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Il Gran Sasso: ombelico degli Appennini

Abruzzo, Italia
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L'importanza del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga sta nella bellezza, nella varietà e nella vastità degli ambienti naturali racchiusi dai suoi confini, che comprendono, talvolta unici per la nostra dorsale, caratteri tipicamente alpini. Scherzi a parte, non è certamente il caso di parlare di concorrenza tra i parchi nazionali dell’Appennino, ma anzi di una loro funzione coordinata che consenta di salvaguardare tutta la parte più importante e spettacolare della catena. Da nord a sud i parchi nazionali dei Sibillini, del Gran Sasso e dei Monti della Laga, della Maiella e quello storico d’Abruzzo, insieme al Parco Naturale del Velino-Sirente sapientemente creato su 62.000 ettari dalla Regione Abruzzo possono costituire un immenso comprensorio naturale protetto, esteso su oltre mezzo milione di ettari. Il cuore di quest’area lunga più di 150 chilometri e comprendente territori ancora incredibilmente selvaggi è costituito proprio dal Gran Sasso e dai Monti della Laga, che si integrano con le loro caratteristiche diverse in un unico parco nazionale. Per i romani il Gran Sasso era il Fiscellus Mons, l’ombelico d’Italia e con i 2.912 m del Corno Grande è la più alta cima dell’Appennino ed il fulcro di una catena formata dalle vette del M. Prena, del M. Camicia, del M.Corvo, del Pizzo Intermesoli e del Corno Piccolo, tutte superiori ai 2.500 m di quota. Ai piedi di queste vette si estende uno dei maggiori altipiani italiani, quello di Campo Imperatore (1.400-2.200 m) di grande bellezza e spettacolarità. Il Gran Sasso alle più alte quote ha caratteristiche alpine, riconoscibili nelle vette rocciose di natura prevalentemente carbonatica modellate profondamente dall’azione dei ghiacciai; non c’è da stupirsi se proprio sul massiccio si trovi l’unico ghiacciaio dell’Appennino, quello del Calderone, che è anche il più meridionale d’Europa e si estende per 6 ettari sotto il Corno Grande protetto da guglie verticali. L’abbondanza di rocce, la povertà dei suoli e la scarsità d’acqua dovuta a notevoli fenomeni carsici che hanno creato doline, inghiottitoi e grotte, ma soprattutto secoli di tagli e disboscamenti, hanno reso tutto il massiccio povero di foreste. Alle quote più basse si trovano però boschi di querce che in alcune zone intorno ai 1.000 m sfumano in splendide faggete che dominano fino al limitare delle praterie alpine, ospitando qua e là agrifogli, tassi e abeti bianchi di dimensioni colossali. Ma è sopra il limite della vegetazione arborea che il massiccio dà il meglio di se, con panorami unici per estensione, spettacolarità e fascino. I repentini cambiamenti di tempo, la possibilità col sereno di spaziare con lo sguardo dall’Adriatico al Tirreno e i panorami d’alta quota rendono una semplice escursione a Campo Imperatore un'esperienza del tutto particolare. Se dalle cime d

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