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IL RITORNO

Tmo-Teatro Mediterraneo Occupato via Martin luther king, Palermo, Italia
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Ideato e scritto da Salvatore Arena, con Massimo Zaccaria.
CONSULENZA MUSICALE: Monica Andolina
FOTO LOCANDINA: VITO ZIZZI
GRAFICA: ANNAMARIA SANTORO JANNOZZ


Un uomo attraversa la seconda guerra mondiale. Con la divisa da partigiano. Attraversa la guerra e ne resta macchiato. Dal sud alle montagne del nord per cercare di essere un uomo, per cacciarli questi tedeschi, per togliere quelle camicie nere, che per vent’anni non hanno fatto altro che il saluto fascista, che hanno schiacciato, massacrato, torturato, ucciso chi la pensava in maniera diversa, che per vent’anni hanno abbassato la testa e creduto in un solo uomo come in Dio onnipotente.


Giustino è un uomo semplice, è prima soldato imboscato allo spaccio, in una caserma di Torino. Poi si ritrova partigiano, per vendetta, in nome del suo amico ucciso dai nazisti, il suo migliore amico, in nome di una libertà appena conosciuta poi desiderata, cercata, fortemente voluta. Si è combattenti sulle montagne. Si è combattenti. E ci si innamora anche. Si mangia quello che si può, quello che si trova quello che ci portano. Lontano dal caldo, dentro un freddo che ti divora l’anima in attacchi mordi e fuggi, con azioni coraggiose contro le caserme, con azioni di disturbo sulle linee ferrate, ai pali della luce, senza tempo di dormire, con il tempo appena per ricaricare forse, per attaccare e ancora attaccare senza pensare a niente senza pensare che la morte è lì a raccogliere le vite di chiunque senza giudizio, senza discriminare.

La morte non vede divise, non vede giusto o sbagliato. La vita di Giustino è questa per mesi, sempre sulla soglia di un abisso che si apre quando a perdere la vita è Monica, il suo amore, il senso suo profondo della vita, una partigiana conosciuta nelle montagne. E nelle ultime giornate di battaglia si consuma il dramma. I nazisti, per rappresaglia, in risposta alla distruzione di una caserma, bruciano il paese e vanno a cercare i partigiani sin nelle montagne. Tra il fumo del paese e i lanciafiamme la squadra di Giustino è sterminata, con essa anche Monica, il suo amore.


Con fortuna o per disgrazia, solo lui si salva.


Ferito dentro il cuore, lascia quei luoghi non senza aver ucciso un ragazzo, il proprietario delle galline che Giustino aveva tentato di rubare per sfamarsi. Comincia così la sua via crucis tra le macerie di un Italia, accompagnato dal senso di sperdimento che la guerra lascia, gli orfani, i ricordi dentro una fotografia portata sulle spalle del vento.

Si può perdere la ragione nella guerra, si può essere soli e mangiare un pezzo d’amore dentro un attimo. Giustino il partigiano. Ritorna alla sua casa, ritorna all’albero d’ulivo. C’è la madre ad attenderlo per lavarlo dentro sino in fondo, per togliere quel sangue che gli macchia la vista, per essere ancora uomo, per ritrovare la parola, per dare un nome a quel dolore, per ritrovare un senso e appartenere ancora a questo mondo.

Veniteci a trovare
il 18 luglio 2014

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