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Carnevale 2014 - Animali. Tra Mito e Iconografia al Museo Diocesano Venezia

Museo Diocesano chiostro di sant’Apollonia Castello, Venezia
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Partner event del Carnevale 2014, il cui tema è La Natura Fantastica, il percorso propone la riscoperta delle immagini delle bestie mitologiche fantastiche delle quali si richiama la leggenda attraverso le rappresentazioni a fumetti, ed un itinerario di visita alla collezione permanente del museo che illustra gli animali usati nel contesto dell'arte sacra nelle diverse tipologie di oggetti (dipinti, sculture, oreficeria),
per approfondire la conoscenza che l'uomo ha di alcune bestie e dei loro aspetti istintuali e l'esperienza che di essi l'uomo ha avuto attraverso i secoli, astraendone significati e valori simbolici, in alcuni casi riferiti alla tradizione biblica e teologica alle quali molte opere d'arte si riferiscono.

Animali: Tra Mito e Iconografia

Argo, Cerbero, il Minotauro, le Arpie... sono solo alcuni esempi di ciò che si potrà vedere nella sezione degli animali fantastici, che ripropone i miti del mondo greco, romano ed etrusco, illustrando il bestiario della mitologia classica a fumetti. Nato da un volume realizzato dallo Studio Ebi dedicato a questo tema affascinante, l'allestimento unisce allo studio dell'iconografia antica, greca, romana ed etrusca una grafica contemporanea, ispirata alle sanguigne rinascimentali, ma vicina al mondo dei fumetti. A ciascun animale fantastico è dedicata una presentazione, compilata da specialisti del settore, che ripercorre in maniera sintetica e puntuale la storia del personaggio. Un'occasione per riscoprire, in una veste nuova, la forza dei miti classici e la loro immutata attualità, nella lotta fra bene e male.


GLI ANIMALI DEL BESTIARIO CRISTIANO

CANE
E’ il “miglior amico dell’uomo” ma.. se qualcuno ci dà del “cane” non lo consideriamo un complimento! L’iconografia cristiana mantiene questa ambivalenza: può rappresentare il cristiano fedele, disposto addirittura a dare la vita per Cristo, oppure i pagani e i persecutori, pericolosi come un “ branco di cani randagi”.

LEONE
E’ l’emblema dell’Evangelista Marco e simbolo della città di Venezia, che ne custodisce le spoglie nella splendida Basilica a Lui dedicata. I simboli degli Evangelisti sono stati definiti a partire da passi di Ezechiele (1, 4-13) e dell’Apocalisse (4, 1-11), in cui compare la visione di quattro esseri viventi (uomo, leone, toro e aquila) associati poi agli autori dei Vangeli. Quello di Marco inizia con la predicazione di Giovanni Battista, “che battezzava nel deserto” (Marco 1, 4) e da questo ambiente proviene l’attribuzione a Marco del simbolo del leone. Nell’iconografia religiosa simboleggia la Resurrezione di Cristo, nonché in certi casi Cristo stesso, “il leone della tribù di Giuda” (Apocalisse 5,5), non il traditore, ma il quarto dei 12 figli di Giacobbe, dai quali sarebbero discese le 12 tribù di Israele. Gesù è un discendente della tribù di Giuda, che dal padre Giacobbe venne definito a sua volta un “giovane leone”.
Oltre che sui vessilli di Venezia, il leone compariva anche sulle monete, sui punzoni della Zecca e degli orefici, in monumenti, nelle insegne della Repubblica e in moltissime “pàtere”, ossia in bassorilievi di piccole dimensioni che ornavano un gran numero di edifici. Spesso raffigurato con le ali raccolte intorno al corpo, così da assomigliare a una “moleca” (o “moeca”), ossia a un giovane granchio nella fase in cui è più tenero, perché sta perdendo il rivestimento. Dopo la caduta della Serenissima ad opera di Napoleone, vennero emanati provvedimenti che prevedevano la distruzione sistematica di tali insegne, memorie di una storia che si voleva cancellata. La presenza del “Leone di San Marco” era diffusa anche in tutti i territori da essa dominati, ancora oggi visibile.

GLI ALTRI ANIMALI
L'agnello, il pellicano, la colomba, il bue, il cardellino, il serpente, l'asino, il toro, l'asino, il cavallo, la conchiglia, il pavone, l'aquila, i granchi, i pesci, ecc.


GLI ANIMALI MITOLOGICI

CERBERO
Cerbero, figlio di Tifone ed Echidna, viene descritto come un grosso cane con molteplici teste: Esiodo gliene attribuisce cinquanta, specificando però che possedeva solo due orecchie, probabilmente intendendo una sola testa canina e le altre di serpi; Orazio e Pindaro nei suoi Ditirambi, cento e tutti gli altri autori solamente tre. Apollodoro (Biblioteca, II 5, 12) narra che aveva tre teste canine, e sul dorso ne possedeva una cinquantina di serpente di ogni specie, mentre il corpo terminava con una coda di drago.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista

DRAGO LADONE
Il Drago Ladone (o Ladon) era comunemente ritenuto figlio di Tifone ed Echidna, Esiodo invece individua i suoi genitori in Forco e Ceto, facendone il fratello delle Graie e delle Gorgoni. Veniva descritto come un drago enorme, con molteplici teste il cui numero, nelle varie versioni, può variare da due a cento, ognuna delle quali, secondo autori come Apollodoro, parlava una lingua diversa.la dea Era lo mise a guardia dell'albero dai pomi d'oro, poiché le Esperidi avevano preso il vizio di coglierne abbondantemente i frutti anziché preservali.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista

L’HIPPALEKTRYON
L’hippalektryon (ippogallo) è un animale fantastico con testa e zampe anteriori di cavallo, ali, zampe posteriori e coda di gallo. Non è associato a nessuna vicenda mitica nota, ma compare con relativa frequenza sulla ceramica greca, sia in quella corinzia, sia su quella attica a figure nere.Aristofane lo ridicolizza spesso nelle sue commedie per il passo sgraziato.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista

IL MINOTAURO
Il re Minosse si rifiutò di sacrificare al dio dei mari un bellissimo toro bianco. Poseidone si vendicò facendo innamorare del toro la regina Pasifae. dall'unione dei due nacque il Minotauro, un orribile mostro che si nutriva di carne umana. Fu rinchiuso dal re in un labirinto dal quale non era possibile uscire.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista

LE ARPIE
Le Arpie, incarnazioni dei venti tempestosi e dei sensi di colpa. Avevano un viso pallido di donna, magro e rugoso deformato dalla perenne fame e rabbia, orecchie d’orso, corpo e collo di avvoltoio, ali di pipistrello, e lunghi artigli a piedi e mani con cui rubavano cibo e rapivano donne e bambini. Il loro nome, dal greco αρπάζω, significa infatti “rapire con impeto e violenza”.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista.

GLI IPPOCAMPI
Sono rappresentati come cavalli fino al ventre, poi il loro corpo assume un aspetto squamoso e si conclude con una possente coda di pesce. Possono essere dotati di zampe anteriori palmate; la loro criniera è madida di acqua marina, e talora può essere composta da alghe.
matita: Lucia Botta colorazione Paolo Linetti tecnica mista. 

Museo Diocesano di Venezia - chiostro di sant’Apollonia Castello 4312 - Venezia

Museo aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 | ultimo ingresso ore 17:30.
Ogni giorno visite guidate gratuite | dalle ore 15:00  alle 17:00  

Veniteci a trovare
dal 14 febbraio al 4 marzo 2014

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