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LOU YORK

Teatro Binario7 Via Filippo Turati, 8, Monza MB, Italia
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TONI BOSELLI drums
DANIELE CAVALLANTI tenor sax
ALBERTO TURRA guitar
EMILIANO TURAZZI bass clarinet
ANDREA 'JIMMI' CATAGNOLI alto sax
GIANLUCA ALBERTI bass
CORRADO ACCORDINO voce recitante

LOU YORK
viaggio nell'opera di Lou Reed di Toni Boselli's band

"new york city i love you,blink your eyes and I'll be gone"

Toni Boselli's Band è un ensemble nato espressamente per realizzare questo lavoro ed è costituita da musicisti con i quali ho collaborato in diversi progetti da oltre quindici anni (con Turra anche 20 e più) e tuttora lavoro, Daniele Cavallanti e Gianluca Alberti suonano con me nel quartetto "A world of sound" formazione di modern jazz di derivazione afro americana post free che ha in prossima pubblicazione un cd per la no bop records, Alberto Turra è un compagno di strada che da molto tempo lavora regolarmente con me in diverse formazioni, ultima la registrazione di due brani in duo per il suo cd azymut una preziosa collezione di duetti con batteristi, Emiliano Turazzi è un musicista e un compositore con cui suono da molto tempo,attualmente nel quintetto Albedo.Corrado Accordino,attore teatrale di chiara fama, ha lavorato con me e Alberto Turra. in diverse produzioni teatrali.



Anno 1996 ,la canzone era nyc man di Lou Reed ,ero a New York per una vacanza ottobrina e una sera incontrai sul marciapiede proprio lui, il lurido in carne, ossa e occhiali neri.Vai a New York e vedi Lou Reed scendere da un taxi giallo,più New York di così...
La città e l'uomo in questione sono inscindibili, la New York dei film di Scorsese e quella voce grigia, sporca, pigra e nervosa, intossicata e sexy sono sostanze da assumere in coppia, l'effetto è garantito,viene voglia di andarci subito, o di cercare la propria New York immaginaria sotto casa.
E io la trovo sempre nel verso più bello della sua canzone più famosa :"New York city is the place where they say : hey babe,take a walk on the wild side"
Quella voce che sin dagli esordi (nell' album con la banana in copertina) parlava con cinica ironia di storie metropolitane, di eroi del marciapiede, la voce che ha cantato con l'inflessione ritmica e lasciva di uno speaker di radio notturne l'era glamour della factory di Andy Warhol (celebrata nell' album "Transformer") ,poi ha descritto dall'interno il ventre della "no new york" decadente e punk degli anni 70 (dischi come "Berlin","Sally can't dance" e "Street hassle") ,e ancora ha raccontato con crudo realismo giornalistico la città violenta e spietata degli anni 80 (il disco indimenticabile è "new york" del 1989) .Fino ai profondi lavori del tardo Lou Reed, spesso impreziositi da ruvide rivisitazioni adulte dei suoi vecchi cavalli di battaglia,perle ricantate con la consapevolezza di un sopravvissuto che si guarda indietro con fierezza e nessuna nostalgia. Da qualche tempo quella voce manca a tutti noi, le città (non solo NY) hanno perso il cittadino Lou Reed per sempre una domenica mattina di fine ottobre 2013, come non pensare alla famosa canzone dei velvet underground "Sunday morning"?
L'idea di mettere in scena il concerto/reading Lou York mi è esplosa nella testa dall'improvvisa assenza di una voce e di un corpo solido come una roccia che stava sul palco dritto di fronte al suo pubblico con un coraggio e una presenza indimenticabili, non è un tentativo di ripetere le canzoni di Reed come farebbe una cover band di fans incalliti, si tratta di una rilettura personale orientata verso suoni e arrangiamenti atipici ma non estranei allo stile di Reed, estremamente rispettosa dell'opera di un artista inimitabile, le trascrizioni dei brani sono fedeli e la scelta di mantenere le tonalità originali mira a restituire il vero "suono" della canzone, a volte mi sono concesso di pescare liberamente nel pozzo delle sue opere facendo apparire quà e là qualche richiamo ai (molti) brani non scelti ; la recitazione dei testi (liberamente rimontati secondo una mia personale drammaturgia) è scaturita dalla necessità di dare una voce e una presenza fisica alle parole in un flusso di coscienza che collega i brani tra loro come in un reading di poesia, attività che negli ultimi anni Lou Reed frequentava con le letture dei suoi testi insieme alle arti visive e al tai chi,grande passione che lo ha accompagnato anche nel ultimo istante della sua vita.
Il rapporto che Lou Reed ha avuto con la città di New York è lo stesso che molti umani urbani hanno con la propria città, chi come me è cresciuto e vive in una grande città sente sottopelle le parole di Lou come la bruciante battuta di un qualsiasi uomo della strada incontrato una volta e mai più visto, come su quel marciapiede a New York nel 96, blink your eyes and i'll be gone.

Veniteci a trovare
il 22 gennaio 2015

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