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Ustmamò Live@Ohibò Milano - 25 febbraio

Arci Ohibò Via Benaco, 1, Milan, Italy
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Open 21:30
Ingresso 5 € + tessera ARCI

Gli Ustmamò tornano sulle scene con un nuovo disco in studio a distanza di quattordici anni dal precedente “Tutto Bene” (2001).

L’album si intitola “Duty Free Rockets” ed è un distillato tagliente e sognante di rock, country e blues. Undici tracce interamente cantate in lingua inglese in cui la band traccia una nuova fase oltre ad un nuovo linguaggio espressivo rispetto al passato. Del resto il progetto Üstmamò ha da sempre amato scompaginare le carte con l’obiettivo di non essere mai uguale a se stesso. “Duty Free Rockets” nasce dall’urgenza, dalla voglia e dal senso di libertà che caratterizza un’espressione artistica autentica.

Gli Üstmamò sono stati recentemente impegnati al fianco di Giovanni Lindo Ferretti in decine di spettacoli dal vivo oltre che nella registrazione dell’album “A Cuor Contento”.

E anche Giovanni Lindo Ferretti, nelle parole qui a seguire, oltre a quelle imminenti di Luca Alfonso Rossi, ha voluto dare la sua versione dei fatti su questo nuovo disco:

GLI USTMAMO’ OGGI NELLE PAROLE DI LUCA A. ROSSI

Nel 1991 iniziò la storia discografica degli Üstmamò. Quando firmammo il nostro primo contratto con una major, i discografici ci chiesero un paio di foto promozionali. Ci organizzammo con un nostro amico fotografo e orgogliosamente realizzammo il nostro primo servizio fotografico. Black and white , sulla riva di un fiume, camicie a quadri, banjo e violino... Consegnate, le foto furono cestinate all’istante, la motivazione era “sembrate un gruppo Folk Americano”, “Troppo country”, “Venite a Milano!”

Ora, dopo quasi 25 anni, posso dire che probabilmente quelle foto sono state le cose più vere e sincere della nostra storia, eravamo noi. Ci rappresentavano benissimo per quello

che eravamo. Come Duty Free Rockets ora. Dopo dieci anni dallo scioglimento ho deciso di rimettere in piedi gli Üstmamò, perché avevo voglia di suonare, qualche idea e un po’ di tempo da dedicarci. Era la mia Band! Cosi ho parlato a lungo con i miei ex compagni, ma dopo 10 anni e alla soglia dei 50 le nostre vite sono molto cambiate. Ezio Bonicelli e Mara Redeghieri sono diventati insegnanti a tempo pieno, hanno altri progetti e per questo giro hanno preferito passare la mano, mi hanno comunque spinto a continuare anche senza di loro e per questo li ringrazio. Spero che al più presto trovino il tempo che serve e la voglia.

Simone Filippi ha accettato il mio invito, mi ha aiutato nella stesura dei testi e supportato in tutto. Una volta era un grande chitarrista, ora è un batterista intelligente e versatile ed è in grado di far suonare bene qualsiasi corpo vibrante. Avevo le mie idee, le mie mezze songs, ma senza cantante ero perso e ho dovuto lavorare di più, cercare altre strade.

Sono un musicista, negli ultimi anni suono molto la chitarra, non ho la necessità di scrivere parole, non ne sento il bisogno ma senza testo una canzone non è una canzone.

Il guaio di scrivere in italiano è che spesso il significato uccide la musica, se la mangia… nel migliore dei casi. L’italiano è talmente importante e difficile, non sono capace di scrivere una buona canzone in italiano, magari imparerò. Cosi ho preferito scrivere parole in inglese, non che per me sia più facile, ma almeno mi riesce e suona meglio.

Le parole sono sempre venute fuori dopo la musica, abbastanza naturalmente, senza voler essere troppo importanti: lasciano spazi liberi all’interpretazione e alla fine sono soddisfatto. È un Guitar Album, composto e fatto di chitarra, registrato alla svelta, con due microfoni a valvole e un Ribbon su computer, senza editing massiccio, Autotune, ecc.

Dentro c’è tutto ciò che mi piace fare ora, l’approccio è sempre quello degli Üst, ma più libero, visto che da quattro che eravamo siamo rimasti in due e non c’e nessuna record company dietro. Le canzoni sono nate quasi tutte di notte, nella mia legnaia, dove tengo anche chitarre e amplificatori (Si! Sono un montanaro, camicia a quadri ecc… abito a 1200 s.l. del mare, per scaldarmi taglio la legna nei boschi e la brucio nella stufa, non perché fa wild è la mia vita!) Ogni tanto mi tornava in mente qualche brano di altri come “Don’t go to strangers” di J.J.Cale. L’ascoltavo a 12 anni quando cominciavo a strimpellare: l’ho registrata e cantata in tre ore, felice. “Hambone” uguale: un classico R’R un po’ country che suonavo a 14 anni… da registrare è stata più complicata, mi usciva sempre troppo reggae.

E queste erano le due cover. Le mie songs sono venute cosi, senza tanti problemi, ma con tanti errori grammaticali e di pronuncia che Simone mi ha aiutato a correggere. Mi soddisfano tutte e, alla fine, non sono mai stato cosi felice di un lavoro. OK: posso migliorare come singer e come chitarrista, ma chissenefrega, in realtà voglio solo fare ciò che mi piace. Suonare dal vivo con gli altri musicisti, fare canzoni. I riferimenti trovateli voi, io mi auguro che qualcuno si possa fare un bel viaggio, passare una buona serata!

Luca A. Rossi



GIOVANNI LINDO FERRETTI PRESENTA USTMAMO’

Li ho conosciuti che si stavano sciogliendo per mancanza di prospettiva, in effetti un’alta valle secondaria dell’Appennino emiliano non offre granché. Stare con i piedi per terra è sempre un buon inizio e cominciai ad ascoltarli: il loro essere tagliati fuori da ogni possibile scena li rendeva affascinanti. Ingenuità, talento, strafottenza; un gran bel nome dialettale: USTMAMO’ = proprio adesso! Li presi in parola. Anni di vitalità estrema. Era tanto, tanto tempo fa. Registrammo un piccolo video: paesaggio montano con fiume, Ezio, Mara, Luca alza lo sguardo in camera e dice: “gli Ustmamò sono una ghenga, io sono il capo”.

Era vero. Il primo disco e, appena prima che cominciassero i concerti, il ritorno di Simone dopo anni in Africa, in USA, con una chitarra e una gran voglia di suonare: cercava gli Ustmamò che cercavano lui. Li ho seguiti le prime due tournèe e fino al terzo disco; persa l’ingenuità e dovendo gestire il proprio talento hanno deciso, in assoluta autonomia, il loro destino. Ci ho discusso, litigato, non mi hanno ascoltato, sono sempre stato fiero di loro; era la loro storia. Poi è finita. Ho ricominciato otto anni fa con Ezio: Bella Gente d’Appennino, decine e decine di concerti per voce e violino tra chiese, teatri, radure, piazze, castelli: un’Italia da incanto. Quattro anni fa è arrivato Luca con basso, chitarra elettrica, batteria elettronica. Ezio senza tralasciare il violino ha ripreso la chitarra; io ho cominciato a sorridere della mia storia, tutta, ed è nato FLG A Cuor Contento. Una realtà che non smette di sorprendermi, mi fa felice e sono Luca ed Ezio a renderla possibile sul palco; Mauro al mixer; Sergio nei rapporti con il mondo.

Come io sono determinato dalle parole, Ezio dal violino, Mauro dalla tecnica, Sergio dal management, Luca lo è dal suonare, stare sul palco, comporre canzoni. Vive in una casa isolata sui monti, a 1200 metri s.l.m., ma campa di musica, traffica in chitarre, bassi, amplificatori, produzioni, consulenze; necessita di una band, la sua band.

Ha fatto un disco, è l’ultimo disco degli Ustmamò, lo è anche se non c’è Mara né Ezio. C’è Simone. Visto dall’esterno non so che effetto possa fare, visto da dentro non può che essere così. Per quanto estraniante, non così troppo, non così tanto da non riconoscerne l’impronta musicale, il marchio di fabbrica.

Da 10 anni non ascolto musica tranne qualche cd di musica sacra in caso di necessità e, ultimamente, Mauro mi fornisce compliations reggae per le pulizie di primavera. Da 3 settimane ascolto il disco di Luca, mi ha fatto innervosire molto per l’uso dell’inglese, un po’ perché non c’è la voce di Mara, poi sorridere perché mi sto abituando alla sua voce. E sono contento per Luca e le sue canzoni cominciano a farmi compagnia; proprio adesso che comincia primavera e si riaprono le finestre sull’aia, sugli orti, sui monti. Le rose fioriranno. USTMAMO’.

Ferretti Lindo Giovanni

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il 25 February 2016

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