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Sito archeologico di Capo Soprano

Gela CL, Italia
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Innovazione e tradizione, hi tech e storia: tutto questo è racchiuso in un angolo di Gela datato IV secolo a.C. Si tratta di Capo Soprano, dove si trovano le antiche mura timoleontee che stamattina sono state restituite alla pubblica fruizione. Un’opera finanziata dai Fondi Por 2000/2006 di due milioni e mezzo di euro serviti per realizzare una tensostruttura di ultima generazione: “Un progetto partito nel 2001 – ha spiegato il prof. Fortunato Motta, progettista della copertura – che vede l’utilizzo di materiali autoprotettivi innovativi, che si armonizzano perfettamente con il reperto arcaico in mattoni crudi, proteggendo quest’ultimo – facilmente deteriorabile – dagli agenti atmosferici”. L’inaugurazione del sito archeologico è avvenuta a chiusura della tre giorni di studi internazionali che ha caratterizzato il convegno “Traffici, commerci e vie di distribuzione nel Mediterraneo tra protostoria e V secolo a.C.”, fortemente voluto dalla soprintendente di Caltanissetta Rosalba Panvini, patrocinato dalla Regione Sicilia, dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, presieduta da Pino Federico, dall’assessorato provinciale alle Attività Culturali retto da Pietro Milano, in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania e con il Corsorzio Asi di Gela. Gela riscopre così la sua vera identità: le mura sono considerate uno dei reperti più straordinari e meglio conservati dell’architettura militare antica. Le dune di sabbia mobili, create dal vento, hanno infatti custodito in maniera eccellente un tratto delle fortificazioni di circa 300 metri di lunghezza, 3 di spessore e fino a 8 di altezza, che rappresentano l'estremità occidentale di una linea difensiva che, in origine, girava intorno a tutta la collina di Gela, e all’interno della quale vi erano quartieri civili. La soprintendenza ha eliminato la copertura provvisoria, incompatibile con la fruizione del sito da parte di studiosi e visitatori, realizzandone una definitiva, consistente in una tensostruttura aperta su tutti i lati il cui manto è formato da una membrana ultraleggera ma resistente e dello stesso colore del terreno sabbioso. Tale copertura soddisfa le esigenze di massima protezione dagli agenti atmosferici e riduce al minimo l’impatto ambientale. Hanno collaborato per i lavori iniziati meno di un anno fa: il direttore dei lavori Ennio Turco; il direttore dei lavori archeologici Carla Guzzone; il responsabile unico del procedimento Ettore Di Mauro; l’aiuto Rup Salvatore Scarlata; la squadra delle imprese esecutrici Cosit e Imetitalia. A cura dell’ufficio stampa.

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