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Gems & Jewels

Via della Rocca 17, Turin, Italy
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Si propone in questa mostra l'inedita alchimia di opere di Sarah Rossiter, Viktoria Münzker e Zamfira Facas, tre artiste concettuali accomunate da un raffinato senso estetico e da una visione olistica della vita. Esse parrebbero osservare i misteri della natura attraverso la "lente" dei quarzi e delle gemme per poi volgere il loro sguardo ai metalli, al legno, alle resine, ai pigmenti minerali e al vetro, evocando così la storia dell'Uomo rispetto a una dimensione temporale che Henri Faucillionha paragonato a una stratificazione di ere geologiche (vedi "Sarah Rossiter.Neutrality", testo critico di Rolando Bellini, Galleria Dieffe, Torino, 2009, pp. nn.).

Sarah Rossiter si sofferma sulla formazione di strutture cristalline ma anche dell'azzurrite e dell'oro nei minerali, che ha immaginato sospesi come costellazioni in uno spazio-tempo indistinto. In questa sorta di cosmo immaginifico, ove riecheggiano fors'anche le suggestioni del poeta William Wordsworth, l'artista americana cattura l'interazione fra luce materia e ne restituisce l'essenza stessa attraverso la fotografia- sollecitando così una risposta sensoriale ed emozionale nell'osservatore.

Accendono i sensi e risvegliano emozioni pure le spille, gli anelli e i pendant di Viktoria Münzker, la quale afferma che "il gioiello permette di indossare l'arte".

Nel 2012 l'artista ha coronato quasi un decennio di esposizioni in tutta Europa assicurandosi il 1° Premio al Concorso "Azur" nell'ambito dell'International Baltic Jewellery Show "Amber Trip" di Vilnius (Lituania). Originaria di Bratislava, dove ha frequentato l'Accademia di Belle Arti, ma attiva Vienna dal 2009, Viktoria Münzker è stata protagonista della scena artistica italiana quale vincitrice del concorso "Gioielli in fermento" 2013. Per realizzare i suoi pezzi unici, muovendo da "pensieri, idee e concetti", impiega cristallo di rocca, pietre semipreziose, madreperla, argento e pezzi di legno trasportati a riva dall'acqua, ai quali infonde nuova vita con il colore, il vetro e l'oro.

Zamfira Facas, invece, ha usato feltro e materiali tessili per le sua collana Medaglie per la donna dell'Afganistan esposta alla Galleria Dieffe nella trilogia "D'amore, di morte e altre incertezze" del 2004 a cura di Olga Gambari. La critica d'arte Monica Trigona ha rimarcato come le opere di questa artista rumena rechino "processi mentali intuitivi, sogni e visioni dell'artista tradotti in elaborate composizioni dove ogni elemento presente è fondamentale ai fini narrativi" (vedi È sempre un viaggio, Galleria Dieffe, Torino, 2006). Tutto ciò si osserva anche nell'installazione Uno, Due, Dodici, presentata nel 2008 a Genova, Palazzo della Borsa Valori e inclusa in questa mostra per più ragioni. Prima fra tutte l'impiego di quarzi azzurri e rossi, che assumono una valenza simbolica sia per le loro proprietà fisiche, sia per la loro provenienza. Il titolo dell'opera allude a una terna pitagorica da ricercare, dunque al Pitagorismo, paradigma di quel connubio tra scienze esatte e occulte che dall'età della Roma imperiale avrebbe costituito il fulcro della philosophia naturalis per molti secoli. Uno, due, dodici, tuttavia, richiama un culto iperboreo della luce tramandato nei miti dei geto-daci, i quali credevano che la montagna sacra Kogaionon fosse un axis mundi, ovvero una colonna fra cielo e terra attraverso la quale gli esseri umani avrebbero potuto assicurarsi l'immortalità.

Nel suo Taina Kogaiononului. Muntele Sacru al dacilor (2008), Cristina Panculescu ricorre all'astronomia per validare la sua tesi che il Kohaionon sia il "maggiore centro energetico informazionale al mondo". Del resto, già Strabone ne aveva tracciato le coordinate geografiche in corrispondenza della costellazione del Drago (Geographia, VII, 3-5). Simbolo dacico, il drago si identifica con la funzione dell'axis mundi poiché - come in altre culture - questo animale fantastico mantiene l'ordine del cosmo, di cui custodisce il tesoro, e in alcuni casi è immortale (per esempio il leggendario scultone della Sardegna). Nella struttura geometrica di Uno, due, dodici la luce filtra attraverso il profilo del monte Kogaionon; quella stessa energia che si sprigiona verso l'alto genera pietre azzurre come il cielo e rosse come il fuoco o il magma di un vulcano. Sono le gemme degli antichi daci, discendenti degli iperborei, uomini che leggenda vuole fossero "come pietra" (sâga), dunque immortali - o quasi, dal momento che i guaritori solevano prescrivere polvere di "pietre rosii" per curare molti mali.

Così come i Minerali di Sarah Rossiter e i Gioielli impreziositi di cristallo di rocca di Viktoria Müntzker, i quarzi dell'installazione Uno, due, dodici di Zamfira Facas esercitano un fascino che non si esaurisce nella meravigliosa trasparenza di una struttura molecolare a reticolo armonico - speculum di divina proporzione, dunque di bellezza. Essi assurgono a simbolo di costante trasformazione della materia attraverso fenomeni energetici, dunque simboleggiano la vita in divenire e l'anelito alla perfezione.

Al termine di questo excursus fra gemme e gioielli, scienza e arte, vale la pena citare alcuni versi del poeta americano Henry Wadsworth Longfellow: "Ciò di cui abbiamo bisogno è un fuoco celeste per trasformare la selce in cristallo trasparente, splendente e chiaro. Quel fuoco è il genio" (What we need is the celestial fire to change the flint into the transparent crystal, bright and clear. That fire is genius).

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from 18 February to 31 March 2016

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