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Presentazione libro: "Il Varcolac" di Giulia Bezzi

GruppoAnima Libreria Esoterica Milano Galleria Unione 1, Cerchia dei navigli, Milano, Italia
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Casa Ed. Nulla Die
Se amate le storie da brivido, che fanno stare con il fiato sospeso, nelle quali sono armonicamente equilibrati elementi come l’horror, il mistero e l’esoterismo, ma che sanno anche comunicare un messaggio importante, allora Il Varcolac è la lettura che fa per voi.
Il motore della vicenda è costituito dalla vendetta perpetrata da un vampiro verso i membri della sua famiglia. Tuttavia, non si tratta di una storia di vampirismo qualsiasi, in quanto il mostro protagonista della vicenda è un bambino non battezzato, un Varcolac, secondo la definizione del folclore rumeno.
Si tratta, dunque, di una figura dai profondi risvolti antropologico-religiosi, poiché vuol far capire al lettore che non bisogna lasciare che il male presente in questo mondo ci faccia perdere la fede né negli uomini né in quel qualcosa di invisibile, che alcuni chiamano Dio, altri Destino, altri ancora con espressioni diverse. Dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo il dovere di dare un senso alla nostra esistenza individuale, sia perché responsabili verso noi stessi, sia verso i nostri simili.
Il Varcolac vuole ricordare all’uomo l’importanza, oggi più che mai, di sentirsi parte di un gruppo sociale, di riconoscersi in un credo positivo, qualunque esso sia, perché nascere e battezzarsi a una fede è come iscriversi a una scuola, quella della vita.
A sostegno di tale tesi viene ampiamente spiegato, per bocca di uno dei personaggi, l’importanza che i riti di iniziazione e di passaggio hanno avuto presso tutti i popoli, antichi e moderni, soffermandosi specialmente sulle cerimonie riguardanti la pubertà.
A tale tema dominante se ne affiancano altri, come il rispetto per la natura, intesa come organismo vivente, la concezione di un cosmo brulicante di vita, spesso invisibile ai nostri occhi, ma non per questo inesistente, e l’insegnamento platonico del prendersi cura della propria anima.
Il senso panico della natura è particolarmente avvertibile nelle descrizioni paesaggistiche che costellano il testo.
A questi va aggiunto il tema del sangue, avvertito non solo come il fluido vitale di cui si nutrono i vampiri, ma come elemento che garantisce la continuità della stirpe, come afferma all’inizio dell’opera la protagonista, che è fiera del sangue slavo che scorre nelle sue vene.
Ma il sangue è anche inteso come messaggero di caratteri non solo genetici, ma anche psichici, che si trasmettono ai propri discendenti, secondo la recente teoria scientifica della Memoria degli Antenati.
Non è un caso, dunque, che la protagonista sia un’ematologa, nonostante che provi un’inconscia paura del sangue, paura connessa alla storia di vampirismo che si cela nella sua famiglia.
Infine, ma non ultimo per importanza, c’è il tema del Silenzio, concepito come il mezzo che permette all’uomo di entrare in contatto con Dio, poiché l’essere umano deriva dal Silenzio primordiale e, quindi, esso è la particella divina che l’uomo ha dentro di sé.
Alla storia, inoltre, non mancano i riferimenti storici, in particolare alla seconda guerra mondiale, e citazioni letterarie, finalizzate alla comprensione della vicenda, tratte soprattutto da Dante e da Platone.
All’interno dell’opera, poi, è presente una digressione narrativa, che riguarda un personaggio della mitologia rumena, denominato Lechy, guardiano dei boschi. Questa favola interna alla vicenda vuole essere allegoria della capacità dell’uomo di liberarsi dei suoi istinti malvagi per attraversare serenamente l’intricata foresta della vita.
La storia, ambientata ai giorni d’oggi, è narrata in prima persona, in una sorta di memoriale, dalla protagonista che, a distanza di un anno dagli eventi, li rievoca per darne testimonianza ai suoi discendenti.
Si tratta della dottoressa Virginia Ezela Durazzo, medico veterinario, vegetariana, appartenente a una nobile famiglia genovese di origini slave, che, in preda a una forte depressione per la perdita del figlio e per l’abbandono del compagno, lascia Genova e si ritira per un po’ di tempo in campagna, nell’antica villa dei suoi avi.
Il luogo dove Virginia si trasferisce viene lasciato nella vaghezza per infittire il mistero della vicenda.
Qui la giovane viene a conoscenza di strani racconti che aleggiano intorno alla sua famiglia e ben presto è testimone di apparizioni inspiegabili, che inizialmente attribuisce al suo sistema nervoso fortemente provato. Ma la comparsa di un bambino dall’aspetto diabolico, che cerca di aggredirla e che uccide più di uno degli animali da lei accuditi, fa capire a Virginia che non è la sua mente l’artefice di tante stranezze.
Grazie all’incontro con una suora italo-rumena del vicino convento delle Clarisse, Virginia trova aiuto per risolvere il suo caso. Infatti, la giovane suora contatta suo fratello, il professor Dimitrji Dragan, medico psichiatra, indagatore dell’occulto e dei fenomeni paranormali, che prova immediato interesse per il caso.
Grazie a quest’uomo, dalla personalità poliedrica, dai mille interessi e dalla grande sapienza, dotato di una concezione panteista della natura e convinto assertore della sopravvivenza dell’anima dopo la morte e della sua reincarnazione, Virginia apprende che nulla è impossibile in questo mondo e che ci sono realtà più profonde, che si celano al di là di ciò che la nostra misera vista può percepire.
Inoltre, grazie al professore, la protagonista supera lo shock per la perdita del suo bambino e torna ad avere fiducia nel sesso maschile, tanto da innamorarsi del suo saggio aiutante.
Ricerca dopo ricerca e in seguito a strani fenomeni avvenuti al convento, dove una suora viene trovata morta in circostanze del tutto inspiegabili, Dimitrji arriva a capo della questione.
Il responsabile di tutti gli attacchi è un bambino-vampiro, un membro della famiglia Durazzo, che sorge dalla sua tomba, collocata nel vecchio cimitero del convento, per assalire i suoi familiari, mosso dalla volontà di vendicare un’antica colpa. Infatti, i suoi genitori, che avevano perso ogni fede in seguito agli orrori della seconda guerra mondiale, vissuti sulla propria pelle, non lo hanno fatto battezzare. Il piccolo è morto a soli nove anni, per una grave malattia del sangue, la sua anima non ha potuto trovare pace, a causa di quella mancanza, ed egli si è trasformato in un Varcolac. A uno ad uno ha fatto morire i suoi stretti familiari (il padre, la madre, il fratello e uno zio) e ora è la volta di Virginia.
Attirata in trappola dal Varcolac, ella viene morsa e condannata a diventare a sua volta un vampiro, finché è in vita, e a vagare senza requie, una volta morta.
Fallito il tentativo di eliminare il vampiro con il metodo classico del paletto nel cuore, Dimitrji, che si prende cura di Virginia che peggiora giorno dopo giorno e che riesce saziarsi solo di carne e sangue, viene a sapere da un esorcista che l’incantesimo può essere spezzato solo battezzando il Varcolac. Tuttavia il Sacramento deve essere impartito dal prete che avrebbe dovuto battezzare il bambino, quando era vivo.
Si parte allora alla ricerca di questo sacerdote, che viene rintracciato grazie ad una seduta spiritica e alle informazioni che Dimitrji riceve dal misterioso Ordine cui appartiene, l’Ordine del Silenzio.
Viene così inserita nella storia la figura di un prete malvagio, corrotto, che collaborò con i nazisti occupanti e che, dopo la fine della guerra, ha fatto perdere le sue tracce, indossando il saio benedettino e ritirandosi, sotto falsa identità, nell’eremo di Bismantova, nell’Appennino Tosco-Emiliano.
È grazie a tale frate, convinto a rompere il voto del silenzio, in cui si era chiuso, e a redimersi compiendo una buona azione, che il Varcolac viene distrutto e Virginia torna ad una vita normale.

Veniteci a trovare
il 28 febbraio 2015

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