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TIFFANY CHUNG “another day another world”

Mc2gallery Via Malaga, 4 (citofono 72), Milano, Italia
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TIFFANY CHUNG
“another day another world”

OPENING: Martedì 23 Settembre 2014, ore 18.30
Fino al 7 Novembre 2014

In collaborazione con:
Galerie Quynh, Saigon & Tyler Rollins Fine Art, New York



Mc2gallery riapre la stagione espositiva con la prima mostra italiana di Tiffany Chung (Vietnam, Da-Nang 1969): “another day another world”.
Tiffany Chung è una delle artiste contemporanee Vietnamite più importanti. Già presente in gallerie e Musei internazionali, ha conseguito un MFA presso la University of California, Santa Barbara (2000) e un BFA dalla California State University, Long Beach (1998). Tra i vincitori l’anno scorso della Biennale di Sharjah 11, ha partecipato a numerose mostre nei Musei e Biennali di tutto il mondo, tra cui la Asia-Pacific Triennal, Brisbane Australia (2012) e alla mostra al MoMA San Francisco “ Six lines of Flight”, USA (2012) e alla mostra “Map as Art”, Kemper Museum of Contemporary Art, Kansas City, USA (2012). Da 10 anni è tornata a vivere in Viet Nam a Ho Chi Minh City (Saigon).

Vietnamita di origini ma cresciuta in America, la sua attenzione si concentra, non a caso, sulla relazione tra Città, Storia e Memoria. Quello che alimenta la sua ricerca deriva dalla sua tradizione di vietnamita, figlia di una generazione dilaniata dalla guerra e dall’esilio post bellico, dopo la caduta di Saigon nel 1975 ed oggi devastata culturalmente e geograficamente dall’esplodere dell’urbanizzazione e della globalizzazione che hanno stravolto le città dell’Asia negli ultimi decenni, a ritmi vertiginosi. Tiffany Chung utilizza diversi media, tra cui: mappe, sculture, video, fotografie e installazioni per esplorare le trasformazioni territoriali e socio-politiche che s'intrecciano con le risonanze persistenti dei traumi storici subiti dalle popolazioni e generazioni a venire.
Nella serie MAPS, Tiffany Chung sceglie mappe topografiche di metropoli che hanno subìto nel corso della Storia una lacerazione profonda, distrutte dalla guerra o fortemente danneggiate da calamità naturali (Tokyo, Berlino, Saigon, Fukushima) e disegna delle zone di colore, in forma di decorazioni floreali, apparentemente estetiche e “leggere”, che rappresentano invece i campi profughi o le zone di deportazione e di distruzione che le varie città hanno subito. Mappa così, letteralmente, identità urbane allegoriche che travalicano la distinzione tra arte, antropologia e sociologia. Pur nell’eterogenea scelta di media espressivi, resta costante l’uso dell’ironia e del colore. Sia nella scultura, in cui grandi megafoni, simbolo della propaganda politica, sono ricamati come cuscini o peluches, sia nella performance, che fotografa, ritrae come personaggi dei videogiochi o dei fumetti, il mito del popolo operaio, travestiti come nei giochi di ruolo, i cosplay, che ricordano l’influenza della cultura giapponese.
Ironia e colore servono, cosi, a traslare il significato e il peso drammatico degli eventi di cui Tiffany Chung si fa narratore e, per la Sua storia personale, attore indiretto.

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Tiffany Chung’s work examines conflict, migration, urban progress and transformation in relation to history and cultural memory. It explores the geographical shifts in countries that were traumatized by war, human destruction or natural disaster. Whether Chung’s studies of the growth, decline or disappearance of towns and cities focus on urban development, environmental catastrophe or humanitarian crisis, her ethnographic research and interviews often play into her re-narrations of historical sites. Chung’s map drawings layer different periods in history of devastated topographies, reflecting the impossibility of accurately creating cartographic representations of most places. Transgressing space and time, these works unveil the connection between imperialist ideology and vision of modernity. Her maps interweave historical and geologic events, spatial and sociopolitical changes with future predictions, revealing cartography as a discipline that draws on the realms of perception and fantasy as much as geography. Often incorporating international treaties with local histories, Chung’s work remaps memories that were denied in official records. Her mixed-media installations excavate layers of history, re-write chronicles of places, and create interventions into the spatial narratives produced through statecraft.

Veniteci a trovare
dal 23 settembre al 7 novembre 2014

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