il più o men breve tempo dell’imperio non dimenticando che nella Repubblica romana la dittatura durava sei mesi.
XXXXIV – Il Comandante, per la durata dell’imperio, assomma tutti i poteri politici e militari, legislativi ed esecutivi.
I partecipi del Potere esecutivo assumono presso di lui officio di segretarii e commissarii.
XXXXV – Spirato il termine dell’imperio, il Consiglio nazionale si raduna e delibera di riconfermare il Comandante nella carica, oppure sostituire in suo luogo un altro cittadino, oppure di deporlo, o anche di bandirlo.
XXXXVI – Ogni cittadino investito dei diritti politici, sia o non sia partecipe dei poteri nella Reggenza, può essere eletto al supremo officio”.
Giova altresì ricordare che la coeva Costituzione della Repubblica di Weimar (riconosciuta dai costituzionalisti come una tra quelle tecnicamente meglio riuscite) prevedeva un’analoga figura ed il giurista Carl Schmitt teorizzava il “custode della democrazia”, grazie al quale affrontare i momenti di crisi.

05. “ Il 20 settembre 1938 Mussolini, dopo aver presentato a Trieste le Leggi Razziali […] si fermò a Ronchi dei Legionari per consacrare la fascistizzazione del toponimo in armonia con la fascistizzazione dell’Italia razzista”
Orbene, se la denominazione “dei Legionari” risale al 2 novembre 1925, anacronistico è menzionare le Leggi Razziali emanate 13 anni dopo.

06. “Il ricordo di Buccari, con l’indiretto ma ovvio richiamo alla Grande Guerra […]”
La Beffa di Buccari rientra cronologicamente a pieno titolo nell’arco temporale della Prima Guerra Mondiale essendo stato portato a termine nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918.
L’esito, seppur modesto, permise di risollevare il morale e la fierezza italiana dopo 3 anni di guerra logorante e la disfatta di Caporetto.
Vorrei ricordare che l’operazione fu approvata con direttiva emessa dalla Regia Marina (facente parte delle Forze Armate e sottoposta al Comando dello Stato Maggiore dell’Esercito) e non fu un’iniziativa personale di Gabriele d’Annunzio.

07. In merito alle dichiarazioni di Anna Giannantonio riportate dall’autore nel testo vorrei ricordare:
a) a Fiume i residenti dalla nascita e pertanto aventi diritto al voto furono per l’85% italiani;
b) visionando le foto scattate lungo il corso di Fiume, risalenti al 30 ottobre 1918, giorno in cui si festeggiò il plebiscito annessionista si può scorgere la moltitudine di persone presenti ed esultanti.
Sulla figura del maggiore Reina, comandante del 1° battaglione del 2° reggimento Granatieri di Sardegna, si precisa che, durante la pianificazione della Marcia su Fiume, fornì ai suoi subalterni forte sostegno morale ed elargì licenze e permessi per consentire ai “giurati di Ronchi” discrezionalità e ampia libertà d’azione.
Bisogna ricordare che lo Stato Maggiore dell’Esercito era spaccato in due tra una componente monarchica (legalitaria) ed una repubblicana (sovversiva) e che l’allontanamento di Reina da Fiume fu conseguente all’accusa di complotto con i governativi di “Cagoia”.
Ne abbiamo testimonianza nella lettera inviata da Reina a d’Annunzio il 27 luglio 1920, nella quale il maggiore si scaglia contro il Comandante riguardo l’avventatezza dei suoi colpi di mano; l’ufficiale dei Granatieri nega anche di essere stato concorde con il Vate in merito alla consapevolezza dei limiti dell’impresa fiumana. Lo accusa, inoltre, di ricercare un colpo di stato militarista e anarchico a Roma.
In merito al linguaggio utilizzato da d’Annunzio ed alla sua riutilizzazione a fini propagandistici durante il ventennio fascista, cito un esempio (e molti potrebbero susseguirsi) quale il motto “Me ne frego!”, attribuito al tenente Ranci come risposta alle intimidazioni dei carabinieri che presidiavano la barra di Cantrida. Come si può colpevolizzare l’utilizzo postumo di una parola, di un motto o di un’esclamazione (alcuni risalenti persino alla scrittrice rinascimentale padovana Gaspara Stampa)?
Ripeto il concetto già esplicato ad inizio nota: questa non è indagine storiografica, bensì mere opinioni personali e anacronistiche.
Esorto allora il Sigr. Barone a non utilizzare l’”automobile” né ad ordinare un “tramezzino” al bar. Questa terminologia ancora odierna fu il frutto della mente di quel “guerrafondaio di d’Annunzio” (cit.)

08. “Il 23 marzo 1919, a Milano, Mussolini fondò i fasci da combattimento, e sempre in tale anno finanziò l’Impresa di Fiume raccogliendo quasi tre milioni di lire. Una prima tranche di denaro, ammontante a 857.842 lire, fu consegnata a d’Annunzio ai primi di ottobre. In una lettera successiva, d’Annunzio certificò che parte della somma raccolta era stata utilizzata per finanziare lo squadrismo a Milano, […]”
La notizia è veritiera solamente nella cifra riportata. Furono effettivamente inviate 857.842 lire, che costituivano 1/3 dei proventi raccolti dai “Fondi della Sottoscrizione Pro Fiume” lanciata dal quotidiano “Popolo d’Italia”. I restanti 2/3 furono utilizzati nella campagna elettorale per le elezioni politiche del novembre 1919. Altri versamenti di denaro a d’Annunzio non sono rintracciabili e pertanto non testimoniabili.

09. “Reina, sempre nella relazione inviata a Prezzolini nel gennaio 1921, denunciò che <>”
A rigor di cronaca, vorrei menzionare la serata del 21 novembre 1920, nella quale si tenne al Teatro Verdi di Fiume il Concerto tanto atteso di Arturo Toscanini, il cui ricavato fu destinato agli indigenti della città.
Sull’istanza presentata dal Sigr. Barone il 15 novembre 2013 sul problema della cittadinanza onoraria di Mussolini a Ronchi, secondo lui “fatto strettamente connesso all’attuale denominazione” vorrei ricordare che alla cerimonia per il 90° anniversario dell’Impresa di Fiume la città di Ronchi dei Legionari presenziò nella figura del sindaco dott. Roberto Fontanot e che al termine della cerimonia si procedette con l’accensione dell’impianto di illuminazione del monumento, finanziato dalla Sezione di Fiume della Lega
Nazionale e realizzato dalla ditta Ocem di Staranzano con la collaborazione del Comune di Ronchi dei Legionari.

10. “il legame tra l’impresa di Fiume e la comunità di Ronchi è un grande artificio.”
È opportuno rammentare che alla cerimonia in ricordo dell’Impresa di Fiume avvenuta nel settembre 2011 sono pervenuti i saluti del sindaco di Monfalcone Silvia Altran che “ha voluto significare la partecipazione ad un avvenimento strettamente legato alla storia di Ronchi e del territorio” (“La Voce di Fiume”, Anno XXXXV, n.8, 30 settembre 2011).

Veniteci a trovare
il 21 giugno 2014

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