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Museo di Zoologia Doderlein

Palermo, Italia
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Palermo si arricchisce di un altro museo, e questa volta è l’Università a far entrare un suo tesoro nell’offerta culturale stabile della città. Ad aprire le sue porte, dopo lavori di restauro e di adeguamento tecnologico, è il Museo di Zoologia Doderlein, gioiello ottocentesco che racconta un ecosistema scomparso. Il Doderlein – che è dedicato al cattedratico dalmata che operò a Palermo nella seconda metà dell’Ottocento e che costituì gran parte della collezione - sarà aperto, a pagamento (intero 3 euro, ridotto 2,50, scolaresche 1 euro, gratis per gli studenti di Scienze matematiche, fisiche e naturali) dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, il sabato e la prima domenica del mese dalle 10 alle 17. Sfilano davanti agli occhi dei visitatori, i testimoni dell’ecosistema scomparso un secolo e mezzo fa, quando gli storioni erano di casa alla foce dell’Oreto e quando il “Mar di Sicilia” era un caleidoscopio di colori e di specie, popolato da anguille, gronchi, cernie, dentici di dimensioni paragonabili a quelle degli esemplari che si trovano oggi nei parchi marini. E ancora squali, alligatori, rarità ittiche come il lemargo (un piccolo squalo), il capolepre, il wahoo e il curioso pesce-istrice, tipico del Mar Rosso, che attesta con anticipo la tropicalizzazione delle nostre acque. I pesci erano conservati con uno speciale trattamento chimico che ne preservava le caratteristiche fisiche ed estetiche, con effetti di assoluto realismo. Un segreto che però rimase privilegio dei pochi allievi di Doderlein e non è stato più tramandato. Gli animali sembrano di cartapesta, e invece sono veri. Al pianterreno anche le collezioni di rettili e anfibi, costituite negli ultimi trent’anni, con vipere, tartarughe caretta e lucertole delle isole siciliane. Nel piano superiore sono collocati mammiferi, uccelli e invertebrati marini. Tra i mammiferi, duecento esemplari di Asia, Africa e Americhe e due esemplari di lupo. Anche guardando la collezione ornitologica (1.700 esemplari di uccelli) è d’obbligo il richiamo a un passato in cui la biodiversità era più ricca e varia. Gli invertebrati marini, con più di cinquecento esemplari conservati in alcol, offrono uno spaccato esauriente dei principali gruppi zoologici che popolano il Mediterraneo. Infine, gli apparati anatomici di mammiferi, uccelli e pesci, altro pezzo forte della collezione: stomaci, bronchi, crani, scheletri. I recenti lavori hanno consentito di climatizzare le sale, di realizzare l’apertura autonoma del museo, di esporre la collezione di invertebrati marini. Ultima a essere allestita, una vetrina dedicata al punteruolo rosso, il micidiale coleottero responsabile della strage di palme siciliane.

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